Cinema,   Art Brussels,   Brussels 2014

Cinema, Art Brussels, Brussels 2014

Giovedì scorso ha aperto i battenti la 32° edizione della fiera d’arte contemporanea Art Brussels diretta per la seconda volta da Katerina Gregors. 190 le gallerie ospitate il oltre 8500 metri quadrati, suddivisi in due grandi hangar. Nel comunicato stampa – i numeri fanno sempre molta impressione – si sottolinea che la fiera ha ospita più di 2000 artisti internazionali, alcuni molto conosciuti, altri molto giovani.

Innanzitutto ho intuito fin da subito una certa confusione nell’organizzazione degli stands. Essendo stati suddivisi in molte categorie, le gallerie dovevano essere maggiormente identificabili, magari suddividendo i vari spazi in aree diverse. Le gallerie sono state così suddivise: Prime, gallerie principali; Young, gallerie che puntano su giovani artisti emergenti; First, include gallerie scelte su invito di una selezione di curatori (progetto sponsorizzato a Swatch); Solo, gallerie che presentano il progetto di un solo artista (progetto sponsorizzato da Pirelli); Curator’s View: nuova sezione inserita quest’anno nel programma della fiera e presenta delle vere e proprie mostre allestite in mezzo agli stands delle gallerie.

Dunque… tutto questo, senza una ben chiara diversificazione, a parte la sezione First (era segnalata con un diverso tono di colore all’esterno degli stands e per una grande corte centrale che presentava una gran selezione di orologi di plastica; unica italiana della sezione, Laveronica con un bel lavoro, tra gli altri, di Adelita Husni-Bey), ha rischiato di inghiottire anche quegli stands maggiormente studiati ad hoc.

Non si notava per nulla la sezione sponsorizzata da Pirelli: i progetti ‘Solo’ degli artisti si confondevano in mezzo a tutto il resto, a parte il progetto di Claudia Comte, ospitato nella galleria di Barbara Gladstone (imponenti pareti a griglia in legno dipinte di nero) e il notevole lavoro dell’artista lituano Zilvinas Kempinas ospitato nella Galerija Vartai (Vilnius): due ventilatori contrapposti, installati uno nel pavimento e uno nel soffitto dello stands, che, grazie allo spostamento dell’aria, riuscivano a far mantenere sospeso un sottile nastro. Installazione leggera, minima ma molto potente. Oltre a queste sezioni, c’era anche un’area dedicata agli spazi no-profit. Il progetto era un po’ sottotono e, a parte qualche caso –   CIAP di Hasselt e Objectif di Anversa – non ricordo grandi progetti. Gli altri spazi indipendenti ospitati sono: Hotel Charleroi, KIOSK, Gent,   LLS 387, Anversa e NICC di Brussels.

Zilvinas Kempinas,   Galerija Vartai,   Vilnius LT

Zilvinas Kempinas, Galerija Vartai, Vilnius LT

Nel pomeriggio di presentazione stampa, i corridoi della fiera erano gremiti di gente, molti giornalisti e collezionisti. Era evidente, fin dalle prime ore, che la sezione che ha riscosso più successo è stata quella dedicata alle giovani gallerie. Uno dei due hangar ospitava per lo più gallerie delle sezioni Prime e molti Solo. Il secondo hangar, quello più affollato, raccoglieva una piccola selezione di gallerie Prime e tutta la sezione Young.

La maggior parte delle italiane ‘big’, era collocate nella prima sezione: ricordo la Continua con un insolito lavoro di Pistoletto degli anni ’70, Tucci Russo con un grande lavoro di Gianni Caravaggio, una scultura/loden di Francesco Gennari e una delicatissima opera di carta di Mario Airò. Lia Rumma: un bellissimo Mario Merz, un Donal Judd e una coppia di opere di Spalletti (è sempre molti strano vedere delle opere tanto magistrali quanto silenziose dentro al ‘chiasso’ di una fiera). Cardi: Calzolari, Castellani, Pistoletto e una bellissima (diafana ed etera come sempre) Marisa Merz. In questa sezione anche Prometeo gallery di Ida Pisani (Santiago Sierra, Jannis Kounellis, Regina José Galindo).

Sempre per rimanere in questa sezione, degne di nota le solite grandi gallerie internazionali: superlativo lo stand della Gladstone Gallery (Jamie Cameron, Rosemarie Trockel, Roe Ethridge), Almine Rech, Xavier Hufkens (con ottimi David Noonan, Cris Brodahl ed enigmatici monocromi di Jacob Kassay), Pilas Carrias (Philippe Parreno, Charles Avery, Tala Madani), Wilkinson (Laurie Simmons, Ilja Karilampi, Juliette Bonneviot, Jewyo Rhii), Max Wigram (Pavel Büchler, Jose Dàvila e con un bellissimo quadro di Richard Wathen).

Effervescente, ottima selezione di gallerie e bella atmosfera nel secondo padiglione che ha ospitato tutte le gallerie votate ai giovani talenti. Tra queste le italiane: Thomas Brambilla che, oltre a un paio di opere di Grayson Revoir, ha dedicato un’intera parete al giovane Erik Saglia; SpazioA, con due piccoli quadri di Luca Bertolo e una scultura di Chiara Camoni; Umberto di Marino con Luca Francesconi, Pedro Neves Marques e Eugenio Tibaldi; la bolognese P420, a parte un trittico di Alessandra Spranzi (inconfondibile e bello), una piccola scultura di Richard Nonas e un fregio di Paolo Icaro; tutto votato all’esterofilia, invece, lo stand della Brand New gallery, con oper di Joe Reihsen, James Krone e Folkert de Jong.

Tanta buona pittura da Jeanine Hofland, Amsterdam (Jasper Hagenaar), Galerie Kleindienst, Leipzig (Christoph Ruckhäberle, Rosa Loy, Tilo Baumgärtel), Honor Fraser, Los Angeles (Annie Lapin, Tomoo Gokita).

Ottimo lo stand di Bugada & Cargnel (Parigi), Max Estrella (Madrid), Hopstreet Gallery (Brussels), Rowing (London), Jerome Poggi (Parigi), Quadrado Azul (Porto), Nathalie Obadia (Brussels, Parigi), ogms (Sofia), Thomas Fischer (Berlino), Valentin (Parigi).

Per quanto riguarda la sezione Curator’s view (la novità dell’edizione di quest’anno) curata da Katerina Gregos: una selezione di sei progetti curati da un gallerista, un artista o un gruppo di curatori. Tra i sei progetti, alcuni erano ben riusciti, altri non si distinguevano dal resto degli stands.

Public Intimacy,   curated by Simon Delobel (mariondecannière - BE) with Cristian Bors & Marius Ritiu - Anton Cotteleer - Gerben Gysels - Savage - WassinkLundgren

Public Intimacy, curated by Simon Delobel (mariondecannière – BE) with Cristian Bors & Marius Ritiu – Anton Cotteleer – Gerben Gysels – Savage – WassinkLundgren

Il meglio riuscito, Public Intimacy, curato da Simon Delobel ( mariondecannière – BE) con le opere di  Cristian Bors & Marius Ritiu, Anton Cotteleer, Gerben Gysels, Savage e WassinkLundgren. Lo stand è stato ‘chiuso con una parete in legno e vetri sormontata da una grande scritta luminosa: One day the sadness will end. Il progetto consisteva nel creare una tensione tra lo spazio pubblico (l’esterno dello stand) e quello ‘privato’, all’interno. Grazie a dei vetri particolari, si potevano vedere, dai corridoi, le opere esposte, ma, una volta entrati, gli specchi riflettevano la nostra immagine come degli specchi. Dominava lo spazio, una grande scala in legno (Cristian Bors & Marius Ritiu) che consentiva di accedere ad una sorta di ‘balcone’: da qui la vista sopraelevata della fiera con le linee di fuga degli stands e del soffitto.

Ottimo lavoro anche per il progetto curato da Lucrezia Cippitelli per Ex Elettrofonica Gallery (Roma), con le opere di Michela De Mattei, Margherita Moscardini e Leonid Tsvetkov. Il progetto, Landscape as a Social System,  affronta le relazioni, formali e concettuali tra la natura e i costrutti culturali, estetici, politici e antopologici dell’uomo.

Ottimo anche il progetto From Here to Elsewhere,  curato da Joël Benzakin ( Axel Vervoordt Gallery – BE). Più che per una questione concettuale, premio questo stand per l’elegante allestimento (il soffitto è stato nascosto da un telo chiaro che nascondeva il resto della fiera, questo ha creato un’atmosfera concentrata e silenziosa) e per la buona sezione di artisti del calibro  Lucio Fontana, Anish Kapoor, Wolfgang Laib,   Helen Mirra, Hiroshi Sugimoto (una meravigliosa fotografia completamente nera che ‘immortala’ una marina) e Rachel Whiteread, tra gli altri.

Il progetto curato da Léa Bismuth ( Galerie Eva Hober – FR),   At the dawn of metamorphosis, ha presentato tre artisti – Nicolas Darrot,  Patrick Neu e Jérôme Zonder -, tutto sommato slegati tra loro e il nesso non era subito percepibile. Suggestivo ma un po’ banale l’intervento sul pavimento dello stand di Jérôme Zonder: un ragazzino che dorme realizzato con tante macchietti di colore.

Incasinati e non chiaramente ‘a fuoco’ i progetti PLASTER MIND (curato by Sébastien Janssen per la galleria Sorry We’re Closed Gallery, BE) con le opere di Hans Arp, David Adamo, Sadie Bennings, Isaac Brest,  Cesar,  Hans Peter Feldmann, Urs Fischer,  Eddie Martinez, Allan McCollum, Anthony Pearson, Emilie Pischedda e George Segal; e Spin Doctor,  curato da Johan Creten ( Galerie Transit – BE) con le opere di Virginie Bailly, Serge Bratkov, Luc Dondeyne, Thomas Huber, Mehdi-Georges Lahlou e Johan Creten.

http://www.artbrussels.com/

Claudia Comte,   Gladstone Gallery,   New York,   Brussels

Claudia Comte, Gladstone Gallery, New York, Brussels

Jonathan Callan,   HOPSTREET GALLERY – BRUSSELS

Jonathan Callan, HOPSTREET GALLERY – BRUSSELS

Max Wigram,   London

Max Wigram, London

Christoph Ruckhaberle,   Galerie Kleindienst,   Leipzig

Christoph Ruckhaberle, Galerie Kleindienst, Leipzig

Jasper Hagenaar,   Jeanine Hofland,   Amsterdam

Jasper Hagenaar, Jeanine Hofland, Amsterdam

David Noonan,   Untitled,   2013 -Xavier Hufkens,   Brussels

David Noonan, Untitled, 2013 -Xavier Hufkens, Brussels

Wilfrid Almenda,   Between the Tree and Seeing It,   2014,   Galerie Bugada & Cargnel,   Paris

Wilfrid Almenda, Between the Tree and Seeing It, 2014, Galerie Bugada & Cargnel, Paris

Marina Pinsky,   Gaussian Blur I,   2013 © Marina Pinsky - Clearing

Marina Pinsky, Gaussian Blur I, 2013 © Marina Pinsky – Clearing

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