Arianna Fantin,   Alhambra,   2011. Libro ricamato a mano su lembo di stoffa unico piegato a fisarmonica

Arianna Fantin, Alhambra, 2011. Libro ricamato a mano su lembo di stoffa unico piegato a fisarmonica

Inaugura oggi, giovedì 19 settembre, la mostra ‘VOLUMI CUCITI. I libri d’artista di Arianna Fantin’ ospitata a Palazzo Re Enzo e del Podestà, Bologna. La mostra si inserisce nella lunga e intensa lista di appuntamenti che precedono il weeked di ArteLibro. La mostra è visibile dal dal 19 al 22 settembre. 

Alle ore 20.00, nella terrazza di Palazzo Re Enzo si potrà assistere alla performance   DECOSTRUZIONE PER VIOLONCELLO E FILI di Arianna Fantin e del musicista  Francesco Guerri che farà da introduzione alla mostra  VOLUMI CUCITI, in Sala degli Atti, cui sono raccolti tutti i libri scritti e ricamati in edizione unica dalla giovane artista bolognese residente a Berlino.

Alcune domande all’artista.

ATP: Come è nata la serie di libri d’artista su tela grezza o stoffa? 

Arianna Fantin:   Da una performance… Il mio primo lavoro su stoffa è stata un’azione su due tele durante l’inaugurazione di una mostra alla W.I.R. gallery di Berlino.  Avevo scritto un testo che testimoniava la mia difficoltà ad esprimermi in tedesco e ragionava sulla perdita e l’acquisizione di identità legate al linguaggio: ricordare/cucire – dimenticare/scucire. La stessa azione l’ho ripetuta in apertura a tutte le mie mostre personali, apportando di volta in volta nuovi elementi performativi e nuove modalità. Il secondo lavoro su tela è stato La casa bianca, il mio primo libro ricamato, nato spontaneamente su un racconto scritto da me su foglietti volanti durante un turno di lavoro! In quel momento stavo pensando a un’opera per l’apertura di Casabianca, lo spazio di Anteo Radovan a Zola Predosa. Credo avessi bisogno di fissare il lavoro performativo in qualcosa di permanente.

ATP: Il ricamo e la scrittura: due gesti molto simili ma con significati molto diversi. Unendoli, metti in atto un corto circuito, dove forma e contenuto si rincorrono per fondersi. Che significato dai all’atto di ricamare-scrivere su stoffa?  

A.F.: Anche questo per me è un momento performativo, al di là che ci sia un pubblico o meno. Il testo ricamato ha una dimensione temporale alterata che permette di soffermarsi su un’unica lettera per diversi secondi; a un certo punto il significato di questa scompare e dietro di esso si manifestano un segno, o più segni. Questa dialettica porta alla scoperta di nuovi linguaggi di segno e lascia la libertà di sottrarsi al contenuto semantico oppure di coglierne la relazione con la sua forma. Inoltre un testo ricamato è effimero poiché potenzialmente può essere scucito in qualunque momento: tutto dipende da un nodo. Mi piace pensare al carattere labile del testo cucito in relazione all’impiego di un tempo dilatato nella realizzazione.

ATP: Con quale criterio scegli i testi da ricamare?

A.F.:  A parte il testo di La casa bianca, nato spontaneamente in pochi minuti, tutti gli altri libri sono basati su testi o immagini che secondo me stabiliscono una stretta relazione con il ricamo. In Alhambra, che ad esempio riproduce le decorazioni murarie del celebre palazzo moresco di Granada, la relazione  sta nell’affinità estetica tra il soggetto e la sua realizzazione in ricamo. Testo cucito è invece un libro che raccoglie un archivio di “testi da ricamare” secondo le tematiche che sento più in relazione con questo mezzo: il tempo, la memoria, il mito.. Normalmente vengo colpita da un testo o un soggetto proprio per il suo ‘ultrapotenziale’ nel momento in cui viene ricamato (e non scritto), per il rapporto che s’istituisce fra il contenuto e il mezzo.

ATP:  In occasione di Artelibro, nella tua mostra personale, esponi Partitura,  un libro basato sulla musica della performance ‘Decostruzione’ per violoncello e fili. La performance è realizzata grazie alla tua collaborazione con Francesco Guerri. In cosa consiste la performance? Che relazione c’è tra i tuoi libri cuciti e la musica?  

A.F.: Finora nessuna relazione compiuta, eppure da molto tempo avevo in mente di realizzare un libro ricamato su una partitura musicale. Il pentagramma, le linee dritte e geometriche sono affini al mio mezzo e al suo supporto. La tela è composta da trama e ordito, ovvero da linee orizzontali e verticali che s’intersecano. Parlando di linguaggi che si creano nella scrittura con il filo, quello musicale ha sicuramente un grande potenziale di interpretazione (del resto non sono certo la prima a sperimentare con la forma di una partitura!). Una relazione forte si crea inoltre con gli strumenti ad arco e secondo me in particolare con il violoncello. Così è nata la performance con Francesco, sulla falsa riga della mia solita performance in apertura di una mostra – dove eseguo un’azione su di una tela precedentemente ricamata – questa volta la nuova modalità riguarda la musica, rendendo omaggio al tema di quest’anno per Artelibro. Credo ci sia una stretta relazione tra i fili e le corde del violoncello, tra il mio gesto e quello del musicista con l’archetto. La performance consiste in questo gioco di movimenti paralleli, da una parte sui fili che compongono un testo, dall’altra sulle corde del violoncello che compongono la partitura.  Con Francesco inoltre c’è stata una forte affinità nel lavoro. Il mio testo parla di ‘Decostruzione’ avviando un processo tautologico tra il contenuto del testo e l’azione performativa; allo stesso modo questo concetto si ritrova nel modo di suonare di Francesco (che ha composto un brano originale, attingendo dal suo materiale di ricerca), il quale decostruisce un motivo musicale andando a scordare man mano il violoncello.

ATP: Hai dedicato alcune opere al regista Michelangelo Antonioni. Cosa ti affascina di questo importante regista?

A.F.: Ho sviluppato un’enorme passione per il cinema di Michelangelo Antonioni durante la preparazione della mostra alla MLB home gallery di Ferrara. E’ stata infatti proprio Maria Livia Brunelli, gallerista e curatrice della mostra, a propormi di lavorare su Antonioni in occasione del centenario, celebrato a Ferrara con una mostra a Palazzo Diamanti. Allora conoscevo già alcuni dei suoi film, ma durante i mesi precedenti alla mostra mi sono documentata su tutto il suo archivio cinematografico, grazie anche al contributo di Massimo Marchetti che mi ha seguito e consigliato nella ricerca. Per la mostra ho scelto di lavorare in particolare sui film degli anni ’60, quelli che vedono protagonista la grande Monica Vitti, per la quale ho sviluppato altrettanta ammirazione. Condivido pienamente il punto di vista di Michelangelo Antonioni sui rapporti umani e sono rimasta colpita dal suo modo di andare a fondo nelle relazioni attraverso la macchina da presa. Inoltre in questi film (in particolare: l’Eclisse, Deserto rosso, l’Avventura e La notte) il testo assume spesso un doppio valore: da una parte il significato semantico, dall’altra il rapporto con l’immagine e l’azione che la compone. Trovo in questa dialettica una forte affinità con il mio modo di lavorare, dove, dietro alle semplici parole, si apre un mondo di significati e questi significati creano immagini, segni, linguaggi nascosti. Antonioni stesso diceva che le parole ingannano e creano fraintendimenti. Cito a proposito una frase che ho usato per una tela ricamata: “Io non vorrei udire suoni inutili, vorrei poterli scegliere…e così le voci, le parole. Quante parole non vorrei ascoltare! Ma non puoi fare a meno che subire…”(Monica Vitti nel personaggio di Valentina, ‘La notte’, 1961). 

Arianna Fantin,   Pretesto,   2011,   eLaSTiCo (ex Fragilecontinuo),   Bologna,   Gennaio 2011,   Arte Fiera Off,   Foto Greta Bizzotto

Arianna Fantin, Pretesto, 2011, eLaSTiCo (ex Fragilecontinuo), Bologna, Gennaio 2011, Arte Fiera Off, Foto Greta Bizzotto

Arianna Fantin,   Testo cucito,   2010

Arianna Fantin, Testo cucito, 2010