Lorenzo Missoni,   L'enciclopedia,   2012

Lorenzo Missoni, L’enciclopedia, 2012

Cartoline da Meri Gorni, Lorenzo Missoni, Giulio Delvè e Alessandro Ruzzier.

Mart – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto

Andata e ricordo. Souvenir de voyage (Fino al 8 settembre 2013)

Testo di Valeria Marchi

Osservare una boule à neige sulla bancarella di un ambulante. Sfogliare l’album di fotografie delle vacanze. Attaccare al frigorifero una spilletta-ricordo comprata. Guardare attraverso caleidoscopi panoramici paesaggi lontani. Visitare l’Italia in miniatura. Soggiornare in una stanza d’albergo e ridisporre i mobili nel corso della notte. Vedere ombrelloni che roteano nello spazio e vecchie stanze di hotel in decadenza immortalate in fotografia. Scoprire camere ottiche e visori stereoscopici. Percorrere la storia del turismo, dalla formazione culturale del Grand Tour al sistema di massa dell’industria del divertimento.  

Dal 22 giugno all’8 settembre il Mart ospita la mostra Andata e ricordo. Souvenir de voyage, che illustra e sviluppa il variopinto repertorio di immagini, stereotipi, simboli, sogni, oggetti e stati d’animo che il ricordo, il viaggio, la vacanza e il turismo portano in sè, in un percorso espositivo che raccoglie documenti, fotografie, materiali d’archivio ma anche video, installazioni, sculture e dipinti di artisti contemporanei. Il filo conduttore è il souvenir, lo spazio e lo sguardo del turista e del viaggiatore. La mostra è curata da Nicoletta Boschiero, Veronica Caciolli, Daniela Ferrari, Paola Pettenella, Alessandra Tiddia e Denis Viva.

Le prime cartoline-interviste arrivano da Meri Gorni (Pegognaga, 1958), Lorenzo Missoni (Udine, 1965), Giulio Delvè (Napoli, 1984) e Alessandro Ruzzier (Trieste, 1967).

Mappare. La mappa dei ricordi: se il tuo lavoro esposto nella mostra Andata e ricordo. Souvenir de voyage, potesse parlare di un luogo, di un ambiente o di uno spazio, anche immaginario, di quale parlerebbe?

Meri Gorni:  Nell’installazione esposta al Mart, oltre a ritratti fotografici di donne, ci sono lettere su carta intestata di hotel di tutto il mondo! Ma il luogo che più mi affascina è quello della parola. Le parole sono cose e le cose sono parole. (Le immagini che sono dentro la parola sono infinite).  Scrivere, in questo caso una lettera, è confidarsi con un altro che non è lì con noi. Lo spazio della lettera apre uno spazio interiore, un momento di riflessione e, soprattutto, apre il nostro mondo all’altro.

  Lorenzo Missoni:  Quello che ho cercato di fare è creare dei luoghi che non siano un luogo ma la somma e la sovrapposizione di sensazioni, atmosfere, architetture, paesaggi, persone. Un viaggio nel viaggio.

Giulio Delvè:  Sicuramente parlerebbe di spazi mentali; mi piace pensare ad Hotel Tritone, come ad un dispositivo ipnotico e di alterazione percettiva, attraverso cui attivare altri stati dell’essere.

Alessandro Ruzzier:  Parlare di spazio e di immaginario, di spazio immaginario, mi permette di trascurare la dimensione fisica del termine spazio, anche se credo che gli spazi restituiscono memorie, immagini, storie in maniera quasi fisiologica, quindi contengono già un loro patrimonio immaginifico. Se dovessi concentrare la mia visione e focalizzarla su un luogo fisico mi addentrerei nell’analisi della casa dove vivo, sui differenti livelli temporali che si stratificano e che generano un presente tangibile e un passato che, man mano si procede all’indietro, si manifesta sempre più opaco all’analisi razionale ma che costituisce una superba superficie sulla quale proiettare qualsiasi ipotesi di storia lontana. E’ lo spazio del quotidiano che mi appare il più complesso e inquietante da immaginare.

Giulio Delvè,   Hotel Tritone,   2010

Giulio Delvè, Hotel Tritone, 2010

Ricordare. Il viaggio è spesso legato al ricordo di un momento, un volto, un paesaggio, un’opera d’arte, una musica, un odore, un incontro…Souvenir è ciò che dopo un viaggio ci riporta a ciò che si è vissuto. Riprendendo l’etimologia del termine, da “ricordare”, “rammemorare” ma anche nel senso di oggetto simbolico raccolto o trovato, puoi raccontare un tuo souvenir?

Meri Gorni:  Quando sono in viaggio mi piace raccogliere foglie di alberi che non conosco, semi di fiori che vorrei nascessero nel mio giardino, rametti di piante che vorrei attecchissero. Così, a volte, nelle tasche di giacche e cappotti, ritrovo sassolini o conchiglie o semi o petali, ed è un piacere toccarli, riconoscerli, farmi riportare nei luoghi dove li ho raccolti. È come riflettere su ciò che si è, sui passi compiuti, sui cambiamenti avvenuti. I miei souvenir sono per lo più questi piccoli reperti e ogni volta, per esempio, che innaffio la mia piantina che era un seme preso in Kenia, rivedo giraffe, leoni, elefanti e scimmie.

Lorenzo Missoni:  Credo che viaggiare, sia fisicamente che con la fantasia, sia un’esperienza che vada oltre il ricordo. Le esperienze di viaggio si sommano, per me, al desiderio di scoprire cose nuove nelle cose di tutti i giorni. In viaggio io non scatto foto e non compro oggetti che parlino del luogo dove sono stato, non mi interessa conservare un ricordo specifico ma ampliare la collezione di immagini e sensazioni che mi accompagna.

Giulio Delvè:  Gran parte della mia pratica artistica ruota attorno all’idea di oggetto-ricordo: le mie sculture prendono spesso le mosse da oggetti trovati o meglio, scelti, e in seguito ricreati, o smontati e riallestiti. Oggetti che provengono da cornici di gruppo molto specifiche, sono legati a rituali identificanti o a narrazioni condivise. Ed è per questo che vorrei parlarti di una mia piccola scultura intitolata Azione meccanica (di una roccia effusiva su un solido amorfo), una sorta di souvenir anarchico, un minerale urbano: Il sanpietrino ed il vetro derivano dalla violenta manifestazione nazionale del 15 Ottobre 2011 di Roma e mi sono stati portati da un amico-cosi come si può portare un souvenir da un viaggio-, che sono poi stati assemblati, quasi a ricreare una sorta di fermo-immagine fisico: il sampietrino avvolto dai frammenti di una vetrina nell’istante in cui viene infranta. Un vero e proprio elemento scultoreo scelto per la sua capacità di incarnare il luogo e il momento specifico di tale evento, più concreto e reale di una fotografia.

Alessandro Ruzzier:  I miei souvenir sono prettamente privi di feticcio iconico. Sono immateriali: ricordi fondamentalmente. E nella maggior parte dei casi incontri con persone, frammenti di conversazioni e, in ultima istanza, volti. Sono come fotogrammi non sviluppati, immagini latenti che, nel momento del loro riaffioramento, portano con loro la corruzione della verità dovuta al tempo e all’incertezza che ogni ricordo, riesumato, si porta appresso.

Alessandro Ruzzier,   Case,   2011

Alessandro Ruzzier, Case, 2011

Scrivere. Andata e ricordo. Souvenir de voyage espone diversi materiali fotografici della Collezione Trevisan e della Collezione Paolo e Kim Ventura. E’ presente in mostra una serie di photos de rêve degli anni Dieci del ‘900 che illustra la stravagante (ma nemmeno poi molto) fantasia di immaginarsi in un luogo, senza veramente esserci stato o averlo visto. Era abitudine, durante le fiere paesane, inserire il volto o il corpo in veri e propri set allestiti, scenari totalmente fittizi. Puoi descrivere una tua fotografia “di sogno”?

Meri Gorni:  La mia fotografia di ‘sogno’ è proprio quella della copertina del mio libro Come promesso, che accompagna l’installazione esposta al Mart. È uno still del video intitolato Nadym ed è un autoritratto di me con in mano una gallina e come sfondo – un fondale, per l’appunto, dipinto a mano – un cielo cupo e minaccioso. Nadym è l’ultimo piccolo villaggio russo prima della grande Siberia e io, nel video, ho immaginato di percepire, attraverso la gallina, il rumore del vento, la presenza dei lupi e la raggelante desolazione della steppa.

Lorenzo Missoni:  Nel lavoro dell’Enciclopedia c’è il continuo tentativo di rendere materiale e visibile un luogo ideale e la cosa che più mi affascina di questo lavoro è che non appena riesco a fermare un’immagine che dovrebbe, in qualche modo, appagare il mio bisogno di creare un luogo di sogno, nasce in me l’impulso di andare avanti a cercare un posto nuovo.

Giulio Delvè: Ti descriverei lo scenario di un tramonto, la cartolina scultorea di una delle cose più fisiche e immateriali al tempo stesso che possano esistere. L’estetica del tramonto in questo senso mi interessa molto, il momento in cui quell’astro scompare all’orizzonte si porta dietro una serie di simbologie e sentimenti che inevitabilmente contrastano e tra loro vanno in antitesi.

Alessandro Ruzzier: Sulla luna di Georges Méliès, seduto su un cratere.

Meri Gorni,   Ti mando,   come promesso,   il mio ritratto,   2006-2010 (particolare),   Courtesy dell'artista

Meri Gorni, Ti mando, come promesso, il mio ritratto, 2006-2010 (particolare), Courtesy dell’artista