“Con un titolo – che definirei ‘incendiario’ – Jimmie Durham, ha voluto suggerire quello di cui c’è bisogno in questi tempi, un incoraggiamento, uno stimolo, ma soprattutto una grande passione”.  “Add Fire è il titolo bellissimo che Jimmie Durham dedica alla 9a edizione del Premio Furla 2013. Pensando al fuoco, immediatamente affiorano alla mente schiere di immagini e metafore; le associazioni con questo primo elemento sono così tante e così facili che diventa paradossale e difficile scriverne: il fuoco che purifica, il fuoco che porta la luce, la fenice che risorge dalla proprie ceneri, il fuoco ardente della passione, il fuoco iniziale del Big Bang, l’incandescenza della lava vulcanica, gli scoppi delle bombe, gli incendi, i roghi, la luce, la fiamma di una candela…”

Così introduce Chiara Bertola la nona edizione del Premio Furla, che quest’anno vede l’artista statunitense nei panni del padrino, nonché firmatario del titolo ADD FIRE.

L’immagine guida infatti, come una stella cadente o una torcia nell’oscurità, illuminerà i ‘cieli’ soprastanti i cinque artisti selezionati per questa edizione.

Ecco i nomi degli artisti e i rispettivi curatori selezionatori:

Tomaso De Luca (1988) selezionato da Ilaria Gianni e Alice Motard

Chiara Fumai (1978) selezionata da Stefano Collicelli Cagol e Bart van der Heide

Invernomuto / Simone Bertuzzi (1983) e Simone Trabucchi (1982) selezionati da Filipa Ramos e Elena Filipovic

Davide Stucchi (1988) selezionato da Francesco Garutti e Yann Chateigné Tytelman

Diego Tonus (1984) selezionato da Vincenzo Latronico e Fanny Gonella

Da due anni la struttura del Premio è cambiata, mettendo a fuoco non solo una cinquina di artisti, ma anche di ‘giovani curatori che, a loro volta, hanno potute scegliere un curatore straniero.

La scelta dei curatori di quest’anno, a giudicare dai curriculum, è molto buona.

Yann Chateigné Tytelman (nato nel 1977) è critico e curatore. Dal 2009, è Preside del Dipartimento d’Arte presso l’Università di Arte e Design a Ginevra.

Stefano Collicelli Cagol (Padova, 1978) è PhD Researcher presso il Curating Contemporary Art Programme del Royal College of Art di Londra.

Elena Filipovic è giornalista, storica dell’arte e curatrice al WIELS Contemporary Art Centre di Bruxelles.

Francesco Garutti (Milano, 1979) è art editor di “Abitare” e curatore indipendente. E’ docente di “History of Modern Art” e co-docente di “Museologia” presso NABA Dipartimento di Arti Visive e Studi Curatoriali, Milano.

Ilaria Gianni (1979) è curatrice e critica d’arte. Attualmente è co-direttore artistico della Nomas Foundation, Roma

Fanny Gonella è una storica dell’arte e curatrice presso il Bonner Kunstverein.

Vincenzo Latronico è uno scrittore e traduttore. Ha pubblicato di recente il bel libro La cospirazione delle colombe (2011). Tiene un corso di scrittura alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Alice Motard è n ata nel 1978 a Parigi, Alice Motard è una curatrice francese che attualmente vive e lavora a Londra.

Filipa Ramos è critica d’arte e vive fra Milano e Londra. Attualmente è docente presso il Department of Visual and Performative Arts of the IUAV/University di Venezia e al MA of Experimental Film of Kingston University, Londra.

Bart van der Heide attualmente vive e lavora a Monaco di Baviera dove è Direttore- curatore del Kunstverein Munich.

LE MOTIVAZIONI:

Tomaso De Luca / Statement di Ilaria Gianni

Partendo dallo studio di frammenti provenienti dalla storia, il lavoro di Tomaso De Luca (Verona, 1988) innesca una nuova analisi del vocabolario storiografico consueto. L’artista, abbandonando un sistema di pensiero verticale si appropria di una temporalità e di una spazialità codificata, restituendola sotto nuove vesti. Attraverso i suoi soggetti che ruotano intorno al senso del corpo, della storia, del paesaggio e dello spazio, l’artista elabora le sue considerazioni sull’idea di monumento. Mettendo in discussione il suo ruolo e la sua posizione, De Luca decostruisce così l’emblema della memoria storica per eccellenza. Il simbolo saldamente ancorato a un tempo e a una rappresentazione acquista nell’opera dell’artista una mobilità; il paesaggio si avvia verso una trasformazione e la storia trova una possibilità di fuga dalla sua immobilità.

Chiara Fumai / Statement di Stefano Collicelli Cagol

Chiara Fumai celebra l’ambiguità e l’indeterminatezza della condizione umana, tesa tra contraddizioni e passioni violente. Le sue performance e installazioni creano scenari stranianti che si delineano attraverso la riflessione su scritti di dissenso politico, questioni di identità sessuale, femminismo anarchico, fenomeni paranormali e molto altro. In questi ambienti, Fumai dialoga, declama, urla mettendo le sue molteplici personalità al servizio di persone vissute nel passato (per esempio Annie Jones, la donna barbuta; il mago Houdini; Rosa Luxemburg) che vengono evocate nel corpo dell’artista e interagiscono con gli spettatori. Più che proporre certezze solide e confortanti, Fumai spiazza di continuo il suo pubblico, invitandolo ad ampliare il proprio immaginario e con esso la propria conoscenza.

INVERNOMUTO / Statement di Filipa Ramos

Invernomuto è una coppia di artisti formata da Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi, che dal 2003 collaborano e lavorano insieme. Il loro lavoro si basa sulla pratica della ricerca complessa e costante, che si articola intorno alla circolazione e alla trasmissione di quelle forme, idee e contenuti che animano gli immaginari trans-culturali contemporanei.
Tale interesse per i processi e le condizioni di trasmutazione della cultura li conduce a dare particolare attenzione al dialetto e alle manifestazioni popolari, intrecciando alcuni dei loro aspetti con elementi folcloristici, metropolitani e subculturali. Questi vengono elaborati grazie alla combinazione di grafica, musica, suono e immagini, come elementi che diventano un unico insieme nell’opera che essi producono, e che assumono diverse configurazioni, come installazioni video, performance, eventi mediatici dal vivo o progetti editoriali.

Davide Stucchi / Statement di Francesco Garutti

Al centro dell’opera di Davide Stucchi c’è uno dei temi chiave del nostro tempo: il rapporto tra presentazione e rappresentazione, tra strategia di comunicazione e seduzione. Esplorando le logiche di produzione e allestimento del sistema della moda, indagando le tecnologie di costruzione, editing e ripresa fotografica, Stucchi presenta agli occhi dello spettatore una riflessione sottile sul mondo della composizione delle immagini e il loro commercio nel contesto dell’arte e non solo. L’artista studia le metodologie di rappresentazione dell’opera – si appassiona a McCracken, alle fotografie di Medardo Rosso e Man Ray così come alle strategie dell’e-commerce – per decostruire l’idea stessa di display. I meccanismi classici di presentazione di un oggetto/prodotto sono stravolti nel lavoro di Stucchi: si trasformano in una coreografia di gesti e movimenti in cui il punto di vista è spesso indecifrabile – nascosto o forse moltiplicato – e scultura e fotografia dialogano in modo inatteso e ambiguo. L’opera è un’immagine della quale è difficile rintracciare l’origine e la materia, un frame in cui primo piano e background si confondono.

Diego Tonus / Statement di Vincenzo Latronico e Fanny Gonella

Come un ipnotista che s’interrompe a metà dell’atto, Diego Tonus usa varie tecniche – principalmente film e performance per manipolare la percezione del pubblico di un processo sociale o culturale, svelando una struttura di autorità. Che lavori col video (che col montaggio permette di ri-raccontare, alterandola o stravolgendola, un’esperienza individuale),  con la voce (che conosce precise tecniche di tono e modulazione per influenzare la reazione inconscia di chi la sente), o con il testo giornalistico (che dichiara verificato – quindi “vero”? – ciò che narra), la ricerca di Diego Tonus analizza l’equilibrio fra le modalità del racconto e il suo contenuto, mostrando o lasciando intuire in quanta misura esse siano innanzitutto strumenti di potere e di manipolazione: sia sul pubblico che sul proprio oggetto.