TAKESHI MURATA I,   Popeye 2010 6 minutes,   edition 4/5 with 2 AP Single channel video; six minutes; sound by Devin Flynn and Ross Goldstein

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La Fondazione DEPART apre al pubblico giovedì 3 ottobre 2013 ANAMERICANA, una grande mostra a cura di Vincenzo De Bellis,  di trentadue artisti contemporanei, tutti statunitensi o residenti negli U.S.A. (fino al 14 novembre). La mostra è stata organizzata in collaborazione con American Academy in Rome.

Alcune domande al curatore Vincenzo de Bellis

ATP: Curioso titolo, Anamericana. Il prefisso ana- significa ‘all’insù’, ‘sopra’ (upward), indica elevazione, ma anche indietro, contro. A bruciapelo: c’è un lavoro, tra quelli che hai selezionato, che condensa il concetto di trascendenza insito nel titolo? O di contestazione, negazione?

Vincenzo De Bellis:Devo fare subito una precisazione perchè il titolo non ha il prefisso ANA ma AN. La seconda A fa parte del sostantivo Americana. Mi spiego meglio: il termine “Americana” nella lingua US english solitamente è utilizzato in riferimento alla raccolta di manufatti che presentano caratteristiche tipiche del patrimonio culturale statunitense, legate alla storia, alla geografia e al folclore del Paese. L’inserimento nel titolo del prefisso “An” apre a una duplice lettura: da un lato può essere letto in chiave grammaticale come articolo indeterminativo della lingua inglese, rappresentando pertanto una non specifica tipologia del sostantivo Americana,   dall’altro, letto come un prefisso privativo, rilegge il significato stesso della parola in chiave di negazione, come se tutto il senso di patriottismo e affezione che comunemente è legato al termine americana fosse negato e si indicasse invece proprio il loro opposto. Gli oltre trenta lavori esposti mostrano un’attitudine degli artisti contemporanei a lavorare su temi cari alla storia, alle tradizioni dell’arte e della società degli Stati Uniti, ma allo stesso tempo sembrano prenderne le distanze, sottolineando gli aspetti critici e controversi di un paese straordinariamente complesso. Le opere che più, secondo me, condensano il senso della mostra sono, tra le altre: la piccola opera Cowboy Snowman di Mike Kelley, che gioca proprio su due icone americane come il Cowboy e il pupazzo di neve; la riedizione di Rooftops di Ed Ruscha, un’analisi dello sviluppo economico-geografico-politico degli Stati Uniti; Fruits and Vegetables di Darren Bader, che prende in giro il rapporto con l’oggetto e con il possesso tipico della cultura liberista americana e il Supermax wall di Sterling Ruby, ispirato alle carceri di massima sicurezza degli Stati Uniti.

ATP: Qual’è il messaggio ‘forte’ che ti ha guida nella scelta degli artisti e delle opere? 

V.D.B.: Sono tutte opere della collezione della Depart Foundation e molte sono recenti acquisizioni. La collezione è fortemente basata sulla ricerca contemporanea di artisti soprattutto di base negli Stati Uniti. Volevo sottolineare questo aspetto tanto più che siamo negli spazi dell’Accademia Americana, che ha come mission quella di promuovere la cultura del proprio paese in Italia. La mostra vuole sottolineare la presenza di questi paletti precisi e chiaramente non ambisce in nessun modo a scrivere una “storia esaustiva” su un dato argomento, al contrario vuole rappresentare il punto di vista di una collezione privata e personale, intorno alla quale è possibile scorgere la figura del suo committente, con le sue forze e le sue “debolezze”, le presenze forti e le mancanze, l’amore per alcuni artisti e per alcune forme, suggestioni, idee, estetiche. E’ un racconto soggettivo di una raccolta soggettiva e manifesta apertamente la contestuale presenza di una tesi e della sua antitesi.

ATP: E’ da anni che oramai si discute sulla sensatezza di curare delle mostre ‘nazionali’. La Biennale è ancora in corso e abbiamo tutti ben capito che non c’è nessuna differenza tra un artista islandese e uno australiano. Detto questo, nella collettiva Anamericana emerge una ‘senso’ nazionale o confermiamo che non c’è differenza tra artisti di continenti diversi?

V.D.B.: Non è una mostra di artisti americani ma provenienti da tutto il mondo, con base negli Stati Uniti e inseriti nella collezione della Depart che, sia pur nelle diverse declinazioni e in una sempre più generale pluralità di gesti, forme, materiali e significati, secondo me hanno un minimo comune denominatore proprio nell’analisi della storia, della cultura, dei gesti, dei metodi, della società americana che però è una società comunque non nazionale ma internazionale. Per risponderti: non c’è differenza. Assolutamente.

ATP: Le stesse logiche con cui hai curato questa mostra, potrebbero ‘funzionare’ con una mostra italiana? Non rischierebbe di diventare una mostra folcloristica o, peggio, nazional-popolare?

V.D.B.: Gli Stati Uniti sono praticamente un continente e sono il frutto di una mescolanza di culture che non ha paragoni nella storia degli ultimi 3-4 secoli. Dire “vorrei fare una mostra di artisti americani” pertanto è un controsenso a prescindere: ecco perchè il titolo ha già la negazione. Non sono un fan delle mostre nazionali e concordo sul fatto che sono anacronistiche. Una mostra cosi in Italia? Ce ne sono state recentemente diverse. Sui risultati lascio a te l’interpretazione della mia risposta.

ATP: Ci sono delle opere ‘impegnate’? Se sì, quali sono?

V.D.B.:  Impegnate non so, impegnative di sicuro.

JON RAFMAN East Village,   New York,   USA 2012 40 x 64 inches / 101.6 x 162.5 cm C-print on Dibond

JON RAFMAN East Village, New York, USA 2012 40 x 64 inches / 101.6 x 162.5 cm C-print on Dibond

Le opere, provenienti dalla collezione della Fondazione DEPART e quasi tutte di recente acquisizione, sono di artisti eterogenei fra loro per generazione, poetica e ricerca stilistica: Uri Aran, Darren Bader, Aaron Bobrow, Joe Bradley, Nick Darmstaedter, Tom Burr, Louis Eisner, Roe Ethridge, Sam Falls, Mark Flood, Erik Frydenborg, Elias Hansen, John Henderson, Mike Kelley, Brendan Lynch, Takeshi Murata, Carter Mull, Oscar Murillo, Trevor Paglen, Mitzi Pederson, Seth Price, Rob Pruitt, Jon Rafman, Stephen G. Rhodes, Amanda Ross-Ho, Sterling Ruby, Edward Ruscha, Lucien Smith, Valerie Snobeck, Frances Stark, Mateo Tannatt and Oscar Tuazon.
Il catalogo della mostra, edito da  Nero in lingua inglese, contiene il testo di Vincenzo de Bellis e un ricco apparato iconografico delle opere esposte e della mostra.

Comunicato Stampa ? ANAMERICANA

ROE ETHRIDGE Dawn Patrol 2008 60x40 inches / 152.4x101.6 cm C PRINT

ROE ETHRIDGE Dawn Patrol 2008 60×40 inches / 152.4×101.6 cm C PRINT

DEPART Foundation is pleased to present the exhibition ANAMERICANA curated by Vincenzo de Bellis and hosted by the American Academy in Rome. The show will be on view until 14 November 2013.

The exhibition features more than forty works created by thirty-two artists who live and work in the United States and who use different media, such as painting, photography, graphics, sculpture, installation and video. The exhibition reinterprets the meaning of the word “Americana”, playing with the ideas of patriotism and positivism, concepts that have always been associated with its definition, while offering a more ambiguous and complex meaning.

All of the pieces in the exhibition come from the DEPART Foundation collection and most of them are recent acquisitions. The show will bring together the work of artists from different generations who pursue various poetic and stylistic expressions: Uri Aran, Darren Bader, Aaron Bobrow, Joe Bradley, Nick Darmstaedter, Tom Burr, Louis Eisner, Roe Ethridge, Sam Falls, Mark Flood, Erik Frydenborg, Elias Hansen, John Henderson, Mike Kelley, Brendan Lynch, Takeshi Murata, Carter Mull, Oscar Murillo, Trevor Paglen, Mitzi Pederson, Seth Price, Rob Pruitt, Jon Rafman, Stephen G. Rhodes, Amanda Ross-Ho, Sterling Ruby, Edward Ruscha, Lucien Smith, Valerie Snobeck, Frances Stark, Mateo Tannatt and Oscar Tuazon.

The term “Americana” refers to manufactured objects, or a set of artifacts, that belong or relate to the cultural heritage, history, geography and folklore of the United States. Many types of materials fall under the definition of “Americana”: paintings, prints and drawings, license plates or entire vehicles, household items, utensils and weapons, statues, and so on. Patriotism and nostalgia are predominant themes. Often the term is used to describe the subject of a museum or collection, or property for sale.

“The title of the exhibition itself presents a twofold interpretation; on the one hand ‘An’ could be read grammatically as the indefinite article that in this sense represents a non-specific typology of the noun “Americana”, or, read as a privative prefix, the sense of the word would change to become a negation of itself” – Vincenzo de Bellis explains – “The works on display, reveal a tendency of contemporary artists to relate their works to history as well as to artistic and social traditions of the United States, indicating a more complex interpretation as well as a kind of distancing that underlines the critical and controversial aspects of a diverse and extraordinary country”.

The exhibition is displayed throughout the American Academy in Rome and the pieces are arranged according to their formal and conceptual similarities.

A catalogue published by NERO will accompany the exhibition. The publication includes a text by Vincenzo de Bellis and photographs of the exhibited work.

http://www.aarome.org/

http://www.departfoundation.com/

JON RAFMAN Longleat House,   Horningsham,   Wiltshire,   UK 2012 40 x 64 inches / 101.6 x 162.5 cm C-print on Dibond

JON RAFMAN Longleat House, Horningsham, Wiltshire, UK 2012 40 x 64 inches / 101.6 x 162.5 cm C-print on Dibond