Ragazze,   VIR Open Studio,   viafarini,   Milano 2013

Ragazze, VIR Open Studio, viafarini, Milano 2013 Foto: Francesca Verga

Inaugura stasera VIR Open Studio, nella sede di viafarini DOCVA in via Carlo Farini 35. Otto gli artisti invitati ad esporre: Enrico Boccioletti, Roberto Fassone, Tony Fiorentino, Pasquale Gadaleta, Luca Resta, Sebastiano Sofia, Federico Tosi, Carloalberto Treccani.

Un paio di giorni fa, accolta in entrata da una grande scritta a spray ‘ RAGAZZE’, ho fatto un giro nello studio, per vedere ‘a caldo’, il frutto di mesi di lavori degli otto artisti (tutti maschi e nessuna ragazza?).  

Mi hanno raccontato a grandi linee la gestazione delle loro opere, le eventuali difficoltà. Alcune domande, molte incertezze, buone intuizioni, casualità e caos.

Ho chiesto ad ogni artista di raccontarmi in poche righe le opere che espongono.

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Enrico Boccioletti,   Jailbreak-&-Unlock,  -2013

Enrico Boccioletti, Jailbreak-&-Unlock, -2013

Ho incontrato tutti gli artisti, a parte Enrico Boccioletti, del quale pubblico un testo più lungo e dettagliato delle sua esperienza al VIR.

“Ti parlo un po’ del lavoro durante la residenza, che per me non si è svolto solo in studio, anzi direi che in studio ho vissuto più la parte relazionale e umana con gli altri e ho lavorato più al di fuori.

In via Farini ho continuato a ragionare e rivisitare lavori seriali iniziati in precedenza, come la serie Content Aware (2011–ongoing) che è una collezione di immagini scaricate ( http://content-aware.tumblr.com/),  in cui il soggetto è assorbito e assimilato al piano del fondale, sfruttando in modo esagerato la funzionalità di riempimento in base al contenuto (Content-Aware Fill) di Photoshop. L’algoritmo del software genera automaticamente all’interno dell’area selezionata un pattern calcolato coerentemente ai pixel circostanti.

Le identità inflazionate e iper-accelerate dei modelli di partenza, negate della propria singolarità, sono reinserite in un flusso di ricorsività, un momento fermo, una nuova e nessuna forma. Nessuna in particolare: ogni identità possibile.

Quello che mi interessa, al di là del prescindibile risultato formale – interessante o repellente che sia – è la reiterazione ad infinitum di un gesto preciso,  che è sempre lo stesso.  È un lavoro “veloce” che viene dal flusso, e si reinserisce nel flusso “rigurgitato” in cui le immagini circolano in rete.

Poi ho ragionato un po’ con Sebastiano Sofia sull’allestimento, “prestandogli” come fondali e compagnia per le sue sculture due stampe dalla della serie Retina® (2012–2013) che avevo prodotto per la mostra “ Palinopsia” al Pastificio Cerere due mesi fa. Sono immagini ottenute dalla documentazione pesantemente alterata di sculture prodotte al solo proposito di avere un materiale di partenza che portasse con sé già una stratificazione innata: le sculture infatti sono messe insieme con vari oggetti trovati e pattern invece ottenuti da vari elementi chiave presi da vari comuni software di editing e foto-ritocco stampati su lastre di PVC adesivo. 

C’è uno sticker sopra la porta, da un render che avevo fatto per  Jogging, il tumblr collaborativo iniziato da Brad Troemel e Lauren Christiansen, Gigi Dag Logo Stack, 2013, che era andato piuttosto  virale 🙂 È uno stack ottenuto dall’estrusione in 3D del logo di Gigi D’Agostino, un ideogramma dall’alfabeto mandarino che rimanda approssimativamente all’idea del “fluttuare”.

Un’altra  immagine prodotta per Jogging, questa volta è una immagine fotografica nuda e cruda, incorniciata ed esposta all’ingresso sopra l’armadio,  Jailbreak & Unlock, 2013.

Poi sempre all’ingresso ci sono le pubblicazioni relative ad un progetto ongoing e piuttosto a lungo termine che è Translationships (2011–2013), e ne incarnano la parte più documentaria e oggettuale. Ci ho lavorato costantemente negli ultimi due anni:   http://www.spcnvdr.org/translationships-info/

Poi ci sono due nuovi testi che ho prodotto ultimamente #AERIAL e Softest Hard, entrambi di quest’anno.    Softest Hard invece è il nucleo testuale di un progetto-archivio di “istantanee”. È un work-in-progress che trae la sua esistenza da un interesse personale verso “varie forme di conoscenza contemporanea”, e lo porto avanti dal 31 dicembre del 2012.  Collegato per analogia a questa raccolta, faccio un lavoro di produzione di sculture la cui documentazione è semi-impossibile, sempre a partire da fogli di alluminio utilizzato insieme ad altri materiali più soft. Nello spazio di via Farini ho disteso quello che è l’anello di fidanzamento delle 8 “ragazze” in residenza, il nostro purity ring: lo spazio tra il cortile e l’interno degli studi è delineato e attraversato da un loop di 50m di foglio di alluminio su cui si estende circa 2 litri di sali da bagno Palmolive. Le vedo più come un gesto che un’installazione (seppur molto effimera) in sé: è un omaggio agli altri compagni di residenza concluso in questi ultimi giorni.

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Roberto Fassone Sibi

Roberto Fassone Sibi

Roberto Fassone

Testo di Pauli Accola (independent curator)

Roberto Fassone è un artista pazzesco.  Ha recentemente vinto il premio Moroso, gli ultimi 2 premi Furla e l’intera Bevilacqua La Masa. Obrist ha appena pubblicato “The Chosen One” (“Il prescelto”), un intervista di 100 pagine in cui discute con l’artista astigiano di amore, vita e black metal. Mi ha assegnato l’ onere e l’ onore di scrivere queste poche righe (comunque insufficienti), poichè è attualmente occupato ad allestire a New York la sua prima doppia personale (in cui i due artisti invitati sono lui e lui), dove esporrà il suo lavoro inedito “Impossible is Nothing”,   un’enorme sala in cui un drago e un dinosauro (veri) fanno sesso mettendo al mondo un unicorno (finto però).

In viafarini ha trovato il tempo di scrivere “ragazze” con lo spray fucsia di Sebastiano Sofia sulla parete principale della residenza. Si dice che Gioni si sia bagnato nei pantaloni dall’emozione.

sibi, software, 2012 

http://www.sibisibi.com/

sibi aka $b aka $B is an instructions generator.
it is also an artwork, a game, a cybertext and a software, depending from which point of view you are looking at it.
It’s been created between 2011 and 2012 by  Roberto Fassone.
sibi can generate 53.597.878.848 set of instructions. the sets are always composed by 6 instructions, 3 referred to the medium (M), 2 referred to the aboutness (A) (or theme) and one referred to the title (T) of the work that the player is asked to make

www.jamaicainroma.com (sito personale con le diavolerie)

www.sibisibi.com

http://www.visiogeist.com/component/hikashop/33-louis-vitone

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Tony Fiorentino,   Jeux d’enfants VIR Open Studio,   viafarini,   Milano

Tony Fiorentino, Jeux d’enfants VIR Open Studio, viafarini, Milano

Tony Fiorentino

“Jeux d’enfants / Vedo le spade di legno appuntite come delle sculture che rimandano all’infanzia, alle prime sperimentazioni con le quali cercavo di dare forma un oggetto. Un gioco da bambini – associato a un pericolo – che nella sua formalizzazione estetica rimanda a spade reali, ma leggere e quasi effimere: direi innocenti.”

“Untitled /  Un busto e una mascella di squalo: due elementi che dialogano tra loro, formando un’unica immagine. La configurazione possibile scatenata dal loro incontro presenta così connotazioni che rimandano alla sfera animale, legata a un ipotetico mammifero, trattato quasi come un reperto archeologico, che rimane però sempre indefinito.”

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Pasquale Gadaleta,   VIR Open Studio,   Viafarini 2013,   Milano

Pasquale Gadaleta, VIR Open Studio, Viafarini 2013, Milano Foto: Francesca Verga

Pasquale Gadaleta

“Presento un olio su carta di circa 3 x 5 metri, nato in una notte. Non ho concepito questo lavoro come una pittura astratta. La giustapposizione di colori sfumati, di pennellate e cromie, ricrea anzi delle colature sempre calibrate e attentamente modulate. Ho in questo modo dato voce a delle spinte legate a una dimensione esperienziale del fare, connotate da sensazioni e atmosfere molteplici.”

Oltre alla grande carta dipinta, Pasquale Gadaleta espone una serie di sculture di pane. L’artista, mi ha raccontato, ha chiesto al padre panettiere di ‘creare’ in totale libertà delle forme di pane. Dragli, serpenti, forme mostruose e biomorfe, queste piccole sculture (che l’artista concepisce per essere appoggiate al pavimento), sono state ricoperte di colore nero e di cangianti ‘maquillage’. In un tavole visino alle sculture, vedo decine di ombretti, fard, piccole pennelli e spugne, immagino utilizzate dall’artista per ottenere sopra le sculture di pane degli effetti brillanti.

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Sebastiano Sofia,   Ragazze,   VIR Viafarini Milano  2013

Sebastiano Sofia, Ragazze, VIR Viafarini Milano 2013 Foto Francesca Verga

Sebastiano Sofia

“Nella ricerca che sto portando avanti,  cerco di comprendere quanto di artificiale c’è nella natura o quanta naturalezza possa esistere nell’artificio. Chi è il prodotto di cosa?

Più materialmente cerco di far coesistere materiali estremamente artificiali con materiali puramente naturali.  Il colore deve essere “forte” deve o piacere o disturbare dipende da chi lo guarda. Cerco sempre di usare colori che difficilmente esistono in natura ma che fanno parte di una percettività digitale.

Ciò che più mi interessa non è chi diventa cosa, ma cercare di congelare quel momento di transizione, di esplosione,  in cui non si è ne l’uno ne l’altro, ma si vive la massima completezza di questa metamorfosi, dove entrambe le parti sono al massimo della loro tensione. TRANS?”

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Federico Tosi,   VIR Open Studio,   2013,   Milano

Federico Tosi, VIR Open Studio, 2013, Milano Foto: Francesca Verga

Federico Tosi

Federico Tosi, si concentra sui passaggi, sui cambiamenti di stato, sull’appropriazione e scarnificazione delle forme. A volte perfeziona le opere fino alla maniacalità, altre volte le lascia un po’ andare, in un ‘non –finito’ più prossimo a stati di noia che a un susseguirsi di irrisolvibili  misteri. Incoerente e contraddittorio, ci depista mostrandoci un cactus e un’edera amorosamente e perversamente (SM) intrecciati assieme. Un cerchio verde prelevato da un farsesco e fintissimo giardino delle meraviglie, una porta ‘iniziatica’ un serpentello di vetro: il mistero sta avvinghiato sotto la sua ascella, disegnato con ‘inchiostro’ indelebile, monito di un errore di gioventù (forse). Su un plinto bianco, una pallina imperfetta. La tocco e l’annuso. Federico mi chiede di fare attenzione in quanto fragile: è un grumo di formiche avvinghiate.

Lascia aperte molte vie che il tempo dimezzerà.

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Luca Resta,   Assemblaggi,   VIR Open Studio,   viafarini 2013,   Milano

Luca Resta, Assemblaggi, VIR Open Studio, viafarini 2013, Milano Foto: Francesca Verga

Luca Resta

Senza Titolo /  Si tratta di un work in progress… l’inizio di una collezione, per l’appunto di cornici.  Cornici appoggiate a muro, accatastate l’una sull’altra, che cercano di restituire l’idea di accumulazione.  Ogni singolo elemento, una volta rintracciato, viene riempito con un monocromo realizzato con polvere da sparo e aggiunto alla collezione. Il processo realizzativo di queste superfici, lo strofinamento manuale della polvere nera che si stratifica sulla carta,  si rispecchia poi nell’installazione stessa

Assemblaggi /   Risorgimento italiano e G8 di Genova, una riflessione che abbraccia questi due avvenimenti e cerca di restituirne un pensiero.  Le sculture, realizzate tramite l’assemblaggio di materiali quali gommapiuma, cartone, plastica e scotch,  sono la riproduzione delle armature da difesa utilizzate durante la sommossa di Genova.

Ricostruite per essere utilizzate realmente, si “pietrificano” in seguito tramite la sovrapposizione maniacale di strati di scotch, presentandosi alla vista come pure forme.  Questa loro nuova natura, che le immobilizza e le allontana dal loro contesto originario, le restituisce come sagome minimaliste senza un’apparente memoria o identità propria.  Quello che resta è l’involucro/forma, corazze, dimore personali dove rifugiarsi per sentirsi protetti, al sicuro.

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Carloalberto Treccani,   VIR Open Studio,   Viafarini 2013,   Milano

Carloalberto Treccani, VIR Open Studio, Viafarini 2013, Milano Foto: Francesca Verga

Carloalberto Treccani

Fin da quando ero bambino ho avuto l’insano bisogno di guardare dentro le cose. Mi sono sempre chiesto perché e come funzionassero, rompendole fino al punto di non ritorno, cercando di capirne i meccanismi che le regolano.

Con la stessa curiosità oggi i miei lavori indagano le interazioni tra i computer e i mezzi di scambio e riproduzione di informazioni. Le relazioni che si  che crerano a loro volta lavori basati sui processi in cui sono coinvolti grandi quantità di dati.

Nei lavori in mostra tutte quest informazioni assumono forme e significati diversi, nel lavoro ?American dream George Washington spia e controlla i visitatori della mostra ricordando gli ultimi scandali legati alle vicende in cui è coinvolta la National Security Agency.

‘Master Joseph’ è un nuovo lavoro fatto in occasione di una mia recente residenza in Cina, dove mi sono fatto leggere il futuro da 10 maghi/fortune teller  diversi, cercando di avere/conoscere in questo modo il mio futuro medio (inteso come un futuro fatto dalla media dei 10 futuri).

Nel lavoro ‘Family’ album ho grattato l’album fotografico di famiglia, riconvertendolo sotto una nuova forma.

L’ultimo lavoro, ‘Gioconda after 5000 photocopy’, in mostra riflette invece come alcuni errori, in questo caso errori del processo di fotocopiatura, portino alla cancellazione del messaggio o informazione annullando lo scopo di questo mezzo. Le microscopiche macchie di inchiostro perse dal toner durante ogni fotocopia, esasperando il processo di fotocopiatura (fotocopia della fotocopia per 5000 volte) portano alla cancellazione del dato iniziale.