Scontro tra vuoti e pieni, tra terreno e metafisico, storia dell’arte e ‘profondità’ mediatica. Nella piccola scacchiera – quale potrebbe fungere lo spazio di Gasconade – si muovono nello spazio grosse pedine o, per rimanere nel gioco degli scacchi, pedoni e figuranti. Non regine o cavalli, ma saette, cerchi e voluminose colonne. La ‘partita’ ha per titolo THINGIES: qualcosa di non specificato, una parola il cui significato non è chiaro. Due i giocatori: Alice Ronchi e Dario Guccio.

Senza una particolare disposizione compositiva, i vari elementi scultorei sono collocati nello spazio; dialogano tra ‘fazione’ colorata – Alice Ronchi – e quella monocromatica – Dario Guccio. I due giovani artisti hanno sviluppato una particolare vena animistica: prelevare dal reale forme piatte o solide per scarnificarne la funzione. Ridotte a elementi geometrici semplici, gli artisti hanno sfruttato la complessità (e il mistero, in fondo) dei materiali: plexiglas, smalto e acciaio per le sculture Cerchio, Disco e Saetta di Alice Ronchi; polistirolo e misto di resina e cemento per la serie di  opere Integrity di Dario Guccio.

Tralasciando cosa richiama o suggerisce l’insieme dei lavori in mostra (scultura minimalista ecc), è più arricchente scoprire cosa hanno ispirato o conquistato l’attenzione dei due artisti.

La Ronchi cita apertamente l’opera dell’artista cinese Hsiao Chin (http://www.hsiaochin.it/), le sue forme sintetiche, i colori ad ampie campiture e l’immaginario molto elementare. Compiendo una sintesi morfologica, Alice da vita a delle forme archetipe trovate in un ipotetico viaggio spaziale: Luna, Marte, Giove.. Compone una divertente e personalissima ‘spaziologia’ colorata e cristallina.

Geometrici ostacoli invece, per Dario Guccio che confonde leggerezza e pesantezza, presenza e assenza. Più terreno e mondano di Alice, Dario studia gli ingombri spaziali o, meglio, il vuoto lasciato dai corpi nello spazio. Gomiti a formare 90°, parallelepipedi invisibili tra una parete e le ginocchia, la lunghezza delle gambe, l’intralcio di un torace… I suoi leggeri parallelepipedi suggeriscono una pesantezza che non c’è. Trattati come fossero solidi pilastri portanti, in realtà sono voluminosi pezzi di polistirolo ricoperto con resine e cemento (mi ricordano le pareti esterne degli edifici). Sotto un leggerissimo strato di grigio, si intravede del colore rosa. Gustoso.

In stretta relazione le une con le altre, le ‘squadre’ di sculture giocano nello spazio, ne ritmano l’atmosfera. Scenografica la vetrofania studiata ad hoc da Guccio. Sembra un misterioso schema di gioco, in una partita agonistica in là da venire.

Pochissimi i vincitori. Vale la pena giocare (quasi sempre).

Dario Guccio Integrity #02,   2013 Styrofoam,   resin cement,   airbrush; 140 X 40 X 55 cm - Foto: Alessandro Zambianchi

Dario Guccio Integrity #02, 2013 Styrofoam, resin cement, airbrush; 140 X 40 X 55 cm – Foto: Alessandro Zambianchi

Dario Guccio Untitled,   2013 Vinyl print; dimensions variable Installation view at Gasconade,   Milan,   2013 - Foto: Alessandro Zambianchi

Dario Guccio Untitled, 2013 Vinyl print; dimensions variable Installation view at Gasconade, Milan, 2013 – Foto: Alessandro Zambianchi

Alice Ronchi Cerchio,   2013 Plexiglas,   enamel paint,   stainless steel; 72,  5 X 71 X 71 cm - Foto: Alessandro Zambianchi

Alice Ronchi Cerchio, 2013 Plexiglas, enamel paint, stainless steel; 72, 5 X 71 X 71 cm – Foto: Alessandro Zambianchi