Andrea Romano,   Doorkijkje,   installation view,   Galleria Fluxia,   Milano - Foto: Andrea Rossetti

Andrea Romano, Doorkijkje, installation view, Galleria Fluxia, Milano – Foto: Andrea Rossetti

Alcune domande ad Andrea Romano in occasione della sua personale,   Doorkijkje, alla galleria Fluxia di Milano. (Fino al 31 ottobre)

ATP: Doorkijkje. Una parola non facile da pronunciare. Significa ‘guardare attraverso’ nella lingua fiamminga. Hai scelto un titolo dall’ampia apertura semantica per la tua personale alla galleria Fluxia. Doorkijkje descrive una tecnica pittorica sull’azione del guardare. Perche? hai scelto questo titolo in relazione alle opere che esponi? E che relazione c’e? tra le varie opere? 

Andrea Romano: I gruppi di opere maturati durante l’estate ruotano intorno all’idea di trasmissione e ricezione delle immagini nel tempo e all’idea di esperienza legata alle cose che si producono o che si guardano. Il termine Doorkijkje usato per le rappresentazioni pittoriche non e? facile da tradurre. Del suo concetto mi interessa la messa in discussione della gerarchia dei piani e dei livelli prospettici. Poi implica una visione parziale e frammentaria di una scena, e? come guardare da dentro un grosso tubo e vedere tutto piatto. Con questa parola ho voluto dare un nome ad un processo ed a un approccio; spesso non pongo distinzioni tra cio? che guardo e cio? che faccio e la pratica si traduce in una imposizione di una visione.

ATP: La serie dei disegni “Potsherds & Gaze” traducono in forme astratte dei dettagli di frame del cartoon The Flintstones. Mi racconti il processo di scelta, riduzione e isolamento di questi disegni? In che modo ricordano, a tuo parere, gli antichi graffiti? 

A.R.: Guardare questo cartoon mi diverte perche? gioca con il tempo e ci inganna, e? come andare a ripescare nel nostro passato piu? remoto e ritrovarsi esattamente come adesso. Io estraggo dettagli ben precisi e li uso per creare delle composizioni. Questa operazione mi porta a voler eludere il significato delle immagini scelte e ne sfrutto l’ambiguita?, di riflesso chi osserva tende a colmare i vuoti e interpretare i gesti. Piu? che ricordare direttamente i graffiti il tentativo forse e? di ricreare idealmente il modo in cui potremmo guardarli. Le immagini sono aperte e considero questa fase del lavoro ancora uno studio che si sta evolvendo verso qualcos’altro.

ATP:  Per la serie fotografica (realizzata con la collaborazione di Delfino Sisto Legnani) invece il discorso, anziche? optare per un riduzionismo delle forme, si presenta quasi prolisso: close up su mani e braccia che stringono il calco in spugna poliuretanica di un cuscino. Mi racconti da dove sei partito per l’elaborazione di queste immagini? 

A.R.: A parte gli altri lavori, che porto avanti da un po’ e su cui sto ancora lavorando, la serie di fotografie e? piu? estemporanea. E? stato un processo molto istintivo e alcuni schizzi fiamminghi di fine ‘400 sullo studio del panneggio in relazione alle posizioni del corpo umano hanno funzionato un po’ da storyboard per la nascita del lavoro che avevo in mente. Con Delfino poi e? nato un confronto, mi interessava il suo approccio e abbiamo prodotto diversi scatti; tutti che ruotano intorno al calco e mettono a fuoco l’interazione, spesso goffa, di alcuni amici con questo oggetto.

ATP: Altro salto, non solo formale e tecnico, ma anche contenutistico con le sculture “Highlight”. In che modo queste opere instaurano un legname simbiotico con il presente?

A.R.: Questa serie e? un diario nel quale varie sculture segnano dei momenti, come se con questi lavori io cercassi di sancire ogni volta una tappa, o una sorta di record. Questo mi porta a seguire le varie ricerche sui materiali, ad esempio in questo caso quella sui pigmenti destinati all’industria automobilistica. E? come se per fare un’opera sempre “nuova” e “migliore” della precedente dovessi usare materiali con queste stesse caratteristiche. E? una soluzione apparentemente semplicistica (un po’ com’era per il “pennello Cinghiale”) ma fa parte della struttura narrativa della serie, che si propone come un progetto a lungo termine. E? un modo che mi permette di esplorare dei meccanismi che mi affascinano e cerco di attribuire a questa ricerca una sorta di valore biografico.Nelle ultime mostre ho iniziato a inserire sempre nuovi elementi parallelamente ad altri lavori. In questo caso ho allestito una stanza della galleria con le sculture “Highlight (Summer 2013)” mantenendo un richiamo formale con la serie “Potsheards & Gaze”.

Andrea Romano,   Potsheards & Gaze (1,  2). 2013. Grafite su carta cotone. Cm 82 x 67,   Galleria Fluxia,   Milano - Foto: Andrea Rossetti

Andrea Romano, Potsheards & Gaze (1, 2). 2013. Grafite su carta cotone. Cm 82 x 67, Galleria Fluxia, Milano – Foto: Andrea Rossetti

Andrea Romano,   Jelena pillow cast (2),   2013. Stampa digitale su alluminio. Cm 93 x 67. Galleria Fluxia,   Milano - Foto: Andrea Rossetti

Andrea Romano, Jelena pillow cast (2), 2013. Stampa digitale su alluminio. Cm 93 x 67. Galleria Fluxia, Milano – Foto: Andrea Rossetti

Andrea Romano,   Highlight (Summer 2013) (1). 2013. Ferro,   pigmento a cristalli liquidi. Cm 140 x 65 x 40. Galleria Fluxia,   Milano - Foto: Andrea Rossetti

Andrea Romano, Highlight (Summer 2013) (1). 2013. Ferro, pigmento a cristalli liquidi. Cm 140 x 65 x 40. Galleria Fluxia, Milano – Foto: Andrea Rossetti