Il Museo Marino Marini ha ospitato sabato 23 novembre – per il ciclo IL TEATRO DI MARINO – la proiezione di “Allegati”, dieci video-essays di Riccardo Benassi (della durata complessiva di 3 ore), nucleo pulsante del progetto Techno Casa. E’ seguito l’incontro tra Riccardo Benassi, Alberto Salvadori e due dei componenti di Superstudio, Piero Frassinelli e Adolfo Natalini. E’ stato anche presentato il libro “Attimi Fondamentali” (edito da Mousse Publishing, Milano) con testi di Riccardo Benassi,  Alberto Salvadori direttore artistico del Museo, degli architetti Piero Frassinelli / Superstudio e Markus Miessen, dello scrittore e filosofo Franco “Bifo” Berardi, e una conversazione tra Riccardo Benassi e l’artista Liam Gillick. Il volume nasce come documentazione della mostra, Attimi Fondamentali, che si è tenuta al Marini nel 2011 e si sviluppa attraverso contributi eterogenei e riflessioni che tentano di sfidare una visione del ruolo dell’artista  troppo tecnicistica e professionale. L’attivazione di questi meccanismi di riflessione si basa sulla volontà, dell’artista stesso, di innescare attraverso esperienze,  quali la libertà di pensiero e di azione, in grado di muoversi verso nuovi limiti e intese come strumento tra i più efficaci per l’espressione e l’indagine artistica. Attimi Fondamentali non cerca di rispondere a vecchi quesiti come: “Non è forse vero che per capire cosa sta succedendo di nuovo oggi sarebbe utile sapere che cosa era “eterno” ieri, e come mai non lo è più? (Slavoj Žižek)”,  vuole dimostrare piuttosto come sia inutile trovare risposte a domande ormai superate e obsolete. Nasce, quindi, la necessità di riattualizzare e trascrivere nel presente forme di pensiero provenienti da un passato apparentemente remoto.

Per questa occasione, ATPdiary pubblica la seconda parte di DIC DIC Dictionary / Martina Angelotti e Riccardo Benassi

? DICTIONARY Part one 

Martina Angelotti

Ho visto Techno Casa per la seconda volta, (saltando, ahimé, la versione di Ferrara), a Milano presso gli spazi di Marsèlleria. C’era tantissima gente che saliva e scendeva le scale dal primo piano fino a quello interrato, sorpresa a stanare lingue di plastica verdi fuoriuscire dalle prese alle pareti e frugare con gli occhi nelle pieghe dei tappeti appesi. Due strisce di feltro, in verità, la prima più lunga ripiegata sotto le scale come un tapis roulant senza meccanismo cinetico. Lo spazio tutto è l’espansione degli Allegati che al piano di sopra su grande schermo, manovrano gli accadimenti, dirigono le mosse, aprono alle danze. Gli allegati sono 10. Tutti insieme i film, uno di seguito all’altro, formano una narrazione per testi, suoni e immagini e attivano con intensa generosità, riflessioni sapienti e assennate (o piene di senso). Pensieri senza fiato in corsa sulla banda rossa in sovrimpressione. I “flussi” ridiscutono la relazione fra dentro e fuori, fra  linguaggio e forma, fra  dispositivo e pratica. Ancora una volta, assuefatta da Techno Casa, ho pensato che RB avesse il dono dell’invenzione linguistica, dell’intraprendenza dialettica, dell’ipnosi. Le definizioni che seguono, sommate alle precedenti, tentano di decodificare un linguaggio e uno stile, a partire da parole tematiche che ruotano attorno all’idea di un neo neo neo dizionario per pratiche artistiche non convenzionali. Ascoltare, sentire, guardarsi attorno: tutto a portata di mano, dentro Techno Casa.

MA Danza (come atto del muoversi in mezzo alla folla, a casa da soli, all’aperto poco prima che il sole sorga)

Riccardo Benassi Pensavo che ciò che dal suono stavo imparando, fosse legato esclusivamente all’udito. In realtà aveva a che fare con un’idea di ritmo che obbligava tutto il mio corpo ad apprendere. L’idea di ritmo, si potrebbe dire ritmo vitale, esclude una netta separazione dei cinque sensi, e l’orecchio non è mai solo. L’idea di ritmo obbliga ad una quotidiana e spesso inconsueta alleanza, e i sensi stessi, una volta imparato ad organizzarsi e scambiarsi gli uni con gli altri, non sono più quelli di prima, non tornano più indietro. La danza ha cambiato in definitiva il mio modo di ascoltare, vedere, annusare, toccare. Danzare a ritmo è origliare (il futuro) mettere a fuoco (l’attimo) fiutare (il non ritorno) sfiorare (le certezze). Tendo a capire molto di una persona vedendola ballare… e non si tratta mai dell’edificazione di pregiudizi, quanto della possibilità di conoscersi a ritmo. Si potrebbe dire che non si balla mai da soli, e quando lo si fa, si insegue il ritmo che è destinato a farci incontrare.

Oppure:

un’idea di danza che ha a che vedere con l’abitare un mondo variabile, forse riassunta in quest’immagine scattata poche ore fa. Piero Frassinelli / Superstudio che uscendo da Techno Casa @ Museo Marino Marini, passa davanti alla Space Electronic Discoteque, dove nel 1977 fu organizzata la prima Biennale di Architettura Mobile.

*

*

MA Guardare 1: dal buco della serratura (di una porta) 

RB Il buco della serratura e? scappato dall’architettura e si e? installato su ogni interfaccia, nessuna esclusa. Il buco della serratura in alcuni casi e? scomparso per via dell’assenza di porte nei nuovi appartamenti (loft) l’assenza di porte nei nuovi sistemi (leaks) l’assenza di porte nei nuovi partiti politici (m5s). Ovviamente le porte possono essere sostituite con le tende, e scatta il gioco del vedo non vedo, simile a quello dell’annusare le altrui calze di lycra. Dove se ne trova ancora traccia, il buco della serratura ha sempre dentro la chiave, e quindi non ci si puo? guardare attraverso… Oppure siamo cosi? abituati a trovarci dentro la chiave che non importa quasi piu? cosa c’e? dietro la porta (usiamo la chiave come maniglia).

MA Guardare 2: dal vetro di una finestra molto piccola
RB La finestra in realta? e? molto grande, i motivi per cui sembra piccola possono essere tre:
A) abbiamo le mani troppo grandi
B) guardandoci attraverso ci fissiamo eccessivamente sui particolari
MA C) incorniciamo pezzi di realta? come layer sovrapposti al paesaggio sullo sfondo, che prendono il sopravvento sulla visione totale dello spazio, sfuocandolo.

MA SPAZIO partecipato
RB Ogni spazio fenomenico e? partecipato, al limite se sembra vuoto o abitato da individui isolati, e? partecipato da spore e batteri. Lo spazio non partecipato e? un effetto collaterale della frustrazione prodotta dall’ingresso nel dizionario colloquiale della parola interattivita?. Questa frustrazione, per assurdo, non e? dovuta alla relazione tra schiacciare-un-pulsante e produrre-un-effetto (industria / meccanizzazione / Kraftwerk ci hanno abituato alle interfacce). Questa frustrazione piuttosto e? dovuta al nesso tra produrre- un-gesto che schiaccia-sempre-un-pulsante. Per questo motivo, come se ce ne fosse ancora necessita?, rivendico il mio essere artista vivo schiacciando pulsanti (e allo stesso tempo cio? che mi rende artista vivo sta oltre la tastiera).

MA Schermo – Pantalla – Screen
RB Tecnicamente sono molto diversi tra di loro. Il paraocchi e? morbido (per meglio adattarsi all’ossatura della fronte) ed e? spesso (per non far filtrare la luce). Il monitor / lo schermo invece deve essere stabile, resistente, e produrre luce. E ancora: i paraocchi per funzionare devono stringere il campo visivo coprendone i lati, mentre il monitor / lo schermo lo fa dal centro perche? a coprire i lati ci pensiamo noi. Maggiori saranno le dimensioni del mio monitor / schermo e piu? potro? allontanarmi da lui, e ci tengo ad allontanarmi per mostrargli la mia indipendenza. Oppure lo chiudo in una tasca per fargli vedere chi comanda. E poi faccio scaricare del tutto lo smartphone fingendo che non voglio essere disturbato, ma in realta? mi serve a preservare la longevita? della batteria.

Oppure:
pensa se l’autista di questa automobile indossasse anche i Google Glass… 

*

*

O anche:
pare che i monitor / schermi del futuro saranno morbidi come dei paraocchi…

*

*

MA Propagazione

RB C’e? un’arte che ti viene semplice e naturale, e fa stare bene le persone attorno a te. Le fa stare cosi? bene che ormai, chi ti conosce, ti identifica con quella sensazione. Non avendo scampo, decidi allora di dedicarti a quell’arte completamente, e per farlo devi permetterle in qualche modo di produrre reddito. Succede che permettendole di produrre reddito, l’arte tutto d’un tratto rischia di non fa stare piu? bene le persone attorno a te – anzi – apparentemente inizia a complicare loro la vita. In compenso pero? fa star bene altre persone, che prima ti erano del tutto sconosciute…