Patrick Tuttofuoco,   Byrcircle (Yuko),   2004 legno,   plastica,   vinile,  struttura in tubulare metallico,   200 x 180 x 80 cm

Patrick Tuttofuoco, Byrcircle (Yuko), 2004 legno, plastica, vinile, struttura in tubulare metallico, 200 x 180 x 80 cm

Cartoline da Patrick Tuttofuoco, PetriPaselli e Elisabeth Hölzl.

Mart – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto

Andata e ricordo. Souvenir de voyage (Fino al 8 settembre 2013)

Testo di Valeria Marchi

La mostra Andata e ricordo. Souvenir de voyage è un viaggio per oggetti, immagini, fotografie, sculture e installazioni nel mondo del viaggio, dal Grand tour sette-ottocentesco all’industria del turismo addomesticato contemporaneo. 

A cura di Nicoletta Boschiero, Veronica Caciolli, Daniela Ferrari, Paola Pettenella, Alessandra Tiddia e Denis Viva, il Mart espone opere delle proprie collezioni e dei fondi archivistici, prestiti e depositi di collezionisti privati, oggetti del Museo di Usi e Costumi della Gente Trentina e opere d’arte contemporanea.

Le cartoline-interviste di questo secondo approfondimento sulla mostra arrivano da Patrick Tuttofuoco (Milano, 1974), PetriPaselli (Matteo Tommaso Petri, Bologna, 1981; Luciano Paselli, Bologna, 1983) ed Elisabeth Hölzl (Merano, BZ, 1962). Al terzo appuntamento, nuovi punti di vista.

Mappare. La mappa dei ricordi: se il tuo lavoro esposto nella mostra Andata e ricordo. Souvenir de voyage, potesse parlare di un luogo, di un ambiente o di uno spazio, anche immaginario, di quale parlerebbe?

Patrick Tuttofuoco: Beh senza dubbio del Giappone! …ho progettato e realizzato quel lavoro in Giappone collaborando con un artigiano che aveva uno studio ad Hiroshima. La forma del lavoro si è plasmata sulla nostra reale capacità di dialogare…oltretutto nasceva come ritratto di Yuko Hasegawa quindi profondamente legato a quel luogo e alla sua storia. 

PetriPaselli: Il nostro progetto Souvenir d’Italie, solo in parte esposto in mostra, parla di quelli che sono i nostri luoghi della memoria: parla dello studio del bisnonno collezionista di francobolli, parla della cucina ormai abbandonata della casa di campagna della nonna, parla della sala kitsch della vecchia vicina di casa e così via. Non parla di un luogo ma piuttosto di una mappa vera e propria che ripercorre quelli che sono stati i luoghi in cui ci siamo formati. In questi contesti si innestano i viaggi immaginari che abbiamo fatto per creare il progetto: immaginare se e dove la signora con la carta da parati a fiori potesse mettere un David nel proprio giardino, immaginare una borsa aperta di un’amica dopo un viaggio a Firenze. È stato un viaggio simbolico (noi non ci siamo spostati da Bologna per scelta!), un viaggio nei ricordi e un viaggio nel tempo. Abbiamo ideato il comò di una signora facoltosa di inizio secolo, un bagno sui generis di una dimora marina anni ’50, la cucina della casalinga di oggi e così via. Il nostro progetto parla dei luoghi del collezionista, di colui che compra per accumulare e ricordare dando agli oggetti il grande peso di essere portatori di esperienza, di ricchezza, di cultura. 

Elisabeth Hölzl: E’ innanzitutto uno spazio-memoria costituito da una somma di esperienze e relazioni. Sedimento e progetto. Ogni luogo e dunque il mio luogo, infatti, non è solamente un fatto fisico e formale, ma è storia delle interazioni che la sua presenza ha determinato o di cui è stato passivamente  parte. E per me è la storia di ciò che ho vissuto nell’avvicinarmici, pensieri, letture, incontri, dialoghi che la mia esperienza ha legato a quel luogo. 

Elisabeth Hölzl,   Il mare nel salone (dalla serie Hotel Bristol),   2008 Stampa lightjet su carta Kodak Dibond,   100 x 145 cm

Elisabeth Hölzl, Il mare nel salone (dalla serie Hotel Bristol), 2008
Stampa lightjet su carta Kodak Dibond, 100 x 145 cm

Ricordare. Il viaggio è spesso legato al ricordo di un momento, un volto, un paesaggio, un’opera d’arte, una musica, un odore, un incontro…Souvenir è ciò che dopo un viaggio ci riporta a ciò che si è vissuto. Riprendendo l’etimologia del termine, da “ricordare”, “rammemorare” ma anche nel senso di oggetto simbolico raccolto o trovato, puoi raccontare un tuo souvenir?

Patrick Tuttofuoco: …sarebbe difficile sceglierne uno solo…tutta la mia pratica artistica si base sulla capacità delle immagini (persone, luoghi) di resistere nella mia mente fino a trasformarsi in un’altra forma e poi magari dopo un po’ di tempo in un’opera. Diciamo che soprattutto, durante un viaggio, cerco di rimanere aperto a ciò che vedo senza “bloccarlo” in una forma…solo dopo tempo, questi ricordi (quelli che rimangono), liberamente si fanno rivedere nella mia testa e da lì, spesso, posso partire per realizzare qualcosa e, se sono fortunato, anche un’opera.

PetriPaselli: Il nostro souvenir, che a fatica è uno solo, è quell’oggetto che esprime un determinato luogo in modo kitsch, intendendo tutta quella produzione industriale di oggetti attraverso la quale una città si racconta o, meglio, viene raccontata in modo esagerato e difforme dal reale. Il souvenir oggi è brutto, non è più un’incisione di Basoli di Roma. È un grembiule in plastica con gli organi del David in bella mostra. È un Colosseo in resina montato su una base di finto marmo dal peso di un lingotto d’oro. All’interno di questa produzione alcuni oggetti sono particolarmente “mal riusciti” perché raccontano in modo ancora peggiore di altri una città o un monumento. Napoli, città di mille capolavori, decide di produrre per primo una scatoletta di tonno con sopra scritto “Aria di Napoli”. Pisa decide di spargere riproduzioni della propria torre che esce da un cuscino, anch’esso in resina, come per assicurarle una dolce caduta. Ci sono alcuni oggetti che creano un corto circuito tra quello che vorrebbero rappresentare e quello che invece mostrano veramente. Sono quegli oggetti che ti fanno sorridere, che ti fanno chiedere “perché?” e che nessuno vorrebbe in casa. Sono questi i souvenir che raccontano una determinata cultura molto più di altri. 

Elisabeth Hölzl: Col passare del tempo sono sempre meno interessata al souvenir anche quando sia qualcosa di più elevato della paccottiglia destinata alla polvere di un appartamento…propendo assai più per la qualità immateriale e soprattutto dinamica dei ricordi. Penso che anche l’immagine abbia in sé questa facoltà dinamica. Si è usato spesso, parlando di fotografia l’espressione “fermare il ricordo” oppure “immortalare”. Al contrario la buona fotografia ha il dono di cambiare costantemente di segno all’oggetto che rappresenta. 

PetriPaselli,   Firenze - Piazza Michelangelo (dalla serie Souvenirs d'Italie),   2008 Stampe lambda su d-bond,   50 x 75 cm,   Courtesy degli artisti

PetriPaselli, Firenze – Piazza Michelangelo (dalla serie Souvenirs d’Italie), 2008 Stampe lambda su d-bond, 50 x 75 cm, Courtesy degli artisti

Scrivere. Andata e ricordo. Souvenir de voyage espone diversi materiali fotografici della Collezione Trevisan e della Collezione Paolo e Kim Ventura. E’ presente in mostra una serie di photos de rêve degli anni Dieci del ‘900 che illustra la stravagante (ma nemmeno poi molto) fantasia di immaginarsi in un luogo, senza veramente esserci stato o averlo visto. Era abitudine, durante le fiere paesane, inserire il volto o il corpo in veri e propri set allestiti, scenari totalmente fittizi. Puoi descrivere una tua fotografia “di sogno”?

Patrick Tuttofuoco: Divertente! …partiamo dal fatto che sicuramente si parla di una foto di gruppo vediamo: ci sono io con Ettore Sottsas, Michael Jackson, mio figlio Rio e Isa Genzken in costume su una barchetta in mezzo al mare che facciamo ciao con la manina! 

PetriPaselli: Viaggiare restando fermi è diventato molto frequente all’interno dei nostri progetti. In vacanza con PetriPaselli era basato sul fotografare i visitatori usando come sfondo le nostre foto delle vacanze e in un secondo momento montare le nostre foto su sfondi di città mai visitate insieme. Nulla ci diverte di più che fotografarci all’interno delle sagome nei siti turistici, quelle con il buco ovale per infilarci la testa dentro per poi non uscirne più. Le nostre fotografie di sogno sono queste, sono quelle che pensiamo e creiamo nei nostri progetti e nelle nostre vacanze. Sono le classiche foto dei turisti, spesso cinesi, che creano teatrini e situazioni paradossali: una per tutte il turista che fa finta di sorreggere la torre di Pisa con le proprie mani. Di una bruttezza agghiacciante, geniale! 

Elisabeth Hölzl: In Salonmeer ad esempio, ma questo si può dire di molti miei lavori, è l’ambiente stesso che rivela qualità e significati inaspettati, che si fa scenografia senza bisogno di approntare alcun set. Il set è la composizione dell’immagine e il complesso crocevia di rimandi semantici che costruisce l’osservatore. È così che le sedie immagazzinate nella sala di un albergo in disuso, diventano una sorta di superficie ondosa: un “mare da salotto” appunto, una visione onirica che vive nella nostra mente.