© Alessandro Dandini de Sylva,   Senza titolo,   2011

© Alessandro Dandini de Sylva, Senza titolo, 2011

Intervista di Carmen Stolfi a Alessandro Dandini de Sylva 

Auguste Rodin, per esempio, dirigeva la fotografia delle proprie opere, controllandone minuziosamente luce, sfondo e messa in scena. Probabilmente fu anche il primo scultore a utilizzare la macchina fotografica per documentare – non rappresentare –  le fasi di sviluppo dei propri lavori, dall’idea al risultato finale.

Alessandro Dandini de Sylva è un artista, e anche curatore e, nel suo duplice ma complementare ruolo di creativo e mediatore, indaga la fotografia in ogni sua forma e applicazione.

Se dovessi scegliere, ti definiresti più artista o curatore? E perché?

Alessandro Dandini de Sylva: È complicato essere una cosa sola. E lo è ancora di più quando si parla di sfaccettature dello stesso percorso. In particolare tendo a soddisfare il mio interesse per la fotografia in tutti i modi possibili: osservo, fotografo, colleziono e condivido. la distinzione è puramente formale.

Quali sono i punti in comune tra l’artista e il curatore, e quali le divergenze?

A.D.d.S.: Se il mio lavoro di artista risponde a un’esigenza profondamente personale, la curatela ha invece a che fare con un bisogno di condivisione. forse è questa l’unica vera distinzione: guardare dentro e guardare fuori. per il resto non fa bene a nessuno fare solo una delle due cose.

Perché hai partecipato a una residenza per curatori?

A.D.d.S.: La residenza per curatori alla Fondazione Pastificio Cerere rappresentava per me una concreta possibilità di ampliare la mia ricerca attraverso il lavoro di altri artisti. ho accettato l’invito di Marcello Smarrelli e ho realizzato due progetti espositivi totalmente opposti: con Stefano Graziani abbiamo indagato il significato della rappresentazione e i limiti e le potenzialità dell’immagine documentaria; con Enrico Boccioletti abbiamo esplorato l’immagine digitale allo stato grezzo e immateriale combinando e confondendo volutamente i vari mezzi di produzione visiva.

Secondo te, come non si dovrebbe fare una mostra? O, quando una mostra non è una mostra?

A.D.d.S.: Occorrono visione e consapevolezza. bisogna essere in grado di tracciare una linea che dal passato arrivi fino a noi superandoci.

Che cosa non ti piace del mondo dell’arte?

A.D.d.S.:  È un mondo come tanti altri. Prendo quello che mi piace e lascio il resto.

Ci parli del progetto Palinopsia realizzato a conclusione della residenza al Pastificio Cerere, e della relazione tra scultura e fotografia che hai indagato anche nella mostra A Number of Angles durante l’ultimo Festival di Fotografia?

A.D.d.S.: Entrambe le mostre hanno a che fare con un nuovo modo di fare fotografia, e in modi diversi entrambe trasformano il linguaggio ed espandono il vocabolario della pratica fotografica. Il termine palinopsia descrive una forma di disturbo ottico in cui un oggetto continua a essere percepito anche quando è uscito dal campo visivo. La persistenza delle immagini residue ci è sembrata una traccia interessante per riflettere sui lavori esposti alla Fondazione Pastificio Cerere e sul loro allestimento. Nelle serie in mostra, Content Aware e Retina Sculpture, Enrico Boccioletti rende la manipolazione digitale una parte evidente dell’immagine. Copiature, cancellature e sovrapposizioni di livelli sono poi riprese dall’allestimento che letteralmente sovrappone e confonde i vari lavori enfatizzando il processo di elaborazione delle immagini.

Il lavoro di Fleur van Dodewaard in mostra al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma e? invece costituito da una serie di composizioni realizzate in studio che si collocano al confine tra pittura, scultura, installazione e fotografia. Si tratta di immagini che oscillano tra astrazione e rappresentazione e fanno riferimento a diversi soggetti della storia dell’arte, come il nudo e la natura morta, e con innumerevoli allusioni all’arte astratta e concettuale. A Number of Angles mette in luce gli aspetti illusori del mezzo fotografico per interrogare la natura della fotografia e della percezione.

Progetti futuri?

A.D.d.S.: Come artista, sono stato recentemente selezionato tra i tre vincitori della seconda edizione del Premio Shanghai e nella prima metà del 2014 sarò in residenza alla East China Normal University di Shanghai, dove lavorerò a un nuovo progetto in linea con la mia recente ricerca sul paesaggio.

Come curatore, a pochi giorni dalla chiusura della XII edizione di Fotografia – Festival Internazionale di Roma, sto già pensando a nuove idee per la prossima edizione, e nel mentre sto collaborando con Marcello Smarrelli ad un progetto sulla giovane fotografia italiana per la Fondazione Ermanno Casoli.

Come Alessandro, a giugno insieme a Claudia facciamo il grande passo e ci sposiamo. e questo è senza dubbio il progetto più importante. 

Carmen Stolfi

© Alessandro Dandini de Sylva,   Studio per decostruzione di paesaggio,   2012,   Inkjet print

© Alessandro Dandini de Sylva, Studio per decostruzione di paesaggio, 2012, Inkjet print

Fleur van Dodewaard,   Study for Black Nude,   2011,   Inkjet print,   90 x 135

Fleur van Dodewaard, Study for Black Nude, 2011, Inkjet print, 90 x 135

Enrico Boccioletti,   Indian Summer (Retina Sculpture),   2012

Enrico Boccioletti, Indian Summer (Retina Sculpture), 2012