ATPdiary dedica alla ventesima edizione di Artissima una serie di interviste e approfondimenti. Iniziamo con l’intervista a  Eva Fabbris, curatrice indipendente di base a Milano, che ha coordinato il comitato curatoriale di  Back to The Future: sezione dedicata a mostre personali di opere storiche di artisti attivi tra gli anni ’60, ’70 e ’80 non sempre conosciuti dal grande pubblico.

Il Comitato curatoriale che ha selezionato, ma anche proposto gli artisti e? composto da importanti curatori e direttori di istituzioni museali: Caroline Bourgeois, Curatrice, Pinault Collection, Parigi Patrick Charpenel, Direttore, Jumex Museum, Citta? del Messico Hou Hanru, Direttore Artistico, MAXXI, Roma; Kasper Koenig, Chief Curator, Manifesta 10, San Pietroburgo. Partecipano alla sezione 32 artisti, presentati da 30 gallerie (6 italiane, 24 straniere).

? CS Back To The Future – Artissima 2013

Alcune domande a Eva Fabbris.

ATP:  Parlarci della sezione back to the future di cui sei coordinatrice.

Eva Fabbris: Back to the Future è una sezione di Artissima dedicata a progetti monografici di artisti  attivi negli anni Sessanta, Settanta e, a partire da questa edizione, Ottanta. Back to the Future, che è stata inventata nel 2010 dal precedente direttore di Artissima Francesco Manacorda, fa pienamente parte dell’identità sperimentale e di ricerca che caratterizza questa fiera. A partire dal 2012, con la direzione artistica di Sarah Cosulich Canarutto, la sezione ha vissuto un ulteriore sviluppo. Gli stand monografici sono stati raggruppati nello spazio centrale della fiera; e il comitato curatoriale (che cambia ogni anno) ha assunto un ruolo più attivo, non solo nella scelta degli artisti a partire dai progetti presentati dalle gallerie, ma anche nel suggerimento di possibili artisti partecipanti. L’edizione 2013 presenta il lavoro di 32 artisti, rappresentati da 30 gallerie che sono stati selezionati o proposti quest’anno da Caroline Bourgeois, Patrick Charpenel, Hou Hanru e Kasper Koenig. Parte fondamentale del mio lavoro è stata la discussione e condivisione dei progetti insieme ai curatori, che mi ha aiutato anche nella redazione dei testi per il catalogo. Il dialogo con loro e con Artissima è stato molto vivace e fondamentale per la costruzione della sezione.

Jimmy De Sana Contact Paper,   1981 C-print 39.4 x 59.7 cm WG/SANJ00132 courtesy The Jimmy De Sana Trust and Wilkinson Gallery,   London

Jimmy De Sana Contact Paper, 1981 C-print 39.4 x 59.7 cm WG/SANJ00132 courtesy The Jimmy De Sana Trust and Wilkinson Gallery, London

ATP: Rispetto agli anni scorsi, ci sono delle novità? C’è un decennio che avete privilegiato e per quale motivo?

E.F.: La novità importantissima di quest’anno è, appunto, l’ampliamento del periodo storico di cui si occupa la sezione. L’apertura agli anni Ottanta (fino all’edizione precedente le opere incluse nella sezione erano state prodotte tra il 1960 e il 1979) è testimonianza della volontà di Artissima di essere in grado di selezionare e proporre delle posizioni artistiche che sono significative oggi. Il titolo ‘Back to the Future’ significa questo: ritrovare temi, modi e sensibilità che recentemente sono nuovamente oggetto di indagine artistica, da parte di generazioni più giovani. Penso per esempio alla ‘staged photography’ di Jimmy De Sana, con i suoi corpi tormentati, ritratti con colori iper saturi: De Sana è gli anni Ottanta a New York; e allo stesso tempo quel modo di produrre immagine è perfettamente sintonizzato su modi praticati correntemente. L’apertura agli anni Ottanta ci ha dato modo anche di presentare rappresentanti di movimenti che sono già storicizzati, come il caso di Geng Jianyi che testimonia da protagonista la rivoluzione dell’arte cinese della seconda metà del decennio. Nonostante l’entusiasmo di questa apertura, non direi che gli anni Ottanta risulteranno privilegiati, rispetto ai Sessanta e Settanta. Piuttosto sono un’aggiunta, storicamente e criticamente necessaria e molto ‘calda’.

ATP: Tra gli artisti proposti in questa sezione quali senti più vicini alla tua indagine?

E.F.: Brian O’Doherty è uno dei due case study nella tesi di dottorato che ho discusso all’università di Trento lo scorso aprile (dedicata all’influenza dell’idea duchampiana di spazio espositivo su curatori e teorici attivi a New York alla fine degli anni Sessanta). Conosco profondamente la sua produzione teorica, avendo letto e studiato, come molti, la sua raccolta di saggi “Inside the White Cube”; la sua attività di artista per me è stata una scoperta successiva. Sono felice che anche il pubblico di Artissima abbia l’occasione di conoscere quest’altro lato del suo lavoro. Poi mi interessa moltissimo una pratica come quella di Kazuko Miyamoto, che ho scoperto durante il processo di ricerca e selezione per Back to the Future: si tratta di una artista che dall’interno delle istanze minimaliste (era assistente di Sol Lewitt) ha assunto e ribaltato rigore e ripetitività, facendovi irrompere una fisicità femminile ironica, seducente e a volte vagamente animalesca.

Brian O’Doherty Duchamp Boxed,   1968 Electrocardiographic tracing,   cardboard box 3 x 10 x 5.5 cm Courtesy Galerie Thomas Fischer,   Berlin

Brian O’Doherty Duchamp Boxed, 1968 Electrocardiographic tracing, cardboard box 3 x 10 x 5.5 cm Courtesy Galerie Thomas Fischer, Berlin

ATP: Questa sezione del Back to the Future si caratterizza per una selezione che opta per “grandi innovatori del linguaggio dell’arte moderna che hanno avuto un limitato riconoscimento negli ultimi decenni”. Mi potresti fare un esempi di ‘innovazione’ apportata da qualche artista selezionato?

E.F.: Ulises Carrión, con le sue teorie sul libro d’artista e sull’archivio: da scoprire il suo testo “The New Art of Making Books” (1975) e il suo lavoro intorno al progetto di libreria e centro d’arte “Other Books and So”, aperto a Amsterdam dal 1975 al 1978. Ian Breakwell, con il suo Diary ossessivo,  intimo e pieno di umor nero, che tenta di applicare uno sguardo sociologico su se stesso e che è declinato in tutti i medium possibili, comprese le trasmissioni televisive. Ugo Mulas, capace di inventare il modo di guardare gli altri artisti, la loro inattività, il loro potenziale d’azione. Dorothy Iannone, che per raccontare la potenza dell’eros re-inventa una naivitè pittorica personalissima.

ATP: A Back to the Future quest’anno sono presenti molte gallerie straniere provenienti da diverse parti del mondo. Molto probabilmente ci saranno degli artisti poco conosciuti, se non totalmente sconosciuti nel panorama italiano. Non pensi che a livello commerciale sia rischioso?

Il livello di fama dei vari artisti inclusi quest’anno, così come le loro quotazioni, sono piuttosto diversi tra loro. Ci sono anche degli artisti poco conosciuti dal pubblico ma non per questo sconosciuti a livello istituzionale; credo che, rispetto all’investimento su giovani poco noti, che implica delle aspettative di successo futuro, la scelta di comperare un’opera di un artista di settant’anni rappresenti una sorta di riconoscimento da parte di un collezionista o di un’istituzione, che si basa su una consapevolezza storica e sulla capacità di individuare la specificità di una posizione artistica. Si tratta dunque di un collezionismo sofisticato e, a suo modo, lungimirante. Inoltre, la storia di Back to the Future conta numerosi casi in cui gli artisti presentati sono stati oggetto di scoperta per curatori che, dopo averne conosciuto o rivisto il lavoro ad Artissima, hanno dedicato loro delle mostre. Questo tipo di successo è tra le aspettative che spingono alcune gallerie a partecipare alla sezione. È successo anche che gallerie che partecipavano ad altre sezioni della fiera, abbiano scoperto degli artisti in Back to the Future e poi abbiano deciso di rappresentarli, ampliando, di conseguenza, il loro bacino di pubblico e di mercato.

E.F.:  Sei stata invitata a fare una visita guidata con Kasper Koning in fiera. Hai già una vaga idea sul taglio che darai alla tua visita guidata? Su quali aspetti della fiera ritieni sia importante focalizzare l’attenzione del pubblico?

ATP: Così come tutti gli altri Walkie Talkie, il mio incontro con Kasper Koenig non sarà una visita guidata. Sarà una discussione itinerante che prende spunto da una o più opere esposte in fiera. Sicuramente parleremo di Back to the Future, focalizzandoci sulle figure che Koenig ritiene più affini ai suoi interessi attuali e su quelle che conosce meglio. Ci saranno tre eventi dedicati a artisti della sezione ospitati dal book corner e dal meeting point di Artissima: venerdì 8 Luca Cerizza presenterà la monografia di Kazuko Miyamoto; sabato 9 Letizia Battaglia dialogherà con Massimo Minini, e Marcello Jori parlerà del suo “Moldau on Moldau”. Credo che sia importante ribadire insieme al pubblico l’importanza di una sezione dedicata a stand monografici, che offrono ai visitatori spunti concreti e validi tanto dal punto di vista storico quanto dal punto di vista estetico, per conoscere e riconoscere delle pratiche emblematiche di un periodo storico trascorso. E’ anche in questa prospettiva che, come vedrai dalla mappa della sezione, in due angoli opposti dell’area occupata dagli stand di Back to the Future, ci sono due grandi torinesi: Piero Gilardi e Salvo, due ‘padroni di casa’, che idealmente includono e accolgono le altre partecipazioni.

(Ha collaborato all’intervista Matteo Mottin)

Marcello Jori “Tramonto sul mare” sul mare al tramonto 1976 colour photograph 80 x 120 cm Courtesy Galleria Bianconi

Marcello Jori “Tramonto sul mare” sul mare al tramonto 1976 colour photograph 80 x 120 cm Courtesy Galleria Bianconi

Kazuko Miyamoto Untitled  1982 Unique photocopy from original photograph  43,  2 x 27,  9 cm Courtesy Exile and Kazuko Miyamoto

Kazuko Miyamoto Untitled 1982 Unique photocopy from original photograph 43, 2 x 27, 9 cm Courtesy Exile and Kazuko Miyamoto

Dorothy Iannone An Icelandic Saga 1978,   1983,   1986 one from a set of 48 ink on cardboard each 40 x 30 cm unique courtesy the artist and Air de Paris,   Paris

Dorothy Iannone An Icelandic Saga 1978, 1983, 1986 one from a set of 48 ink on cardboard each 40 x 30 cm unique courtesy the artist and Air de Paris, Paris