James Turrell,   Sky Space I 1974. Foto di A. Zambianchi – Simply.it,   Milano

James Turrell, Sky Space I 1974. Foto di A. Zambianchi – Simply.it, Milano

Robert Irwin Villa Panza 2013  © Villa Panza 2013 ©2013 Philipp Scholz Rittermann

Robert Irwin Villa Panza 2013 © Villa Panza 2013 ©2013 Philipp Scholz Rittermann

Si è inaugurata da pochi giorni ‘Aisthesis – All’origine delle sensazioni’ la mostra che mette in dialogo Robert Irwin e James Turrell a Villa Panza: dimora conosciuta per la sua strepitosa collezione d’arte contemporanea e dal 1996 parte del patrimonio del  FAI (Fondo Ambiente Italiano), a seguito della donazione dei proprietari Giuseppe e Giovanna Panza di Biumo. La mostra è a cura di Michael Govan, direttore del LACMA di Los Angeles e di Anna Bernardini, direttore di Villa e Collezione Panza.

Aperta per la lunga durata di un anno – fino al 2 novembre 2014 – questa mostra è un’occasione unica per immergersi in opere ambientale di una bellezza indescrivibile. Indicibile perché l’incanto di cui parlo fa parte di quel genere di concetti, come il tempo, il silenzio, l’amore, dove l’intelletto non solo non può comprendere, ma può anche compromettere un’esperienza poetica profonda. E’ per questo motivo che vi consiglio vi visitarla magari da soli e con la possibilità di prendervi tutto il tempo necessario non per capire le opere, ma per sentirle.

Il fulcro di ‘Aisthesis’ si presenta fin da subito come l’unione di tre personalità, due artisti e un illuminato collezionista, che hanno iniziato un dialogo circa quarant’anni fa, proprio a Varese e continuato poi negli Stati Uniti e in tante altre parti del mondo. Le 19 opere – tra installazioni permanenti, lavori site-specific e proiezioni, che vanno dalla metà degli anni ’60 ad oggi – rivelano, ora come allora, la forza dell’invisibilità, la poesia della luce, l’intensità delle sensazione guidate da forme di percezioni consapevoli. Mentre scrivo mi sembra di inaridire le indescrivibili e impalpabili suggestioni che ho avuto mentre attraversavo le sale di Villa Panza. Non c’è nulla di più complesso che descrivere il mutare lentissimo della luce, il suo sfumare con il passare del tempo. Eppure è proprio questa mutevolezza, l’inafferrabilità della luce, ma anche la consapevolezza del susseguirsi delle stagioni, del mutare del colore della natura, che i due grandi artisti viventi, Turrell e Irwin, raccontano da sempre con le loro opere. Un racconto avvenuto anche grazie alla lungimiranza e generosità di Giovanna Panza, che ha saputo più di altri cogliere, decenni fa, le potenzialità dell’opere di questi due artisti. Innamorato dapprima del minimalismo, per poi concentrare il suo interesse, soprattutto nella fine degli anni ’60 e per il decennio dei ’70, per l’arte ambientale, il conte Panza ha dato avvio a una raccolta inestimabile di opere: oltre 2500 pezzi in oltre cinquant’anni di assidua e costante ricerca.

La mostra si snoda in più spazi della villa e idealmente si sviluppa tra due poli: le opere permanenti (restaurate di recente) di Robert Irwin, ‘Varese Portal Room’, ‘Varese Scrim’ e ‘Varese Window Room’, tutte le 1973; e ‘Lunette’, ‘Sky Space I’ e ‘Virga’ (1974) di James Turrell. La prima serie descrive con dei fori nel muro che sembrano semplici finestre senza infissi la bellezza del paesaggio attorno alla villa: opere pittoriche e filmiche al tempo stesso, che mostrano senza artifici i cangianti colori del paesaggio. Diverso il discorso per ‘Verese Scrim’. Irwin ha diviso in due una stanza con un telo bianco che lascia intravedere,   solo grazie ad una particolare intensità di luce, il resto dello spazio. L’effetto è quello di vedere due piani quasi indistinti con un leggero taglio che ne delimita l’intensità di luce

Anche nell’opera di Turrell, ‘Sky Space I’ del 1974, la protagonista è la luce: l’artista ci invita ad osservare il cielo attraverso lo sfondamento del soffitto. Mediante un quadrato senza spessore, osserviamo da questa apertura ‘celeste’ il cielo come se lo vedessimo per la prima volta. Che meraviglia dunque penetrare un azzurrissimo cielo da un quadro dall’incommensurabile profondità. In quella mattina fortunata, il caso ci ha donato una limpida e luminosa giornata di sole: condizione perfetta per vedere al meglio ciò che, banalmente, non guardiamo quasi mai.

Al polo opposto di queste opere, due installazioni allestite in occasione di questa mostra. Per la scuderia James Turrell ha ideato un nuovo ‘Ganzfeld’, mentre occupa lo spazio della Limonaia l’installazione di Robert Irwin, ‘Villa Panza 2013’, installazione che si presenta in dialogo con l’opera pensata da quarant’anni prima, ‘Varese Scrim’ del 1973.

Ganzfeld (in italiano si traduce in campo totale), è un ambiente destabilizzante dove l’alto e il basso, il vicino e il lontano, la mutabilità dei colori rendono l’attraversamento di quest’ambiente un’esperienza totale. Interessato a “un nuovo paesaggio senza orizzonte”, con questo ambiente ‘alieno’ Turrell mette alla prova la nostra capacità di percepire, di definire, di pensare. Avvolti dalle pure sensazioni sonore (un palpabile silenzio), cromatiche, luminose, l’artista ‘modella’ la nostra percezione, l’accompagna verso un percorso mentale e spirituale, prima che logico e intellettuale.

Si presenta come un labirinto sensoriale ed esperienziale, invece, l’opera ‘Villa Panza 2013’ di Robert Irwin: riprendendo concettualmente il ‘taglio percettivo’ di ‘Varese Scrim’, l’artista ha costruito un percorso fatto di luce e spazio. Modellando l’ambiente con la luce naturale e un velario di tela bianca, Irwin ha costruito un ambiente geometrico dove si ha la sensazione di camminare dentro un quadro tridimensionale, dove i vari piani prospettici mutano mano a mano che si attraversa lo spazio. Altre opere recenti in mostra di Irwin, Untitled (Column) del 2011 – un’alta colonna di plastica trasparente che riflette luce e colori a seconda degli spostamenti del sole – e Piccadilly (2013), opera realizzata con una serie di tubi fosforescenti allineati.

Robert Irwin,   Varese Portal Room 1973  Foto di A. Zambianchi – Simply.it,   Milano

Robert Irwin, Varese Portal Room 1973 Foto di A. Zambianchi – Simply.it, Milano

Durante la presentazione stampa, Rosa Giovanna Magnifico, moglie del grande collezionista Giuseppe Panza di Biumo, ha raccontano alcuni ricordi legati all’incontro con James Turrell.

“Cosa abbiamo provato Beppe e io quando abbiamo conosciuto James Turrell? Per noi che eravamo sempre in giro in America per cercare nuovi artisti, questo incontro è stato una rara e fondamentale esperienza di vita. Incontrare questi due artisti ci ha inevitabilmente cambiato la vita.”

 Parlando di Turrell: “Lui ci ha fatto entrare in un ‘ambiente’ fatto di percezioni che, solitamente, non si vedono mai nell’arte. O meglio, alcune cose si guardano, ma a questo atto non corrisponde l’atto del pensare. Ricordo che in uno dei primi incontri, James ci ha portato in una stanza e ci ha fatto stendere davanti ad una piccola finestra. Ci ha lasciati lì per lunghe ore, dalle 4 alle 9 ad osservare il cambiamento del colore del cielo, le sue sfumature. Fu un’esperienza totalizzante. Ci ha fatto capire che per diventare consapevoli del mutare dei colori del cielo, impercettibili, avevamo bisogno di stare lunghe ore ad osservarlo. Abbiamo anche capito che la natura è un’insegnante straordinaria. E’ stato lui da instillarci questa consapevolezza. Il cielo è sempre là, nella sua profonda bellezza, ma è come se non lo vedessimo mai. Il cielo è una cosa stupenda. Questo, Giuseppe lo aveva imparato proprio da due artisti sensibili come Turrell e Irwin. Ricordo che per anni, quasi tutte le sere, all’ora del tramonto, Giuseppe passeggiava lungo il giardino di Villa Panza e si fermava almeno una mezzora a guardare il cielo.” (…) “Quando una persona impara a guardare il cielo, impara anche a guardare dentro di sé. Il grande insegnamento che ci hanno impartito questi due artisti riguarda sì l’atto del guardare pensando, ma anche come guardare e sentire le percezioni. Con il loro lavoro, l’arte per noi non è stata più la stessa perché è come se ci avessero aperto gli occhi su come percepire e osservare la realtà e l’arte. Per comprenderle bisogna ‘entrare dentro’… altrimenti restano cose di superfice impenetrabili.”

Alla presentazione stampa era presente James Turrell, artista che grazie ai finanziamenti di Giuseppe Panza, nel 1974 , ha potuto realizzare i primi disegni per il Roden crater project in Arizona, quella che sarebbe poi rimasta la sua opera più celebre e che lui ha definito ‘un monumento alla percezione’.

L’artista racconta: “Uno dei primi pensieri che ho avuto di Giuseppe, venendo in questa grande casa nel lontano 1973, è stata quella di pensarlo come un monaco. Lui, assieme alla famiglia viveva in una piccola parte della villa, in poche stanze. Il resto dello spazio era interamente dedicato all’arte. Non c’era luogo in tutta la casa, dove non ci fosse arte, solo la cucina, forse. Ma lì c’era solo lo spazio per le ‘creazioni’ di Giovanna, bravissima cuoca. Se c’è una famiglia che ha dedicato l’intera vita all’arte, questa è proprio quella di Giuseppe e Giovanna. Sono venuti fino in Arizona, nel deserto dell’Arizona, per vedere il ‘cratere’ che volevo realizzare e che ho realizzato anche grazie al loro aiuto. Hanno dedicato dunque la loro vita all’arte e la hanno anche donata. Penso ai molti luoghi sparsi in tutta Italia, penso a Poggio a Caiano, a Vigevano, a Venezia… penso ai loro tanti tentativi per mantenere e conservare la grande collezione. (…) Per  quanto mi riguarda, ho imparato molto da questa famiglia. Come artista, trovarsi di fronte a questo atteggiamento generoso e altruista, di fronte a questo grande obbiettivo di dedicarsi all’arte completamente, ti cambia, ti fa pensare. Ed è quello che è successo a me quando ho incontrato Giuseppe e Giovanna. La nostra amicizia dura da oltre 40 anni. 4 decenni passati dalla prima volta che sono entrato in questa villa. Molte volte mi hanno chiesto cosa è cambiato in questo lungo periodo e il più grande cambiamento, in realtà, è quello avvenuto dentro me stesso. (…)

Probabilmente Giuseppe non era consapevole che quando mi ha invitato qui per pensare alle opere da fare, avrei finito per fargli un buco nel tetto. E’ stata un’esperienza rara quella che ho vissuto con Giuseppe. Mi è stata data l’opportunità di poter creare in totale libertà, in un’atmosfera veramente speciale. (…)

Tanta parte dei collezionisti che ho incontrato, hanno quasi sempre avuto l’obbiettivo di collezionare arte per poi mandarla all’asta e guadagnare dei soldi per poi rinvestirlo in altri artisti. Questi passaggi a volte hanno rovinato la vita di molti artisti. Questo non è stato il caso dei Panza. Lui era un collezionista che ha anticipato i tempi. In molti dei luoghi dove ha tentano di poter conservare parti della sua grande collezionisti, le sue donazioni non sono state accettate. Le persone non erano pronte al tipo d’arte che lui sosteneva e collezionava. E’ per questo motivo che lo penso come una figura precorritrice dei tempi.

Per me è un vero onore essere di nuovo qui, dopo così tanti anni, con questa grande famiglia. Questa è una dedica a Giuseppe, è lui che ci ha spinto a cercare la realtà più alta, un livello più elevato di ciò che stavano facendo.”

Documentazione - Aisthesis - All'origine delle sensazioni,   Villa Panza 2013

Documentazione – Aisthesis – All’origine delle sensazioni, Villa Panza 2013

Documentazione - Aisthesis - All'origine delle sensazioni,   Villa Panza 2013

Documentazione – Aisthesis – All’origine delle sensazioni, Villa Panza 2013

Villa Panza,   Varese 2013

Villa Panza, Varese 2013

James Turrell,   Villa Panza 2013

James Turrell, Villa Panza 2013