Animale Domestico,   2013,   Via Eustachi,   Milano

Animale Domestico, 2013, Via Eustachi, Milano

 

Tre signore simpatiche e socievole accoglievano, dietro al ‘bancone’ della Galleria d’Arte Eustachi, i visitatori che, tra il perplesso e il divertito, si spartivano il poco spazio disponibile. Gli ‘animali’ domestici hanno occupato una tranquilla galleria di ‘pittori della domenica’ (in senso buono) con numerosi e delicati interventi. Gli artisti, per lo più giovani, si sono presentati in questa occasione con un breve testo:

Spontaneo in generale è il gesto, sia fisico che intellettuale. Spontaneo è il sentimento di stupore che si può esperire scoprendo di aver consentito un nuovo corso alla ricerca intrapresa fino a quel momento. Le verifiche formali o di senso arrivano in un secondo momento. Il rapporto identità-alterità viene esaltato dal confronto con l’inaspettato. Un appuntamento al buio per ragionare su ciò che risulta lontano dal modus operandi conosciuto.

Dove finivano le ‘piccole cose di pessimo gusto’ e dove iniziava l’ironica mostra ‘contemporanea’ spesso era difficile da capire. Nulla toglie che la leggerezza della situazione abbia fatto scattare una tangibile interesse. Dopo pomeriggi interi passati ad ‘aguzzare la vita’ dentro al mi art, ora mi trovo a risolvere – a volte – il complesso rebus del fatidico ‘display’.

I colori da presepe non smontato, le luci ad hoc orchestrate da eleganti lampade anni ’70, la tenerezze delle teche stipate di oggetti, la presenza di tre signore (divertite quanto me), ha fatto si che le numerose opere esposte acquistassero d’intensità. Piantina dell’allestimento in mano, parto proprio da una delle signore – tale Sig.ra Gamalero – che ‘ospita’ l’intervento di Antonio Barletta, Buying land for…: un accumulo ‘ragionato’ di unghie finte che, per forma, colore e composizione, mi ricordavano piccole pappagallini tropicali, ma anche esotici fiori tropicali da mille e una notte. Da eccessi kitsch a lavori più sobri come le forme pulite ed essenziali di Andrea Sala con la scultura in poliuretano e gesso. Totemici i vasi di Paolo Gonzato in terracotta e champagne ‘L’isola delle rose’; perfettamente ambientate le altre due opere in ottone e alluminio (immagino ‘ritrovamenti’ in mercatini brick e brack). Stefano Mandracchia ha installato due opere: una che si mimetizza dentro ad una vetrina, quasi inghiottita da  brocche, centri tavola e statuine varie; l’altra, più appariscente, mostra una sorta di grande calendario con un tucano nascosto da un intervento astratto. Più imperiose le scultura di Samuele Menin: ‘Visione interna dello stomaco di un leone ferito da Ernest Hemingway e ‘Ferita di un leone colpito da Ernest Hemingway: una modellata con della cera, l’altra fatta di informi grumi di materia (legno, creta, paraffina e vino). Alessandro Guerriro ha pensato di installare una piccola scultura ‘Tam Tam Tam’. Non poteva mancare un teschio – qui in versione ironica, con una rosa tra i denti – di Andrea Branzi ‘Rosa Velenosa’. Altra opera mimetica, un’antropomorfa brocca di rame trasformata in un rigido essere dalla lunga proboscide. Affettuosa ironia anche nell’opera di Michele Gabriele che installa ‘Senza Titolo (ritratto del figlio di due miei quadri)’: un concerto di materiali diversi che richiamano alla mente barocche cornici d’altri tempi, accostate a studi cromatici dalle misteriose combinazioni. Abbraccia una parte dello spazio espositivo l’installazione a quattro mani di Patrick Tuttofuoco e Federico Tosi che, centrando pienamente il tema della mostra, hanno realizzato ‘Homecoming’: una lungo festone-catenella con diversi tipi di collari per cani. Girotondo di animali domestici, l’opera di Giovanni De Francesco raccoglie immagini di animali incorniciate e installate in cerchio. Sopra una teca anche un progetto editoriale di Collectif indigène (Andreanne Oberson et Jean Marie Reynier) e Marco Tagliafierro: Les Lapins ont détruit l’Opera de Zurich (opera di 100 esemplari per ‘Editions du petit O’).

Tra sedie, puff, teche, snikers e qualche cagnolino di passaggio, ‘Pet’, l’intervento di Federico Tosi. Opera coraggiosa per molti motivi, uno su tutti la presenza di cani che non vedevano l’ora di ficcare le zanne nella sfera pelosa.

Artisti in mostra: Antonio Barletta,   Andrea Branzi, Riccardo Dalisi,  Giovanni De Francesco,  Michele Gabriele,  Paolo Gonzato,  Alessandro Guerriero,  Collectif indigène (Andreanne Oberson et Jean Marie Reynier) e Marco Tagliafierro,  Stefano Mandracchia,  Samuele Menin,  Andrea Sala e Federico To si,  Patrick Tuttofuoco