Aspettando ‘Bas Jan Ader. Tra due mondi’ Mambo, Bologna

“Bas Jan Ader was a master of gravity” Tacita Dean

La condizione di essere estraneo in terra straniera, essere condannati a eterni Godot, essere persi nella Terra di Nessuno, fumare (sempre) l’ultima sigaretta, vivere nell’assurdo, rassegnarsi all’imperscrutabilità della vita, rispondere in eterno ‘preferirei di no’ ecc. Questi e molti altri aspetti hanno caratterizzato tanti dei personaggi che abbiamo amato nella letteratura di tutto il ‘900. Su tutti Antoine Roquentin, protagonista del romanzo capitale di Jean-Paul Sartre, ‘La Nausea’ (e pensare che doveva avere per titolo Melancholia, in onore dell’omonima incisione del pittore Albrecht Dürer) o Jean-Baptiste Clamence, narratore e protagonista del romanzo di Albert Camus, ‘La Caduta’.

Ma scavando non solo nella storia della letteratura, di personaggi ‘non protagonisti’ ne possiamo trovare innumerevoli nella storia dell’arte. Citare banalmente Francis Bacon, Van Gogh, Oskar Kokoschka, Egon Schiele … le facce scavate nell’ombra di Jean Fautrier o quelle fatte di crepe di Dubuffet. Ma più indietro ancora, quadri assoluti come ‘Monaco in riva al mare’ di Caspar David Friedrich, la piccolezza dell’uomo di fronte alla natura e alla storia di Piranesi… sempre piccolo, inerme e vinto, appare l’uomo in tanta parte del dipingere nei secoli (soprattutto gli ultimi). Giungiamo all’enigmatica incisione ‘Melanconia I’ di Albrecht Dürer, opera che racchiude, esemplifica e anticipa tanti dei protagonisti citaci.

Potrei stilare una lista pressoché infinita – vista che di antieroi ne nascono tutti i giorni nella cultura visiva e letteraria (e me male!) – per spuntare le caratteristiche che si trovano, in drammatica sintesi, in una mostra che aspettavo di vedere da tanto.

Ebbene, un panegirico per presentarla – a scatola chiusa, perché ancora non l’ho vista e ‘non vedo l’ora’ – il cui protagonista (nato anche lui sotto Saturno), sembra esemplificare tanta parte degli artisti e scrittori citati chiaramente o per allusione: Bas Jan Ader.

Lui stesso cita la ‘Melanconia I’ del Dürer, in ‘The artist as consumer of extreme comfort’. Si ritrae immerso nella lettura davanti ad un camino, forse a pensare come ‘ingabbiare’ l’esistenza in un a formula alchemica o ancora più difficile, in una forma geometrica perfetta.

Eccola allora l’aiuto degli insegnamenti di Mondrian, il maestro suo compatriota. Da giovane Bas Jan Ader studiò in maniera approfondita Mondrian, attratto dal suo estremo rigore nell’uso ossessivo di linee orizzontali e verticali in un radicale tentativo di razionalizzazione delle forme e della rappresentazione della realtà, che rifiutava completamente la linea diagonale. Questo tema viene ripreso da Ader in alcune delle sue più celebri “cadute”: Broken fall (geometric), Westkapelle, Holland ad esempio mostra l’artista che cade seguendo una traiettoria perfettamente diagonale, con il faro di Westkapelle sullo sfondo.

Disperazione. L’opera ‘Please don’t leave me’, una frase che dopo essere stata scritta su un muro, fu fotografata e più tardi cancellata. La registrazione fotografica diviene così impronta di quell’esperienza effimera vissuta dal linguaggio, un’espressione personale e soggettiva che si converte, momentaneamente, in un “evento” pubblico.

Angoscia. L’artista in primo piano mentre, disperato, piange. Non conosciamo le sue ragioni, non sappiamo perché sta piangendo e il titolo stesso del lavoro esprime con chiarezza la sua volontà di non comunicarci le sue motivazioni. I’m too sad to tell you.

Ma sono forse le cadute – e qui forse, un personaggio come Jean-Baptiste Clamence può venirci in aiuto – che lo hanno reso indimenticabile (e anche un po’ comico. Non cita apertamente Buster Keaton e Charlie Chaplin?). In mostra ci sono tre film: Broken fall (organic), Amsterdamse Bos, Holland; Fall I, Los Angeles; Fall II Amsterdam – sono stati girati su un canale di Amsterdam, nella casa dell’artista a Claremont (California) e vicino a un ruscello in Olanda. Sono sequenze di immagini che riprendono semplicemente una persona che cade, divenendo rappresentazioni visive del concetto stesso di caduta, senza alcun riferimento a cause e conseguenze. I film, girati dalla moglie dell’artista Mary Sue Ader in bianco e nero e senza sonoro, evocano la caduta dell’eroe – o antieroe – di tutti i tempi. Per molti versi, come linguaggio, sembrano antesignani dei molti video che siamo abituati a vede su youtube: granati, tremolanti e evidentemente, amatoriali.

L’ironia e la vena malinconica, l’assurdità e il fascino del non sense, che connotano le poche e intense opere di Bas Jan Ader, sembra aver lasciato tracce profonde nella memoria di molti artisti contemporanei che guardano a questo artista filosofo come uno dei grandissimi del XX secolo. Presa la ‘gravità’ come metafora, chiave, dilemma del disfarsi esistenziale della vita, Bas Jan Ader è riuscito grazie al suo corpo cadente (perché fondamentalmente continua, imperterrito a cadere tutte le volte che, visione dopo visione, rivive la caduta perennemente) a lasciarci nel più totale smarrimento.

Nel 1975 risulta disperso in mare mentre stava tentando di raggiungere l’Irlanda a bordo di una piccola imbarcazione di 4 metri di lunghezza. Era partito dalle coste del Massachussets per un viaggio che doveva fare parte del suo progetto In search of the miraculous.

Bas Jan Ader. Tra due mondi a cura di Javier Hontoria

Villa delle Rose (via Saragozza 228/230 – Bologna)

24 gennaio – 17 marzo 2013

Bas Jan Ader: 'In search of the miraculous' [art & project,   89] T.2004-1160 binnenzijde (inside) litografia a stampa offset su carta. Pubblicato da Art & Project,   Amsterdam,   Ed. 800 circa / Offset lithography on paper. Published by Art & Project,   Amsterdam,   Ed. 800 aprox Creditline: Museum Boijmans Van Beuningen,   Rotterdam

Bas Jan Ader: ‘In search of the miraculous’ [art & project, 89] T.2004-1160 binnenzijde (inside) litografia a stampa offset su carta. Pubblicato da Art & Project, Amsterdam, Ed. 800 circa / Offset lithography on paper. Published by Art & Project, Amsterdam, Ed. 800 aprox Creditline: Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

Bas Jan Ader Untitled (The Elements),   1971/1973/2003 C-print - ed. 3 28,  7 x 35,  5 cm In collaborazione con / In cooperation with the Bas Jan Ader Estate,   Mary Sue Ader Andersen and Patrick Painter Editions

Bas Jan Ader Untitled (The Elements), 1971/1973/2003 C-print – ed. 3 28, 7 x 35, 5 cm In collaborazione con / In cooperation with the Bas Jan Ader Estate, Mary Sue Ader Andersen and Patrick Painter Editions