Uri Aran,   Moon,   2007; courtesy dell'artista e Gavin Brown's enterprise,   New York

Uri Aran, Moon, 2007; courtesy dell’artista e Gavin Brown’s enterprise, New York

Nel mese di maggio 2013 Viafarini DOCVA invita tre realtà indipendenti – Gasconade (Milano), Kunstverein (Milano) e Beirut (Il Cairo) – che si rappresenteranno attraverso screening program, talk e progetti performativi urbani su invito di Simone Frangi.

Domani inaugura il primo appuntamento con  #1 Gasconade (Milano) – None of This was Supposed to Happen

Gli artisti invitatati:  Uri Aran, Ian Cheng, David Douard & Renaud Jerez, Nina Koennemann, Michele Manfellotto, James Richards, Tabor Robak, Stewart Uoo, Jordan Wolfson

Breve intervista con i due curatori Michele D’Aurizio e Giangiacomo Rossetti. Seguiranno nelle prossime settimane le interviste agli altri due spazi indipendenti.

ATP: In cosa consiste il progetto che presenterete?

Gasconade (Michele D’Aurizio e Giangiacomo Rossetti): Su invito di Simone Frangi abbiamo costruito un video-program. Per noi è stata un’occasione di interrogarci sullo stato di salute della video-arte e radunare alcuni tra gli artisti che fanno ricorso a questo mezzo, ma con un’attitudine che più percepiamo coerente con la contemporaneità. I video-artisti con i quali siamo cresciuti hanno sempre perseguito una certa grandeur nella propria arte e difatti sono in gran parte approdati all’industria cinematografica. In compenso, la nostra esperienza quotidiana con il formato del video avviene online, tramite siti come YouTube o altre piattaforme che offrono servizi di streaming. Nell’ultimo decennio abbiamo vissuto sulle nostre retine la formazione di un vastissimo gap tra l’alta- e la bassa-definizione nella fruizione di video; ma poiché la bassa-definizione impera, il ricorso all’alta- non può emanciparsi dall’essere una scelta di significato piuttosto che una conditio-sine-qua-non (in questo senso, Ed Atkins è il video-artista più emblematico della nostra generazione.) Ne consegue che la video-arte – un mezzo progressista per antonomasia – è incorsa in una sorta di involuzione. Inevitabilmente questo scenario porta con sé un che di patetico… Di qui il titolo del video-program, “None of This Was Supposed to Happen”– un’affermazione rubata ai dialoghi di Spring Breakers di Harmony Korine – e la scelta di presentare opere che stimolano l’emersione di narrazioni sentimentaliste e malinconiche.

ATP: Quali artisti sono coinvolti e con quali opere?

G: Il video-program è composto da opere video di Uri Aran, Ian Cheng, David Douard & Renaud Jerez, Nina Könnemann, Michele Manfellotto, James Richards, Tabor Robak, Stewart Uoo e Jordan Wolfson. Le opere coprono l’arco temporale di un decennio: da video dei primi anni 2000 come Infinite Melancholy di Jordan Wolfson, e Der Firmling, di Nina Könnemann, ad altri di recentissima produzione, come i contributi di Ian Cheng, Tabor Robak e Stewart Uoo. Gli artisti invitati sono in alcuni casi molto distanti nel loro personale approccio al mezzo, ma crediamo che insieme possano restituire un’immagine solida della video-arte oggi.  Alcuni di loro avranno anche una ricca stagione di mostre ed eventi: Uri Aran e James Richards sono invitati alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia; Ian Cheng ha appena concluso la sua prima mostra personale in Europa da Off Vendome, a Dusseldorf, e Renaud Jerez la sua da Maison Grégoire a Bruxelles; David Douard avrà nel prossimo futuro mostre personali presso il Musée d’Art Contemporain di Lione e lo Sculpture Center di New York; Nina Könnemann ha in programma una mostra personale presso la Kölnischer Kunstverein di Colonia; Tabor Robak (come pure Aran) è incluso nella mostra “Empire State. Arte a New York oggi” al Palazzo delle Esposizioni di Roma; Stewart Uoo ha in corso una doppia-personale con Jana Euler al Whitney Museum di New York; e infine Jordan Wolfson sarà oggetto di mostre personali allo S.M.A.K. di Ghent e alla Chisenhale Gallery di Londra. Oltre a questi, abbiamo invitato anche un artista italiano, Michele Manfellotto, con il quale abbiamo già collaborato in occasione di una mostra collettiva presso la Galleria Federica Schiavo di Roma, e che abbiamo recentemente intervistato sulla nostra rubrica #DarkKnights @abitare (Qui il link all’intervista: http://www.abitare.it/it/dark-knights/michele-manfellotto/)

ATP: Cosa significa per te ‘realtà indipendente’?

G: Proprio #DarkKnights @abitare é una rubrica dedicata a sondare il significato delle produzioni culturali cosiddette underground, indie, “alternative”, ecc. La rubrica si propone di raccogliere voci della cultura underground 2.0 e raccontare fenomeni in emersione o che l’industria culturale non abbia già capitalizzato e altri che vengono progressivamente erosi dai regimi consumistici, e sono quindi destinati a trasformarsi in leggende metropolitane. Forse saremmo in grado di fornire una risposta alla fine di questo percorso, che è cominciato ad aprile e durerà per i prossimi mesi. Per ora, tentiamo di salvarci in corner riportando un estratto da un testo di Nato Thompson, uscito su Mousse 33. Enjoy: “Uno spazio alternativo è, di fatto, uno spazio libero dalla logica coercitiva del capitale e dalle costrizioni. È uno spazio del divenire che può alterare radicalmente coloro vi si trovano. […] Gli ‘alternativi’ possono possedere agilità e perizia. Non devono fare mostre d’arte perché non è questione di arte. È questione di essere nel mondo. Sì, l’arte è parte di tutto ciò, ma non è la cosa principale. L’arte è parte del sogno di essere nel mondo e quel sogno deve essere vissuto negli spazi. Spazi fisici. Possiamo anche chiamarli spazi alternativi. Le loro possibilità sono feconde e brillanti. Conoscono l’economia politica e sono resistenti. Sono machiavellici, strategici e aperti.”

ATP: A quale progetto state lavorando per il prossimo futuro?

G: Il 23 maggio inauguriamo una mostra personale di Camille Blatrix, artista parigino, classe 1984. Camille Blatrix è un artista raffinatissimo, e le sue opere parlano di alcune delle tematiche che più ci stanno a cuore: i ruoli all’interno delle relazioni interpersonali e la forma del gruppo sociale – sia esso una comunità, una squadra o una famiglia.

Nella seconda metà di giugno presenteremo invece il Portfolio 2013, l’annuale serie di stampe d’artista in edizione limitata con la quale miriamo a supportare l’attività di Gasconade. Abbiamo invitato DAS INSTITUT, Simon Denny, Amalia Ulman, ecc. a riflettere su un soggetto specifico: il futuro. Cross fingers.

Ian Cheng,   This Papaya Tastes Perfect,   2012; courtesy dell'artista_a

Ian Cheng, This Papaya Tastes Perfect, 2012; courtesy dell’artista_a