• Evgeny Antufiev Untitled 2018 bronze - Museo Archeologico Salinas 2018 - Photo Evgeny Antufiev
  • Evgeny Antufiev - installation in agora Lions 2015, wood amber - Museo Archeologico Salinas 2018 - Photo Evgeny Antufiev
  • Evgeny Antufiev - Untitled, bronze, amber, enamel, 2018 - Museo Archeologico Salinas 2018 - Photo Evgeny Antufiev
  • Evgeny Antufiev -Installation view, Untitled, ceramic, 2017 - Museo Archeologico Salinas 2018 - Photo Evgeny Antufiev
  • Evgeny Antufiev - Installation view, ceramic, bronze, amber, fabric,2018 - Museo Archeologico Salinas 2018 - Photo Evgeny Antufiev
  • Evgeny Antufiev - Installation view, ceramic, Untitled, 2017 - Museo Archeologico Salinas 2018 - Photo Evgeny Antufiev

English text below —

Tra la miriade di mostre che in questi giorni aprono a Palermo in occasione di Manifesta 12, una in particolare attira la nostra attenzione. Più mondi e sensibilità si incontrano negli spazi del Museo Archeologico Salinas, che ospita dal 16 giugno al 4 novembre la mostra di Evgeny Antufiev, When Art became part of the Landscape. Chapter I.
Questo l’incipit scritto dall’artista:

A volte non possiamo separare l’arte dal paesaggio.
Come le statue romane divennero parte del paesaggio
e i vasi etruschi dei sotterranei;
le colonne di marmo crescono come alberi,
i tumuli diventano colline,
I cubi dei templi russi spuntano come colonie di funghi,
le statue scite di pietra custodiscono le steppe.
La vista percepisce l’arte antica come parte del paesaggio
come laghi, fiumi, montagne e valli.
L’arte antica è organicamente costruita nell’universo
e ne diviene parte.

La mostra – a cura di Giusi Diana e organizzata in collaborazione con  la Collezione Maramotti di Reggio Emilia – rappresenta un ideale collegamento con l’ultima edizione di Manifesta 11 tenutasi a Zurigo nel 2016 in cui Antufiev, invitato dal curatore Christian Jankowski, ha presentato una complessa installazione Eternal Garden nella Wasserkirche presso l’Helmhaus e opere al primo piano del Löwenbräukunst.

L’intervento dell’artista nelle sale e in alcuni luoghi esterni del Museo, si è sviluppato seguendo un’affascinante sfida:  la  rivisitazione del concetto stesso di collezione archeologica, che diviene premessa ed estensione del lavoro di un artista dei nostri tempi. Secondo questa visione il museo archeologico diventa a tutti gli effetti un museo d’arte contemporanea, perché – per dirla con le parole di Antufiev – ”Noi siamo contemporanei di tutta l’arte che ha visto la luce e si è conservata”. Per questa occasione Antufiev ha prodotto trenta opere: dalle sculture in legno intagliato, alle fusioni, alle terracotte, tutte formalmente connesse a iconografie simboliche, rinvenibili nei riti religiosi e pagani delle culture arcaiche.
Nell’intervista che segue l’artista ci racconta quali sono stati le sue fonti d’ispirazione, quali scoperte ha fatto tra le opere e i manufatti antichi conservati nel Museo; cosa lo affascina dell’iconografia funeraria, immaginario che l’artista esplora e vivifica con la sua particolare sensibilità; cosa lo ha spinto ad approfondire la lavorazione della ceramica, materiale che l’artista ha “scoperto” durante una residenza al Museo Zauli.
Emerge, dalle sue risposte, una forte volontà di oltrepassare la nozione di tempo, superare la finitezza non solo della materiale ma della stessa esistenza dell’arte.

ATP: Il Museo Archeologico Salinas è uno dei luoghi più antichi della città. Quali sono state le tue prime impressioni attraversando gli ambienti del museo? Quanto ti ha influenzato questo luogo nella produzione delle opere?

Evgeny Antufiev: Il Salinas è anche il più antico museo archeologico della Sicilia. E già la combinazione di parole «il più antico” condiziona molto. Fare una mostra nel «museo più antico» è praticamente come sorgere su un’ «altissima montagna». La strada è piena di pericoli. La mia prima reazione, dopo la prima visita al museo, è stata una sorta di “disperazione”. Come forse per un rivale? Anche tutta l’arte conservata nel museo è idealmente, temprata nel tempo come una lama nel fuoco. Prima della mia visita ho studiato molte foto delle opere della collezione. E, in ogni caso, in ogni mostra tutta l’arte si combatte. Ho compreso rapidamente ciò che mi avrebbe impedito di farmi vedere quindi ho cercato di diventarne alleato ma, fino all’ultimo momento, ero ansioso. Durante l’allestimento uno dei lavoratori ha chiesto: «quante migliaia di anni ha questo oggetto?». Qui ho realizzato che tutto   funzionava nella mostra.

Evgeny Antufiev - Installation view wood 2015 untitled - Museo Archeologico Salinas 2018 - Photo Evgeny Antufiev

Evgeny Antufiev – Installation view wood 2015 untitled – Museo Archeologico Salinas 2018 – Photo Evgeny Antufiev

ATP: Il tuo intervento consiste nel ‘rivisitare la collezione archeologica’. In concreto, come sei intervenuto nella collezione? Quali scoperte hai fatto?

EA: Come ti ho ho detto, preferisco non combattere, ma unire. Pertanto, ho cercato di armonizzare al massimo la fioritura, le forme e le texture dei lavori col museo. 24 lavori da 32 sono realizzati appositamente per questa mostra. Tutte le ceramiche sono state realizzate a Faenza in residenza durante l’estate del 2017 al museo Carlo Zauli. La mia insegnante ceramista – Aida Bertozzi – è stata assistente di Carlo Zauli .
Non ho certo copiato lo stile di certe epoche, ho piuttosto provato a cogliere il necessario ritmo visivo. Allo stesso modo è accaduto  per l’installazione delle opere al museo. Per me è stato importante non permutare spazi, ma trovare un “posto libero” adatto.

ATP: C’è un oggetto in particolare che hai scoperto nel Museo Archeologico che ti ha ispirato in modo particolare? Cosa ti ha affascinato di questo oggetto?

EA: Certamente non è una risposta originale. Nulla non può competere con gli oggetti di Selinunte. Grande città e grandi cose. Si può spendere un’intera giornata guardando i fregi conservati nel museo. Più di tutto mi interessa la raccolta di figure antropomorfe; soprattutto il modo in cui il tempo cambia la loro forma. Mi ha molto ispirato la struttura del museo, il giardino, la fontana con tartarughe viventi: tutto nel museo è costruito sulle regole dell’antico palazzo. E certamente la luce stessa che penetra ovunque; questo è uno dei migliori musei archeologici fra quelli che ho visto rispetto all’ esposizione degli artefatti.

Evgeny Antufiev - Untitled, bronze 2018 - Museo Archeologico Salinas 2018 - Photo Evgeny Antufiev

Evgeny Antufiev – Untitled, bronze 2018 – Museo Archeologico Salinas 2018 – Photo Evgeny Antufiev

ATP:  Tra le trenta opere in mostra, molte hanno una stretta relazione con l’iconografia funeraria. Perché hai deciso di approfondire questa tematica?

EA: Le persone spesso chiedono perché mi piace la morte. Ma io non amo la morte. Sono piuttosto appassionato di “nazioni morte”. No, non voglio sparire. Sciiti, etruschi, egizi, persiani, babilonesi, aztechi. Loro non sono rimasti ma i loro innumerevoli oggetti sì. Questo processo è inarrestabile, le foglie cadono con gli alberi, le nazioni scompaiono. Questo è triste, ma è così.
E’ molto interessante scoprire cosa resterà alla fine. Le tombe artistiche e mausolei sono i più forti. In questa arte c’è un dolore speciale e malinconia, una speciale nostalgia. Questo fa sì che le nazioni morte nell’arte siano particolarmente acute, come una canzone triste. I mausolei, cose incredibili. Progetterei volentieri mausolei, tombe e musei. I musei, questa stessa” tomba” per eternità.

ATP: Nelle tue ricerche, hai approfondito la lavorazione della ceramica. Cosa ti attrae di questa antica tecnica? 

EA: La cosa meravigliosa della ceramica è che questa tecnica per migliaia di anni non è praticamente cambiata.
Certamente sono stai creati nuovi additivi, pigmenti, fornaci. Ma i principio basilari (argilla e cottura) sono rimasti gli stessi. Forse il cambiamento principale ha toccato solo la verniciatura. Io praticamente non uso smalti, quindi posso dire che il mio modo è quello dell’antichità. La cosa più importante che ho scoperto nella ceramica è che è impossibile subordinarla completamente nel suo prendere forma. Il vaso cresce e fiorisce come i fiori. Forse la maggior parte la mia ceramica appare ingenua, penso che ai ceramisti professionisti non piaccia: argilla a strati spessi, patine naturali invece dell’uso e delle finiture con lo smalto.

ATP:  Nella lavorazione sia della ceramica che del legno, molte opere assumono una ‘patina’ antica, come se volessero avvicinarsi formalmente all’arte del passato. Perché questa decisione?

EA: Tutti sanno che il tempo è il miglior artista. Ho sempre cercato questa simulazione che è la cosa più complessa. Ma la patina è figlia del tempo. Attraverso test ed errori ho scoperto la sua composizione che non avrei rivelato. Spero che col tempo il mio vaso vivrà la sua vita e cambierà colore, diventando sempre più vecchio. Sarebbe interessante notare come diventeranno le ceramiche con lo scorrere del tempo e in un museo archeologico del futuro leggere l’etichetta: «artista sconosciuto, circa 20-22 secoli prima della prima guerra spaziale, forse questo vaso aveva un valore rituale».

Ha collaborato Martina Odorici —

Evgeny Antufiev - Installation view in agora , ceramic, 2017 - Museo Archeologico Salinas 2018 - Photo Evgeny Antufiev

Evgeny Antufiev – Installation view in agora , ceramic, 2017 – Museo Archeologico Salinas 2018 – Photo Evgeny Antufiev

Evgeny Antufiev - Untitled, ceramic, 2017 - Museo Archeologico Salinas 2018 - Photo Evgeny Antufiev

Evgeny Antufiev – Untitled, ceramic, 2017 – Museo Archeologico Salinas 2018 – Photo Evgeny Antufiev

Evgeny Antufiev
When Art became part of the Landscape. Chapter I
16 June 4 November 2018
Museo Archeologico Salinas

At times we cannot separate art from landscape.
As Roman statues became part of the landscape
and Etruscan vases part of the subterranean world;
marble columns grow like trees,
Mounds become hills.
The domes of Russian temples look like mushroom colonies,
Scythian stone statues protected the steppes.
Sight perceives ancient art as part of the landscape
like lakes, rivers, mountains and valleys.
Ancient art is organically built in the universe and becomes part of it. (EA)

The regional Archaeological Museum Antonino Salinas in Palermo, in collaboration with the Collezione Maramotti in Reggio Emilia, presents a solo exhibition of the Russian artist Evgeny Antufiev: Evgeny Antufiev. When Art became part of the Landscape. Chapter I
The exhibition, curated by Giusi Diana, marks the collaboration between one of the most prestigious archaeological museums in the Mediterranean area and an important Italian private cultural institution devoted to contemporary art which was the first to bring the artist in Italy with a large exhibition in 2013 and continues to support his research.
The exhibition has been included in the Collateral Events of Manifesta 12 and represents an ideal link with the last edition of Manifesta 11, held in Zurich in 2016, where Antufiev, invited by curator Christian Jankowski, showed the complex installation, Eternal Garden, in Wasserkirche near Helmhaus and other works in the first floor of Löwenbräukunst.

The Archaeological Museum Salinas, the oldest in Sicily, is the most important public museum institution devoted to Greek and Punic art in Sicily. As stated by Francesca Spatafora, the Museum director: “The purported detachment between the art from the past and the art of the present is only a misperception. As archaeological museum we guide visitors towards the erasing of this bias through the works of contemporary artists helping us to redefine the relationship with the artworks from antiquity through a novel awareness.”
This statement is in line with Antufiev’s words: “Only our obstinate will to discover something new, to feel different from what has preceded us, makes us believe that there are an ancient art and a contemporary art. Perhaps there are dead artists and living artists […] but art is exactly what goes beyond the artist, his mere existence. Art is, in essence, only the work.”

Evgeny Antufiev - Installation view ceramic 2017 - Museo Archeologico Salinas 2018 - Photo Evgeny Antufiev

Evgeny Antufiev – Installation view ceramic 2017 – Museo Archeologico Salinas 2018 – Photo Evgeny Antufiev

Evgeny Antufiev’s works alongside the exhibition itinerary of the archaeological museum, intends to bring this approach to a fascinating and stimulating assessment. In this way the exhibition offers us a special revisitation of the very concept of archaeological collection becoming the premise and the extension of a contemporary artist. According to this vision, the archaeological museum becomes a real museum of contemporary art, because – in Antufiev’s words – “We are contemporary of all the art that has seen the light and has been preserved.”
The display itinerary of the exhibition will develop alongside the Chiostro Maggiore – the Big Cloister – under the loggia and inside the garden, to expand to the entire ground floor and to the recently inaugurated Agorà; in a sort of dialogue and counterpoint with the museum artifacts and finds, including the group of the lion-shaped eaves of the Victory Temple of Himera and the large mask of the Gorgon.

Thirty works are on display: from carved wood sculptures, castings, terracottas, all formally linked to symbolic images, found in religious and pagan rituals pertaining to archaic cultures. Special relevance is given to funerary iconography which Antufiev explores and reanimates with his personal gaze, by unfolding an “evoked immortality”, a core element in all his artistic research.
In the last few years Antufiev has explored Magna Grecia and Etruscan cultures in Tuscany, Lazio and Sicily, by starting an interesting manufacturing of ceramic works in Italy – during a residence at the Zauli Museum – experimenting with different earths and firings, creating special patinas made only with organic materials. These artifacts will also be present in the exhibition.

The ceramics – like the objects in carved wood – play with special textures: oxidized and/or aged surfaces, evoking old discoveries which seem to us a “gift” found amidst the landscape, thus becoming part of Nature itself. The formal outcome is absolutely unique, intriguing and maze-like: his works take on hybrid identities, capable of generating resonances between diverse worlds and cultures, but inevitably filtered by the visual culture of his country of origin (Siberia) and Russia’s handcraft tradition in his work with materials.

Evgeny Antufiev - Untitled, ceramic 2017 - Museo Archeologico Salinas 2018 - Photo Evgeny Antufiev

Evgeny Antufiev – Untitled, ceramic 2017 – Museo Archeologico Salinas 2018 – Photo Evgeny Antufiev

Evgeny Antufiev , Installation view, Untitled, wood, 2015 - Museo Archeologico Salinas 2018 - Photo Evgeny Antufiev

Evgeny Antufiev , Installation view, Untitled, wood, 2015 – Museo Archeologico Salinas 2018 – Photo Evgeny Antufiev