Persa nella lettura della conversazione scritta tra Luca Bertolo e Antonio Grulli – che accompagna la mostra ‘Quello che non c’è’ allo Spazio Farnè – mi stavo dimenticando delle immagini poetiche che, la stessa mostra, mi ha lasciato. Accompagnano l’esposizione ben tre testi: la conversazione che allude all’arte politica e a temi sociali e generici; un comunicato stampa dove si presenta brevemente il progetto di Bertolo e della coppia di artisti catanesi canecapovolto; una lista di note di questi ultimi sull’importanza dell’apprendimento in relazione alla comprensione del senso delle parole. Tante parole, dunque, per presentare una mostra che – raccolta in due stanze – si racconta e commenta da sola.

Il primo spazio ospita una lunga teca posta in diagonale, che taglia in due lo spazio espositivo lungo e stretto. La teca racchiude, sotto vetro, una lunga serie di immagini che documentano pittura, cancellazione del sé, contestazione, linguaggio fotografico e filosofia del linguaggio. Forse, racchiude anche un discorso politico, ma punterei l’attenzione più su un discorso sociale, contestatario.. perché no? Anche poetico e sentimentale (quanti di noi hanno inciso su un muro di un edificio o nell’androne di un palazzo un cuore? Io sì).

Le fotografie che Luca Bertolo ha selezionato da un suo archivio molto più ampio, mostrano la cancellatura di scritte e graffiti su dei muri cittadini. Inevitabile – data l’imprevedibile pittoricità di queste inconsapevoli ‘pennellate’ – porsi davanti a queste scritte negate, con lo stesso acume con cui ci porremmo davanti ad un quadro informale del tachisme francese o dell’ espressionismo astratto. Pare assurdo applicare concetti come la ‘cancellazione del sé, attraverso macchie impenetrabili e anonime’. Invece, davanti a questa pittura mimetica, sembra che accada proprio lo stesso: cambiano solo le volontà e gli agenti (coloro che compiono un’azione per ottenere un effetto).

Ecco allora che un ragazzo disoccupato che se la prendere con il sistema; un romantico antagonista che se la prende con un mondo sbagliato e corrotto o, semplicemente un innamorato che esprime la sua passione alla fidanzata, diventano, nelle immagini scattate da Bertolo, un popolo sommerso, cancellato perché molesto o semplicemente, maleducato (si badi, non voglio prendere posizione se sia giusto o sbagliato imbrattare i muri cittadini. In teoria è sbagliato e basta, in pratica è anche una forma di totale libertà espressiva…).

I segni retroattivi lasciati dall’atto del cancellare – tema cardine di tutta la mostra –  diventano, una volta incorniciati e innalzati a segni dai connotati artistici, tratti nervosi e riconoscibili, firma veloce che denota (per ipotesi) una certa autenticità. Segni da rintracciare e da ri-tracciare.

La natura narcisistica della pittura (e del pitture soprattutto) svapora in segni pittorici poetici e degni non solo di nota ma anche di ‘pindariche’ interpretazioni. Ma pensare ad accelerazioni umorali, ticchettii di pennellate gestuali, partiture cromatiche ecc. ecc. non sarà forse un po’ esagerato?

Se di fronte a queste fotografie (che documentano) potremmo perderci in interpretazioni epistemologiche di qualsiasi ordine, anche nel lavoro dei canecapovolto, il discorso sembra farsi lungo ed elaborato. Sia nel video che nella traccia sonora in mostra, il tema sviscerato è ancora il concetto di ‘cancellazione’. Più telecamere riprendono le mani dei due fratelli mentre smaterializzano il nastro di una musicassetta. Il video (apprendo dai testi in mostra) dovrebbe suggerire l’importanza della memoria nel conservare e cancellare concetti: entrambi azioni che possono, a seconda dei punti di visti, essere considerate redente o nefaste (apprendere, conoscere e imparare vs dimenticare, perdere, morire (?)).

canecapovolto,   2013 - Spazio Farnè,   Bologna

canecapovolto, 2013 – Spazio Farnè, Bologna

Quello che non è Luca Bertolo Canecapovolto Farne Spazio Bologna 2013 04

Quello che non è, progetto di Luca Bertolo con Canecapovolto –  Farne Spazio Bologna 2013