(English below)

E’ in mostra dal 28 febbraio al 25 aprile, nello Studio Dabbeni di Lugano, la nuova personale Odious Oasis di Jacopo Miliani. L’artista   riflette sulla necessità del viaggio come fuga dalla realtà. Il titolo è preso in prestito da un’allitterazione presente nei versi del poema Lunar Baedeker composto dalla poetessa inglese Mina Loy.

ATPdiary ha chiesto all’artista di redigere un “diario” per raccontare i vari passaggi che dall’idea hanno portato alla realizzazione del progetto.

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Questo diario parla di un’esperienza di viaggio: una sorta di diario di bordo o meglio la trascrizione di una scatola nera.

Il lettore potrà percorre autonomamente il proprio viaggio seguendo tre diversi livelli testuali: note teoriche e personali, immagini della produzione artistica e URL di collegamento.

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Una mostra è di per sé un’esperienza diaristica. Non solo perché è la trascrizione di un processo (banale osservazione), ma in quanto espressione di una cronologia diversa dal tempo lineare.

Le pagine più enigmatiche di Pierre, or the Ambiguities di Herman Melville sono quelle di un opuscolo intitolato Cronometrica e orologica: cronometriche sono le verità assolute e metafisiche, orologiche sono le verità empiriche e pseudo-razionali. In Agatha, i protagonisti, fanno un’esperienza temporale insolita, fuori dal tempo orologico: “LUI: …E poi ho visto l’orologio della pergola, ho visto che ci eravamo sbagliati sull’ora, che eravamo arrivati sulla spiaggia un’ora prima del solito. Il giorno prima, me l’avevate chiesta, avevate detto che il vostro orologio si era fermato, e io vi avevo dato l’ora, dopo il pranzo, nel corridoio sul quale davano le nostre camere, vi ricordate? Probabilmente avevo visto male… – LEI: E poi non avete corretto l’errore. – LUI: Cioè, me ne sono accorto, ma voi stavate già dormendo. – LEI: E poi avete dimenticato. La mattina avete dimenticato […] – LUI: Avevo un’ora di anticipo sul mondo. Un’ora soltanto. Ed è bastata”

http://www.durasmonamour.it/it/index.htm

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Il tempo delle ‘mostre’ è un tempo che non appartiene a nessuna categoria, ma si struttura come linguaggio. E’ un tempo condivisibile e interpretabile, ma con un valore specifico e diverso per ogni persona.

Il diario è simile all’idea di ‘ SCORE’, che non riesco mai a tradurre in italiano.

https://www.youtube.com/watch?v=yOAagU6cfBw&spfreload=10

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Lo ‘score’ di Odious Oasis è una poesia di Mina Loy: Lunar Baedeker.

Una gita sulla luna, un ‘voyage’ nella rete.

http://en.wikipedia.org/wiki/Mina_Loy

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In Lunar Baedeker, Mina Loy compie un viaggio sulla luna accompagnata da uno steward d’eccezione: un argenteo Lucifero che serve ‘cocaine in cornucopia’. Le hostess sono degli ‘adolescenti sonnambuli’ dediti a danze di gruppo.

https://www.youtube.com/watch?v=rJppnG1tflU&spfreload=10

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Odious Oasis è un’allitterazione.

Allitterazione è il ritorno del suono, è un ritmo (score).

Allitterazione è Alterazione (del linguaggio).

‘Allitterare’ mantiene l’infelicità degli atti performativi.

http://www.filosofiainmovimento.it/searle-e-la-filosofia-del-novecento/

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Il linguaggio è di per sé infelice!

Non si applica il criterio di verità. Né vero né falso.

Perdendo contatto con la fisicità, il linguaggio canta al suo interlocutore una canzone malinconica.  

http://www.lyricsontop.com/made-in-heights-songs/murakami-lyrics.html

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Odious Oasis

Tante, troppe palme rendono odiosa un’oasi.

Autostrade deliranti e tombe di Faraoni: tutto è inflazionato dalla stupida bellezza, non più selvaggia, delle Aracaceae Veneziane.

Infinito è il numero delle specie di palme non ancora scoperte. Il linguaggio si ferma, dove non esplora. Come descrivere un luogo senza mai esserci stato?

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Quotidianamente digitiamo autostrade virtuali.

Una silhouette nera si impone su un orizzonte arancione e le immagini si appiattiscono sul vetro degli occhiali.

Lo spazio tra i nostri occhi e i nostri occhiali è una superficie di distacco.

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Il contatto è ripristinato per una fotocopia.

L’immagine come risultato di un’azione, che quindi testimonia una presenza.

Una corda da sola non può essere tesa né galleggiare nel vuoto.

Le dita scorrono sulla superficie e il corpo svanisce.

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Emergenza Emergenza! Livelli di comunicazione non-sufficienti.

La scatola nera di un velivolo distrutto per eccesso di cocktail dal sapore vintage.

Tutto svanisce. Ritorna Lucifero seducente di polvere.

“l’illusione non significa sogno, inganno, miraggio, e nemmeno utopia, bensì l’ingresso in una dimensione non usuale, non quotidiana, non statica. Ed è a partire da questo momento che ha inizio una rivalutazione di ciò che chiamiamo l’arte, il teatro, il linguaggio: perché lì si è conservato qualcosa di quella violenza al reale che si attua nella cerimonia iniziatica e nel rito. È in quell’ambito che si conserva una padronanza delle apparizioni e delle sparizioni, e in particolare la padronanza sacrificale dell’eclissi del reale.” (Mario Perniola in “Il Manifesto”, 7 marzo 2007, “Potente e fatale la strategia di Jean Baudrillard”)

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This diary describes an experience of travel: a sort of travel diary or rather the transcription of a black box. The reader will be able to experience independently his or her own journey according to three distinct textual levels: theoretical and personal notes, images of artistic production, and URL links.

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A show is itself a diary-like experience, not only because it is the transcription of a process (banal observation), but inasmuch the expression of a chronology distinct from linear time.

http://www.durasmonamour.it/it/index.htm

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The chronology of a ‘show’ is a time that does not pertain to any particular category, but one that structure itself like language. It is a time that is shareable and interpretable, but with a specific and distinct value for each person.

The diary is similar to the idea of ‘ SCORE’, which I am not able to translate into Italian.

https://www.youtube.com/watch?v=yOAagU6cfBw&spfreload=10

The ‘score’ of Odious Oasis is a poem by Mina Loy: Lunar Baedeker.

A trip to the Moon, a ‘voyage’ on the web.

http://en.wikipedia.org/wiki/Mina_Loy

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In Lunar Baedeker, Mina Loy completes a voyage to the moon accompanied by an exceptional steward: a silvery Lucifer that serves ‘cocaine in cornucopia’. The hostesses are ‘somnabulist adolescents’ devoted to group dances.

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Odious Oasis is alliterative.

Alliteration is the repetition of a particular sound; it is a rhythm(score).

Alliteration is alteration (of language).

Alliterating maintains the ‘infelicity’ of performative utterance.

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Language is itself unhappy!

It does not apply itself to the criterion of truth. Neither true nor false.

Losing contact with physicality, language sings for its speaker a melancholic song.

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Odious Oasis

Many, too many palm trees render abhorrent an oasis.

Delirious highways and tombs of Pharaohs: Everything is inflated from the stupid beauty, no longer savage, of the Venetian Aracaceae.

Infinite is the number of palm species that are no yet discovered. Language halts itself, where it doesn’t explore. How to describe a place without ever being there?

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Everyday, we type virtual highways.

A black silhouette imposes itself upon an orange horizon. Images flatten themselves upon the lenses of our sunglasses.

The space between our eyes and our glasses is a surface of detachment.

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A photocopy restores the contact.

The image is the resultant of an action, which testifies a presence.

A rope, on one’s own, can’t be stretched nor float in the emptiness.

The finger slides across the surface and the body vanishes.

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Alert! Alert! Level of communication not sufficient.

The black-box of a flight crashed for an excess of vintage cocktails.

Everything vanishes. A seductive and dusty Lucifer is back.

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(translation Graylin Harrison)