Ben Rivers/Ben Russell (GB/USA) - A Spell to Ward of the Darkness - film,   prima italiana (still da film + ritratto Ben Rivers e Ben Russel making)

Ben Rivers/Ben Russell (GB/USA) – A Spell to Ward of the Darkness – film, prima italiana (still da film)

Da martedì 8 a domenica 13 aprile 2014, si ‘estenderà’ la terza edizione di Live Arts Week: una settimana di performance, live media, concerti, expanded cinema, proiezioni ecc. Come sede si conferma il MAMbo. Evento unico in Italia nel suo genere,  il festival dedicato alle live arts, presenta un insieme eterogeneo di performance che ruotano intorno alla presenza e all’esperienza percettiva di corpi, movimenti, suoni e visioni, con un programma-palinsesto di opere dal vivo. Aleggerà – sopra e dentro le teste –  Gianni Peng, nome che accompagna il festival nella sua crescita biologica. Fenomeno astratto più che persona fisica, monade più che pensiero concreto…

Live Arts Week III: Mette Edvardsen (N/B) / Ken Jacobs (USA) / Aki Onda (USA/JP) / Daniel Löwenbrück (Raionbashi) (D) / Doreen Kutzke (D) / Barokthegreat (I) / Èlg (F) / Maria Hassabi (USA/Cipro) / Ben Vida (USA) / MSHR (USA) / Enrico Boccioletti (I) / Marco Berrettini (CH) / Rashad Becker (Syria/D) / Porter Ricks (Thomas Köner/Andy Mellwig) (D) / Neil Beloufa (F) / Dora Garcia (E) / Gaëlle Boucand (F) / Ben Rivers/Ben Russell (GB/USA) / Canedicoda (I).

Intervista Daniele Gasparinetti  Xing/Live Arts Week

ATP: Anche quest’anno, il festival Live Arts Week è dilatato in una settimana per “rompere con la concezione di un festival visto come punta consumistica della vita culturale di una città”. Questa scelta non è facile. Molte persone provenienti da altre città non potranno seguire tutto il festival. Non credi che questo sia controproducente?

DG: Dietro a questa affermazione, che abbiamo utilizzato per introdurre Live Arts Week, c’è l’intenzione di ripartire da un territorio preciso, accettando quindi di sacrificare una rete più ampia; in questo senso si parla di vita della città, della città concreta, cioè di Bologna. E’ da qui che siamo partiti per riformattare l’idea di un festival, cioè il vivere il luogo e il tempo dove questa iniziativa prende vita. Un po’ meno navicella spaziale e un po’ più battello fluviale a lenta percorrenza. Poi, come tu sai, esistono tante manifestazioni storiche che si dilungano anche su tempi molto dilatati. ..se fosse per me, questa iniziativa durerebbe anche dei mesi…

ATP: Certo, anche perché alla fine è, in piccolo, quello che già fate; con Xing,   a Ca’ Selvatica, spalmate le produzioni nell’arco dell’anno, e quindi ciò che viene proposto nei giorni del Live Arts Week potrebbe anche essere distribuito su tempi molto più lunghi, con spettacoli una volta a settimana ecc. Piuttosto continua a interessarmi questa definizione di “punta consumistica”. Alla fine anche il festival verrà consumato in una sola settimana…

DG: Si è vero, ma quello che vorremmo mettere in discussione è un’attitudine bulimica. E’ chiaro che tutte le cose si consumano, ossia che nascono e muoiono, ma è l’atteggiamento vorace, “prestazionale”, del dover vedere tutto, fare tutto, seguire tutto, che non vogliamo assecondare. Non si tratta di un male in assoluto, per motivi professionali tutti gli operatori economizzano il proprio tempo, ma in alcune occasioni, soprattutto come spettatori, è bello prendersi un po’ più di tempo, perderne, anche.

ATP: A mio parere, sottolineare questa temporalità dilatata del festival, la sento più come la dichiarazione di un intento poetico, un po’ come se voleste sottolineare che non siete interessati ad un consumo veloce, casuale e ‘distratto’… 

DG: E’ sicuramente una dichiarazione di poetica, certo!

ATP: Così come è poetico il “compagno di sempre”… Ogni anno, Gianni Peng – nome che accompagna il festival nella sua crescita biologica – diventa sempre più astratto, ma reale. Lo raccontate come un ‘fenomeno’. Questa fumosità che aleggia attorno a Peng non è un po’ troppo pretenziosa? Non è più semplice chiamarla ideale ‘mascotte’? C’è stata un’evoluzione di questo personaggio rispetto all’anno scorso?

DG: Si sta auto-stratificando diciamo! Non essendo una persona vera è difficile dire se stia invecchiando o meno, certamente cambia, e in ogni modo è bello che ci sia se diventa un catalizzatore di letteratura, di pensiero. Forse Peng vuole solo essere nominato, necessariamente invano.

Aki Onda (USA) - Cassette Spectacle - nomadic tape concert,   prima assoluta

Aki Onda (USA) – Cassette Spectacle – nomadic tape concert, prima assoluta

ATP: Entriamo nel merito. Quali sono le personalità di spicco? Mi racconti brevemente i loro progetti?

DG: Live Arts Week si aprirà con Ken Jacobs e Aki Onda. Ken Jacobs è una personalità di spicco nel mondo del cinema contemporaneo non commerciale, una figura storica, che appartiene a quella generazione di artisti che si è formata negli Stati Uniti alla fine degli anni ’50, dunque alla generazione vivente più lontana da quella dei giovani contemporanei. Si è voluto dare molto spazio al dialogo tra le cosiddette avanguardie newyorchesi, rappresentate da vari pezzi importanti scelti per il festival. New York è un luogo di grande stratificazione, dove forse oggi c’è il maggior contatto e giustapposizione tra le generazioni e gli “spezzoni” delle diverse avanguardie post-belliche. Aki Onda è un perfetto esempio di ponte tra diverse età e geografie (viene dal Giappone e si porta dietro tutta una serie di ossessioni che non si potrebbero capire altrimenti), ha collaborato con almeno una trentina di altri artisti, musicisti e performer. Ci sarà anche Ben Vida, che fa anche parte di quel circuito e tira fuori invece una attitudine cabalistica che dall’Europa, come ben sappiamo, è stata estirpata; e Maria Hassabi, che approda da Cipro, ma si integra perfettamente in quello scenario; al polo opposto ci sono infine gli MSHR, i più giovani, che arrivano invece dall’Oregon, ed eseguiranno un light show contiguo ma diversissimo da quello di Jacobs. Un gioco intergenerazionale interessante, perché copre un’arco di esperienze di oltre 50 anni, e di provenienze, tra Stati Uniti profondi e frontalieri, Pacifico, Mediterraneo, Centro Europa,   solo riferendoci a quelli che abbiamo invitato..

ATP: Non è anche questa, quella di partire con un artista storico, una scelta coraggiosa? Il festival è una “istituzione” propensa all’avanguardia, alle nuove tendenze. Inaugurarlo con qualcuno con un passato così denso alle spalle significa anche dare un taglio molto preciso al festival, dico bene?

DG: Qui la scelta è stata fatta in relazione all’opera, oltre che alla storia dell’artista; è proprio lo specifico di Nervous Magic Lantern, che abbiamo voluto portare in Europa (in collaborazione con Courtisane e Bozar in Belgio); non proiettiamo i suoi importanti lavori di found footage; abbiamo scelto di rimettere in atto solo questa apoteosi dell’expanded cinema. Alcuni autori rimettono mano a lavori storici, così come è successo con Jacobs che ha deciso di re-immettere nel circuito quest’opera, a distanza di anni, anche se è anche molto complessa, trattandosi di una esecuzione dal vivo generata completamente dalla emissione di luce manipolata, azione che richiede anche una certa prestanza nell’eseguirla, lui ottantenne. Lo accompagna nella esecuzione Aki Onda, quasi due generazioni dopo, che in venti anni di lavoro ha accumulato questo strano ed enorme archivio di memorie-su-nastro che poi suona dal vivo; c’è qui anche una consonanza di pratiche tra questo tape memories di Onda e il found footage, dal quale è partito Jacobs negli anni sessanta: in entrambe i casi si tratta di lavoro fatto a partire da frammenti di realtà concreta, memoria intesa a partire dal suo substrato materiale. E’ un perfetto “aggancio inter-generazionale”. New York del resto è una città che produce montagne di scorie.

ATP: Tutti gli anni il festival promuove o meglio produce delle performance ex-novo. Avete prodotto, come Xing, dei progetti? Quali? Penso a Time has fallen asleep in the afternoon sunshine, progetto speciale per la Biblioteca Salaborsa condotto dalla performer norvegese Mette Edvardsen.

DG: Si, abbiamo prodotto molti lavori anche quest’anno. Iniziamo con Barokthegraet con Victory Smoke, che abbiamo co-prodotto assieme al steirisches herbst di Graz, e il Far°Festival di Nyon. E’ una compagnia che seguiamo dall’esordio, è tuttora molto giovane e può crescere ancora molto. A Bologna avremo la prima assoluta, vedremo come andrà. Avremo anche la prima installazione di Canedicoda, Processo al Mochi. Oltre agli altri interventi, diciamo così, “semantici”, Canedicoda affronta un problema semplice e difficilissimo al contempo, ossia la coniugazione di una dimensione intima e collettiva della visione, partendo dalla proiezione di una selezione della sua sterminata collezione di YouTube oddities. Enrico Boccioletti, con #AERIAL: The floating body in a distraction economy, sta lavorando intensamente a un nuovo progetto di live -media (lui la desfinisce una diffusione sonora e speed lecture per voce umana). Cassette Spectacle di Aki Onda a sua volta è una produzione del festival, nel senso che per questo progetto rimodulerà i suoi Tape Memories per gli spazi di MAMbo, cercando come nomade e rabdomante un incastro tra diversi spazi del Museo e i suoi archivi su nastro. Infine Waiting Room di Daniel Löwenbrück, è una sorta di performative environment mai provata prima, in questa dimensione, un luogo isolato dove lui riceve una persona alla volta e dove “vivrà” per l’intera settimana.

Ci sono poi gli adattamenti, come Time has fallen asleep in the afternoon sunshine di Mette Edvardsen.  Nuovi libri vanno costruiti ex novo, così come va avviato un processo di memoria con le persone che decidono di diventare uomini-libro; è un lavoro sul tempo e un’immissione nel circuito dell’esperienza delicato e interessante. Un altro adattamento molto impegnativo è quello che faremo con Maria Hassabi per PREMIERE, presentata per la prima volta a New York per Performa 13; qui da un black box si deve passare ad un white cube con un disegno luci che è completamente da rifare mantenendo però il sistema di tensioni e le condizioni di visibilità creato tra gli spettatori e i cinque performer da Hassabi in questo suo lavoro. Ma tutti i lavori di origine performativa, o che hanno avuto una origine in spazi “teatrali”, subiranno a Live Arts Week questa trasformazione: iFeel2 di Marco Berrettini e No Title di Mette Edvardsen..

Neil Beloufa (F) - Kempinski - film (still da film)

Neil Beloufa (F) – Kempinski – film (still da film)

ATP: Oltre al MAMbo, il festival si espande anche al Cinema Lumière. Quali scelte cinematografiche avete fatto per il Live Arts Week?

DG: Già l’anno scorso c’era stata la collaborazione con il Cinema Lumière per la proiezione di un lavoro, quello di Pierre Huyghe. Quest’anno il rapporto si è intensificato, avendo costruito una sezione del festival a partire da film fatti da artisti, che vogliono usare il cinema come dispositivo e contesto. I film scelti sono degli apparati integrativi, materiale che amplia alcune tematiche affrontate dal festival, offre altri punti vista a partire da un’altro mezzo espressivo. I film, come i testi che pubblichiamo nel quaderno, possiedono un proprio statuto di opere autonome, ma aiutano ad introdurre su di altro piano -letterario e dicibile – alcuni argomenti. Questi film ruotano bene o male tutti intorno al discorso dell’utopia e della comunità. Il suono prodotto da un musicista, il movimento di un performer, possono alludervi, ma sarebbe forzato chiuderne in questo modo l’interpretazione.

ATP: Dopo tanti anni che ‘militi’ nell’ambito dell’‘audiovisivo’ (chiamiamolo così per semplificare), hai notato degli eterni ritorni stilistici o a livello di contenuto? Ti faccio questa domanda perché nel programma, tra i tanti artisti che avete invitato, c’è anche il live di Porter Ricks, progetto storico nato dalla collaborazione tra il compositore e sound artist tedesco Thomas Köner e l’ingegnere del suono e techno producer Andy Mellwig nel 1996; un duo attivo nelle scene della cultura elettronica anni ’90. Li presentate come estremamente attuali e ‘insuperati’. Che pensi?

DG: Che ci sono tendenze che non se ne sono mai andate! E’ un finto revival.  Qui il discorso intergenerazionale si potrebbe fare tra Andy Mellwig e Rashad Becker, perché sono due figure che a distanza di vent’anni hanno entrambi lavorato negli stessi laboratori di produzione del suono, la Dubplates and Mastering di Berlino, un punto di riferimento mondiale per la storia della produzione di musica elettronica a partire dalla metà degli anni ’90. Sono due tecnici che hanno una grandissima capacità curatoriale oltre che ingegneristica: dalle loro “mani” sono usciti i master di migliaia di altri artisti del suono, da quelli della Mille Plateaux a quelli della PAN. Queste figure sono imprendibili; è una coincidenza che abbiano tutti e due deciso di uscire da dietro le quinte dei loro laboratori per eseguire “musica dal vivo”, per guardare in faccia gli ascoltatori, proprio quest’anno.

ATP: Mi pare che negli anni siate diventati più sintetici, nel senso di less is more, meno scenografici di un tempo, o sbaglio?

DG: No, hai ragione, ma credo che non sia semplicemente un fatto legato al nostro gusto: assecondiamo le scelte di molti autori che abbiamo seguito a lungo nel corso degli anni, che vanno in questo senso, ma notiamo scelte analoghe in autori più giovani, che nascono evidentemente già così, asciutti.

ATP: Hai qualcosa da svelare sul set design di Mirco Rizzi?

DG: Per ora ho visto solo i bozzetti e mi piacciono. Canedicoda e Mirko Rizzi.. quella strana coppia.

MSHR (USA) - Time Blade~Liquid Hand - sound performance (still from a 4 channel video piece of the ongoing project Entity Sightings by Birch Cooper/MSHR - photo by Birch Cooper)

MSHR (USA) – Time Blade~Liquid Hand – sound performance (still from a 4 channel video piece of the ongoing project Entity Sightings by Birch Cooper/MSHR – photo by Birch Cooper)

Mette Edvardsen (N/B) - No Title - performance,   prima italiana (photo by Lilia Mestre)

Mette Edvardsen (N/B) – No Title – performance, prima italiana (photo by Lilia Mestre)

Canedicoda (I) - Processo al Mochi/The size of a green pea (Ursula; Andrew; Swimming at Isola delle Rose; Aggressive Quadrotor on a Blue Barrel; Bunpiity Bump; Joe 4) - installazione,   prima assoluta,   produzione Xing/Live Arts Week (still da video)

Canedicoda (I) – Processo al Mochi/The size of a green pea (Ursula; Andrew; Swimming at Isola delle Rose; Aggressive Quadrotor on a Blue Barrel; Bunpiity Bump; Joe 4) – installazione, prima assoluta, produzione Xing/Live Arts Week (still da video)