8+1 – veduta mostra – LATO – Prato,   2013 – ph Lucilla Bellini — a Prato.

8+1 – veduta mostra – LATO – Prato, 2013 – ph Lucilla Bellini — a Prato.

E’ visibile negli spazi Lato e BBS (Prato), fino al 6 marzo la mostra 8+1  - otto artisti in dialogo e una presenza: la natura indefinibile e potente dell’arte. Inaugurata la prima parte lo scorso novembre – con le opere di T-yong Chung, Serena Fineschi, Marco Andrea Magni e Virginia Zanetti – ora la mostra si completa con i lavori di  Emanuele Becheri, David Casini, Giovanni Kronenberg e Enrico Vezzi.

Segue l’intervista con il curatore Matteo Innocenti.

ATP: Vorrei partire da Prato e dalle sue specificità. Mi sembra che la mostra ne subisca gli influssi e ne segua alcuni contorni, come una certa transitorietà e trasformazione, che sono il tempo perenne e sempre presente della provincia italiana. Ci sono delle analogie tra la mostra e la città?

Matteo Innocenti: Certamente Prato nella situazione che si è venuta determinando in questi ultimi anni costituisce uno degli elementi a fondamento del progetto, sia perché gli spazi ospitanti – LATO e BBS rispettivamente studi professionali di architetti e di commercialisti – sono interrelati in modo concreto al contesto ed ai suoi abitanti, sia perché questo “doppio” invito, per come ci è stato proposto, manifestava sin dall’inizio la volontà di innescare al presente e per il futuro delle condizioni culturali ed artistiche in reazione all’abbandono e al decadimento della città. 8+1 non ha però mire sociali né un particolare atteggiamento politico: si tratta piuttosto di un atto, che in partenza tenta di azzerare i riferimenti costrittivi – anche la stessa necessità del “dire”, se consideriamo l’evanescenza che accomuna gli interventi degli artisti – e che poi, con identico grado sperimentale, indicherà delle direzioni percorribili per noi e possibilmente per gli altri. Il tutto senza presunzione, ma con netta sincerità.  Da questa prospettiva potremmo affermare che se l’inizio scaturisce da una dimensione provinciale o locale, ciò inteso nel senso letterale dei termini e senza connotazioni, gli sviluppi riguardano uno stato critico generale.

ATP: Dove nasce il progetto ?

M. I.: Da quel caso che varie volte, tra di noi, ci siamo ripetuti non esistere. Ho ricevuto ad ottobre un invito da parte di Luca Gambacorti (LATO) a realizzare una mostra che non avesse altro vincolo se non quello di avvenire a novembre. Per l’importanza riservata al mese ho preso a mio riferimento il numero 9 come somma di 8+1, cioè altrettanti artisti che entrassero in relazione tra loro e tutti insieme si confrontassero con quell’elemento presente ed assente che è l’energia creativa stessa: quanto di continuo attraverso l’opera, in qualsiasi ambito si agisca, ci stimola a proseguire nella ricerca e a confrontarci con i nostri limiti, nonostante il sospetto – dopo epoche di storia umana divenuta un’evidenza – che l’azione e la definizione assumano ricchezza dal proprio mancato avveramento. Nella sostanza vi sono riferimenti a quella cui ci si potrebbe riferire come una  filosofia al negativo (ma non perciò negativa, ben s’intende), che da Eraclito va a Nietzsche, da Meister Eckhart a Foucault – giusto per dare qualche riferimento. Poiché le opere non appartengono fino in fondo allo status dell’oggetto né a quello del linguaggio, ho spesso pensato che l’arte sia la dimensione eletta a rendere per via sensibile tale mancanza perpetuamente rinnovata.   Fin qui l’impianto teorico; poi tutto è accaduto naturalmente e in modo collettivo. Abbiamo deciso insieme a T-Yong Chung, Serena Fineschi, Marco Andrea Magni e Virginia Zanetti d’impostare il progetto sulla ricerca piuttosto che sul risultato, quindi che sarebbero stati loro stessi sulla base di una sentita affinità ad indicare gli artisti a seguire: secondo l’ordine di scelta David Casini, Emanuele Becheri, Giovanni Kronenberg, Enrico Vezzi. Ad oggi non vi è stata decisione che non sia stata valutata e presa insieme, attraverso il dialogo.

ATP: La mostra sarà articolata in due spazi distinti (lo spazio LATO e lo spazio BBS -ex galleria Gentili) e coinvolgerà otto artisti in 2 mostre separate ma complementari e consequenziali: mi parli degli spazi e di come gli artisti si relazioneranno a essi?

M.I.: Entrambi gli spazi hanno una doppia particolarità. La prima è di essere stati strutturati sia come ambienti lavorativi che espositivi; se la zona interna è riservata agli studi quella esteriore si offre come open space, in maniera più o meno articolata. La seconda è che lo studio d’architettura LATO è autore di entrambe le progettazioni (sebbene BBS partisse già come luogo destinato all’arte): ciò significa al contempo prossimità di intenti e di stile tra le due situazioni – da osservatore mi pare che emerga il gusto dell’essenzialità, il rigore delle misure, l’attenzione ai valori concreti dei materiali e della luce – nonché una coerenza, se non addirittura una personalità, di cui gli artisti necessariamente hanno dovuto e voluto tenere conto: in generale e fino ad adesso i loro interventi, pur nella diversità individuale, cercano modificazioni rilevabili ma rispettose dell’ambiente. Così gli spazi diventano una sorta di mappa, su cui depositare indizi di un viaggio più ampio. LATO e BBS sono uniti sin dall’inizio, senza distinzione tra le due fasi; il fatto che sia stato stabilito da subito un legame non soltanto è funzionale all’esposizione, ma serve da indice per possibili e ulteriori contatti con le altre realtà – e sono numerose – del contesto artistico pratese.  Per cui 8+1 avverrà in maniera organica, distinto dai due momenti inaugurali del 22 novembre e del 22 gennaio.

ATP: Sei il curatore della mostra ma fattualmente ne rimani ai margini, è una metodologia lavorativa che preferisci o è specifica e integrata al progetto?

M.I.: È la metodologia lavorativa che preferisco, non si tratta di una circostanza. Il discorso potrebbe portarci davvero lontano ma ciò che mi preme sottolineare, pur dovendo qui per necessità generalizzare, è che gran parte delle pratiche espositive attuali, poiché in fondo tendenti al mantenimento di uno status quo – per una lunga serie di implicazioni legate alla politica e all’economia del sistema arte – sono divenute un ostacolo insidioso a delle reali evoluzioni: una maggiore attenzione al contesto e alla presentazione piuttosto che alla ricerca, unite all’impermeabilità dell’establishment, hanno alla lunga causato uno iato profondissimo tra le opere e le le persone.  Mi pare che uno dei segni più evidenti di tale dinamica sia la rimozione dell’errore; il più delle volte in arte si può piacere o meno, ma non si sbaglia, cioè non si esce da quel linguaggio prestabilito che porta il segno della riconoscibilità. Invece ora ci servirebbe maggiore coraggio: far sì che i nostri atti affrontando i limiti, fino al l’estremo del fallimento, divengano uno stimolo concreto di riflessione e di comportamento per chi agisce e per chi osserva. Ciò lo si riesce a determinare soprattutto con le intenzioni, cioè con quell’opera che viene prima dell’opera; ed i protagonisti non possono che essere gli artisti. Spetta a loro riprendere in mano la situazione.  Derivato da tale impostazione 8+1 è un progetto audace ma non presuntuoso, teso a togliere piuttosto che a caricare. Il mio ruolo è di intermediazione, di accomodamento, di cura nel senso letterale del termine… ascolto e consiglio, emergo in occasioni appropriate come questa intervista; ma insistere per vanità quale attore sul palco della mostra sarebbe un’alterazione di un equilibrio naturale.

ATP: “Le opere stesse potrebbero essere modificate nel corso degli eventi”: è un’estratto dal CS; mi parli di questa possibilità?

M.I.: Riguarda l’apertura totale del progetto a ogni modificazione che il dialogo porterà con sé. Spiegato in modo concreto (abbiamo già detto che i quattro artisti della prima fase hanno scelto gli artisti della seconda):  in generale quanto visibile sarà la traccia degli scambi intercorsi, dei tentativi sperimentati insieme, della volontà sottesa pur nella differenza delle rispettive inclinazioni;  le prime quattro opere sono l’impulso, già condiviso, per le quattro opere che seguiranno, e tutte, secondo le modalità che assumerà il progetto, potranno ri/modificarsi nel tempo totale di 8+1. È un cercare in tempo reale piuttosto che riportare delle conclusioni, ovvero sappiamo da dove siamo partiti ma non ancora dove arriveremo.

? Comunicato Stampa – 8+1

8+1 – David Casini - scultura di gesso,   cristallo di quarzo,   pittura acrilica – cm 23 x 28 x 21 – 2009 - ph Lucilla Bellini — a Prato

8+1 – David Casini – scultura di gesso, cristallo di quarzo, pittura acrilica – cm 23 x 28 x 21 – 2009 – ph Lucilla Bellini — a Prato

8+1 – Emanuele Becheri - spider webs on adhesive paper,   100x140cm – 2010 – courtesy l'artista — a Prato

8+1 – Emanuele Becheri – spider webs on adhesive paper, 100x140cm – 2010 – courtesy l’artista — a Prato

8+1 – Marco Andrea Magni - Certi rumori non vivono che di silenzio - cm 115x135 -  velluto,   oro 24k,   incenso,   mirra – LATO – Prato,   2013 – ph: Lucilla Bellini

8+1 – Marco Andrea Magni – Certi rumori non vivono che di silenzio – cm 115×135 – velluto, oro 24k, incenso, mirra – LATO – Prato, 2013 – ph: Lucilla Bellini

8+1 - veduta dell'allestimento - ph Lucilla Bellini

8+1 – veduta dell’allestimento – ph Lucilla Bellini

8+1

T-yong Chung, Serena Fineschi, Marco Andrea Magni, Virginia Zanetti

inaugurazione venerdì 22 novembre ore 19 / fino al 6 dicembre

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Emanuele Becheri, David Casini, Giovanni Kronenberg, Enrico Vezzi

inaugurazione mercoledì 22 gennaio ore 19 / fino  al 6 marzo

a cura di Matteo Innocenti

LATO, piazza San Marco 13, Prato

BBS, via del Carmine 11, Prato