Alessandro Sarra,   L'inedito di Mozart veduta parziale dell'istallazione - Castello Colonna di Genazzano,   Roma 2013

Alessandro Sarra, L’inedito di Mozart veduta parziale dell’istallazione – Castello Colonna di Genazzano, Roma 2013

Breve intervista ad Alessandro Sarra in occasione della sua mostra L’inedito di Mozart e altri appunti per la rivoluzione al Castello Colonna di Genazzano (Roma). A cura di Claudio Libero Pisano (fino al 23 giugno)

ATP: Sei uno dei pochissimi pittori astratti conosciuti e attivi oggi in Italia, sempre fedele alla tela e ai colori tranne in rarissime eccezioni. In particolar modo questa attitudine verso l’astratto mi sembra che abbia quasi delle specificità geografiche. Roma, città dove vivi, è una di queste “zone”: sei d’accordo con me?

Alessandro Sarra: Non ho mai pensato al mio lavoro in senso geografico. In realtà, avendo sempre rifuggito la dicotomia astrazione-figurazione, non mi sono mai posto il problema, ma certo è che la tradizione e la storia che vedono Roma come uno dei centri dell’arte della seconda meta del Novecento è talmente densa che, anche se sei piccolo o non ancora nato, qualcosa respiri, ti arriva. Come in un racconto tramandato di padre in figlio. Mi è capitato spesso negli ultimi anni di vedere “Inverno”, uno splendido piccolo quadro di Antonio Corpora custodito in casa di amici collezionisti, un olio su tela di cm 100×81, dipinto nel 1959 durante un lungo periodo trascorso dall’artista in Germania. Ho sempre pensato che questo quadro anticipasse, a suo modo, molte delle atmosfere, della tragicità e della visione eroica della pittura che si sarebbe fatta in Germania vent’anni dopo, ovviamente parlo di atmosfere.

ATP: Come detto, raramente ti cimenti in opere che esulano dal contesto pittorico specifico. In questa personale, hai pensato di mettere in relazione un pianista al tuo lavoro pittorico. Senza contare che lo hai fatto in un luogo, suggestivo come il castello di Genazzano, che può creare forse un sovraccarico romantico. Mi parleresti di questa tua volontà di legare la tua pittura con la musica, nello specifico con la musica creata con un pianoforte?

AS: È un problema di tensioni nel lavoro. L’aspetto musicale, in senso di partitura-scrittura, è sempre stato vicino alla progettualità della  mia pittura sia nel singolo lavoro che nell’insieme.  È forse perché non la so suonare e neanche scrivere che questo tipo di attitudine alla complicazione mi affascina e dà tensione al  lavoro. In questo caso, in  realtà, tutto nasce casualmente sulla spinta della mia curiosità di raccogliere informazioni apparentemente disconnesse tra loro, elementi distanti sia dalla musica che dalla pittura. Dal 1984, data del ritrovamento delle false teste di Modigliani, fino ad oggi, mi sono reso conto che con cadenza poco più che annuale sono stati annunciati dei sensazionali ritrovamenti di opere dichiarate false dopo poche ore. Come dire, queste “veline di cronaca” mi hanno fatto  banalmente riflettere su quanto la crisi sia profonda e radicata nelle pieghe dei linguaggi e nei tessuti del pensiero contemporaneo; ho la sensazione che qualcuno ci abbia rubato il sillabario lasciandoci privi di strumenti e metodi grammaticali di lettura e analisi.  Il bisogno spasmodico di cercare radici identitarie, attraverso un linguaggio sensazionalistico, è  come dare risposte sbagliate a domande sbagliate.  Per la mostra L’inedito di Mozart e altri appunti per la rivoluzione ho scelto Mozart perché, oltre ad essere un genio assoluto, si evince dai carteggi che non concede possibilità di ritrovamenti: infatti con la KV629, il requiem incompiuto, chiude la sua produzione e la sua vita.

Ho deciso di lavorare mettendo letteralmente in scena il ritrovamento di una partitura inedita di Mozart, così ho chiesto a un compositore contemporaneo, il maestro Luigi Esposito, di scrivere la musica che poi ha eseguito il giorno dell’inaugurazione all’interno dell’istallazione.

Questo modo leggero e ironico di affrontare un argomento così delicato, attraverso un’istallazione composta da un pianoforte e una proiezione su un quadro bianco, poteva apparire dissonante rispetto allo spazio monumentale del Castello Colonna di Genazzano ma credo che fosse l’unico modo per dialogare con quell’ambiente museale e mi ha permesso, di contro, di pensare il resto della mostra in maniera più asciutta, evidenziando le varie direzioni che il mio lavoro sta prendendo nell’ultimo anno. Tutto questo in una serie di quadri diversi ma organizzati in perfetta sequenza.

ATP: Nella pittura astratta mi sembra evidente una compartecipazione della luce come elemento legante per eccellenza, quasi come se fosse il vero medium con cui diluisci i colori: la pittura astratta secondo te deve sempre e comunque necessariamente passare da questo teorema?

AS: La pittura passa sempre per la luce in generale. L’uso che faccio della velatura come approccio al lavoro rende molto importante la questione della luce, anche nella sua negazione, ma non credo sia una particolarità.

ATP: Per comprendere appieno i tuo quadri, sembra che sia necessario capire il significato che dai al concetto di ‘tempo della pittura’. Me lo spieghi ?  

AS: Ho sempre avuto la sensazione di svegliarmi al mattino e stare fuori sincro, come in un film doppiato male, per intenderci. Credo sia stato naturale per me assumere l’ossessione dell’aspetto temporale e utilizzarla come ingrediente del mio lavoro, in un tentativo donchisciottesco di affrontare la pittura con un approccio scientifico.  Tuttavia al tempo si devono attribuire molteplici significati rispetto sia alla pittura in generale che alla mia nello specifico.  Oggi c’è da considerare un aspetto fortemente politico nella pratica della pittura, a prescindere dai contenuti: qualsiasi espressione che operi un rallentamento temporale e obblighi necessariamente ad una seconda lettura sconfina naturalmente nella sfera della politica e si pone in antagonismo a una società che impone una distorta velocità.  Nel mio caso il fattore temporale acquista anche un senso legato alla tecnica della pittura: semplicemente il procedere per strati e velature leggerissime mi permette, semplicemente, di costruire immagini con facilità.

ATP: In modo spontaneo, la pittura per te è…

AS: Ritmo. Ciò che non la fa stare mai ferma.

Alessandro Sarra,   L'inedito di Mozart veduta parziale dell'istallazione - Castello Colonna di Genazzano,   Roma 2013

Alessandro Sarra, L’inedito di Mozart veduta parziale dell’istallazione – Castello Colonna di Genazzano, Roma 2013