Aleksander Veliš?ek - Gullivers,   Galleria A Plus A,   Venezia,   2015 - Installation view

Aleksander Veliš?ek – Gullivers, Galleria A Plus A, Venezia, 2015 – Installation view

Un Gulliver contemporaneo: quando la pittura incontra la narrazione e il biopotere

Aleksander Veliš?ek | fino al 26 aprile 2015 | A plus A Venezia

Con la mostra “Gullivers”, a cura di Aurora Fonda, che ha inaugurato sabato 21 febbraio presso la veneziana galleria A plus A, Aleksander Veliš?ek (nato a Šempeter pri Gorici in Slovenia nel 1982) racconta un viaggio attraverso il potere applicato al corpo umano, il volto, il linguaggio e le sue limitazioni.

Quando si osservano i suoi lavori non si è di fronte né a ritratti pittorici convenzionali né a busti della tradizione scultorea né a semplici raffigurazioni iperrealiste di personaggi pubblici, autorità politiche, religiose o culturali. Si è di fronte, invece, a “gullivers” dunque “teste”: “gulliver”, nel romanzo A Clockwork Orange di Anthony Burgess (1962), poi diventato il capolavoro filmico di Stanley Kubrick, è il crash linguistico per eccellenza di due mondi, il mondo sovietico e il mondo americano, la crasi concettuale della società che l’autore sublima con la fantascienza nella lingua “Nadsat”.

“La genesi di questo titolo deriva dal fatto che parole come ‘Testa’, ‘Head’, ‘Kopf’, ‘Glava’, ‘Ros’ Caput’ e ‘Kep alé’ risultano insufficienti per connotare le opere, così come termini quali “portrait” o “busto” non colgono nel segno.”

Le figure di Veliš?ek mi ricordano, vagamente, i ritratti intrappolati dell’austriaco Markus Schinwald che, attingendo all’iconografia della ritrattistica più tradizionale castiga e punisce i volti costringendoli in museruole, come fossero reduci di guerra o feriti. Ancor di più, l’artista sloveno costringe in reali strutture organiche e in maglie metalliche i propri personaggi: si tratta di supporti ortopedici che li imbavagliano, di micro-operazioni chirurgiche che li deformano.

La derivazione della pittura di Aleksander è tutta slovena, o meglio yugoslava, protesa in un’attenzione geopolitica particolare alla società, alle trasformazioni – appunto, ortopediche – che il blocco orientale dopo la caduta del muro di Berlino ha subito.

Ma non solo. Sandro Pignotti, nel bel saggio di catalogo della mostra, ci dice che “ognuno dei viaggi di Gulliver diventa il pretesto per irridere, di volta in volta, il sistema giudiziario la politica l’assurdità delle convenzioni sociali e delle dinamiche di potere dei propri contemporanei”, così come per Veliš?ek che rappresenta attraverso i suoi gullivers – per citarne alcuni: Joseph Beuys, Julian Assange, Bradley Manning, Edward Snowden, Vladimir Putin, Silvio Berlusconi, Anna Stepanovna Politkovskaja, Papa Giovanni Paolo II, Stéphane Hessel, Giovanni Testori e i filosofi Noam Chomsky e Diego Fusaro – i poteri e la dedizione totale ad una causa etica, politica, culturale che accomuna i personaggi. Uomini e donne su fondo nero, chiusi dal vetro e dalle cornici di legno e metallo create dall’artista stesso, a volte anche pesantissime e costringenti, superando i 20 kg di peso. Sono teste spaventose, fragili, oscene e deformate. Sono teste metaforiche e politiche.

La mostra si articola nei due piani della galleria esponendo i lavori più recenti dell’artista in una sezione e lasciando un piano libero per un intervento di raccolta di immagini fotografiche in bianco e nero dei personaggi dipinti, serialmente e mediaticamente osservati e contestualizzati nella fisionomia e nella biografia.

Testo di Valeria Marchi

Aleksander Veliš?ek - Gullivers,   Galleria A Plus A,   Venezia,   2015 - Installation view

Aleksander Veliš?ek – Gullivers, Galleria A Plus A, Venezia, 2015 – Installation view

Segue una breve intervista di Marco Tagliafierro all’artista

Marco Tagliafierro: Rendere giustizia al colore nella sua materialità è per te un impegno imprescindibile?

Aleksander Veliš?ek: De Kooning diceva che la pittura ad olio nasce per dipingere la carne umana. Negli ultimi lavori ho cercato di accentuare questo concetto: per me la pittura è carne, organismo vivente. Per questo ho sentito il bisogno di aggiungere delle fredde strutture metalliche, in modo da ottenere un contrasto con il calore della pittura ad olio.

MT: Così come portare la pittura a sé stessa?

AV: Esatto. Mater?a, colore, pennellata v?vente.

MT: Materia e soggetto vengono a coincidere attraverso il tuo modus operandi?

AV: E’ inevitabile. ? soggetti vivono un conflitto tra la loro organicità irregolare e la fredda geometria predefinita del sistema. E’ un eterno conflitto che si ritrova nello stesso titolo della mostra, gulliver(s), per Swift sia “gabbiano” che “credulone”.

MT: Nel restituire il soggetto del tuo lavoro ti impegni in una definizione sempre più minuziosa dello stesso; nel tentativo di chiarirlo finisci per torturarlo?

AV: Non riesco a concepire un’opera d’arte senza la sua dose di violenza. Il libero arbitrio che muove i miei personaggi crea un conflitto: un taglio netto che viene ad incidere sui loro corpi.

MT: Che significato esprime l’opaca ruvidezza, l’allucinato, sabbioso riverbero della materia pittorica che ottieni?

AV: E’ la ruv?dezza del tempo. La m?a p?ttura s? real?zza attraverso una lenta esecuz?one, strato dopo strato. L’organicità che nasce dalla materia non può che prescindere da una temporalità dinamica. Il tempo è fondamentale nel farsi dell’opera e all’interno dell’opera stessa.

Aleksander Veliš?ek - Gullivers,   Galleria A Plus A,   Venezia,   2015

Aleksander Veliš?ek – Gullivers, Galleria A Plus A, Venezia, 2015

Aleksander Veliš?ek - Gullivers,   Galleria A Plus A,    Venezia,   2015 - detail

Aleksander Veliš?ek – Gullivers, Galleria A Plus A, Venezia, 2015 – detail