Eva Marisaldi - Trasporto Eccezionale - PAC, Milano, 2018 - Photo Claudia Capelli

Eva Marisaldi – Trasporto Eccezionale – PAC, Milano, 2018 – Photo Claudia Capelli

Testo di Valentina Bartalesi —

Una coerenza fragile e multimediale maturata lentamente, di periplo in periplo, in un tempo tutto liquido. Dal 17 dicembre il Pac di Milano inaugura la personale Trasporto Eccezionale dedicata all’opera e alla poetica di Eva Marisaldi. L’esposizione si inserisce in una serie di progetti promossi dal Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, fortemente voluti dalla medesima istituzione, e concernenti lo studio e la presentazione al grande pubblico di artisti italiani nati negli anni Sessanta.

Accostandosi all’universo di Eva Marisaldi ogni termine deve essere accuratamente soppesato e scelto tra una moltitudine di sinonimi, nel tentativo di approssimarsi con esso al centro delle cose. Durante la conferenza stampa di presentazione della mostra – che peraltro ha coinciso con l’inaugurazione degli interventi di risistemazione del medesimo museo in stretta collaborazione con lo Studio Jacobo Gardella – si è tornati a più riprese su una dimensione specifica, quella dell’essenzialità. Scrive Diego Sileo, curatore della mostra e del Pac, nel saggio d’introduzione alla mostra – formulando un concetto ribadito dal Direttore Domenico Piraina in diretta – che tale essenzialità, nell’opera di Marisaldi, lungi dall’essere una schematizzazione aprioristica, si configura quale “sintesi di una realtà complessa”. Essenziale, si direbbe, in quanto conseguenza di un affondo progressivo nel corpo del reale, nella sua complessità endogena; un’immersione totale (nel tempo come nello spazio) che porta a galla ciò che non può andare perduto, ciò che deve restare.

Eva Marisaldi - Trasporto Eccezionale - PAC, Milano, 2018 - Photo Claudia Capelli

Eva Marisaldi – Trasporto Eccezionale – PAC, Milano, 2018 – Photo Claudia Capelli

Eva Marisaldi - Trasporto Eccezionale - PAC, Milano, 2018 - Photo Claudia Capelli

Eva Marisaldi – Trasporto Eccezionale – PAC, Milano, 2018 – Photo Claudia Capelli

In questa direzione, precisa da subito Sileo, “Con Eva abbiamo cercato di realizzare una mostra che non fosse una retrospettiva e nemmeno un’antologica, nonostante venga proposta un’ampia selezione di lavori storici, di lavori recenti e di nuove produzioni per la mostra. Mi piace definirla, oltre che un’esposizione personale, una sorta di viaggio nell’arte e nella poetica di Eva Marisaldi. Un viaggio, come evoca il titolo della Mostra, dove il visitatore si deve lasciare trasportare in senso fisico, di sala in sala, oppure sedendosi a bordo della Nastronave al piano terra, in maniera metaforica e simbolica e anche in maniera sentimentale-emotiva“.

Né retrospettivo né antologico (o almeno, non solo tale), il viaggio, nelle sue accezioni di biografico, universale, fantastico e drammatico, si configura come il non-luogo ideale per raccogliere tracce dal quotidiano e custodirne l’essenza. Marisaldi, con una delicatezza e con autorialità intimamente distanti da qualsiasi auto-presenzialismo – in questo senso l’autrice rappresenta una presenza rara, come ci ricorda Piraina – raccoglie, stringe e crea dal più piccolo frammento di realtà. Dalla pezza in stoffa rossa alla monumentale installazione architettonica assemblata con listelli di legno e sacchi da macerie.

Così, inseguendo quasi alla lettera le parole suggeriteci dal curatore, il visitatore si trova a tracciare e a percorrere, sala per sala, una geografia fatta di luoghi e di non-luoghi, di suoni, di rumori, di sabbia, di onde armoniche che fanno vibrare l’aria del parterre, di 45 giri che sibilano, di sacche gialle, di gessi, di pezze di stoffa e di carta. Il raggio d’azione coperto dall’artista è amplissimo, quasi globale: dal Madagascar al Lido di Ravenna, dal Lago Vittoria alla Cina, da Riga a Bologna. Per ciascuna di queste realtà, esiste un’elaborazione esemplare, densissima, dalla quale l’opera prende vita. Ed è lungo quel frangente, in quella densità di contenuto che straborda, in cui l’oggetto supera la propria materialità – in quanto limitante se univoca – per farsi scultura, installazione, filmato, immagine, disegno. Il segreto, sembra suggerirci Sileo, “è lasciarsi trasportare, come evoca il titolo della mostra”, in questo periplo ai confini di una regione che non conosciamo più. Ritmicamente, la conferenza stampa è quasi coperta dal “frinire” delle locuste che si accipigliano sulla tettoia della Nastronave (2018). La geografia di Eva è pure una geografia di fonti: Truman Capote, Antonio Gramsci, Asja Lacis, Leoni Riefensthal, Gianumberto Accinelli, John Huston e Ryszard Kapuściński.

Eva Marisaldi - Trasporto Eccezionale - PAC, Milano, 2018 - Photo Claudia Capelli

Eva Marisaldi – Trasporto Eccezionale – PAC, Milano, 2018 – Photo Claudia Capelli

Eva Marisaldi, Musica per camaleonti  2004 still frame video realizzato per la mostra "no hope", galleria Minini, Brescia collezione privata, Padova

Eva Marisaldi, Musica per camaleonti 2004 still frame video realizzato per la mostra “no hope”, galleria Minini, Brescia collezione privata, Padova

Un viaggio che è rappresentato, di sala in sala, attraverso i diversi momenti della carriera e dell’arte di Eva. Ogni sala in questo senso costituisce una tappa di tale percorso insieme ai temi che hanno da sempre caratterizzato la sua poetica, tra i quali sicuramente l’aspetto più ludico   e divertente, la Memoria, il passaggio del tempo, le ricostruzioni di periodi storici del passato, evocati come accade per le opere del primo Novecento, nella sala definita da noi in accordo con Eva la sala del Novecento”, racconta Diego Sileo.

Nella Sala del novecento, nell’installazione Per Asja Lacis (2015), l’artista – a partire dalla lettura di Professione Rivoluzionaria della medesima autrice – riflette sulla ricezione del teatro e sulla genesi di certe usanze popolari. Immergendosi in quel testo, scrive l’autrice, “è saltata fuori la storia che a Riga, quando i ragazzini passavano per strada facendo una rappresentazione teatrale, le persone alla finestra tiravano sassi e stoffa rossa in segno di apprezzamento”. Allora Eva “incarta”, uno per uno e con una sensibilità delicatissima, i sassolini in pezze di stoffa, come se gli stessi fossero stati orditi da mani via via differenti, per poi lasciarli giacere al suolo. Scivolare nei pensieri e nelle stanze delle persone per scoprire come partecipano a quello strano teatro che è la vita. Occupare il tempo, lavorare con quella materia così effimera e preziosa che è la materia. E poi, ancora, come reagiscono fisiologicamente i Cameleonti del Madagascar al suono di una musica composta per loro (in Musica per Camaleonti, 2004)? Eva Marisaldi pronuncia poche frasi nel corso della conferenza; immancabile il ringraziamento ad Enrico Serotta, musicale e compositore con la quale ha ideato parte delle opere sonore ospitate in mostra.

Fragile, ludica, giocosa”è l’artista nelle parole di Piraina. Le sue macchine inutili, che tanto hanno da condividere con le più antiche macchine altrettanto simboliche, altrettanto arditissime e antropomorfe di Duchamp, Picabia, Leger fino a Tinguely, paiono giungere dallo spazio per posarsi sulla terra. Nel dramma – perché di un dramma spesso si tratta – Marisardi pratica la leggerezza, rende partecipi di tale leggerezza.

Uscendo, i nastri di Welcome (2018) salutano, oscillando asimmetrici nell’etere.

Il Pac, unitamente all’esposizione, propone una fondamentale Guida alla Mostra, redatta sotto forma di intervista da Emanuela De Cecco a Eva Marisaldi, insieme ad un valido Public Program pensato esplicitamente per i visitatori. 

Eva Marisaldi - Trasporto Eccezionale - PAC, Milano, 2018 - Photo Claudia Capelli

Eva Marisaldi – Trasporto Eccezionale – PAC, Milano, 2018 – Photo Claudia Capelli

Eva Marisaldi, Senza fine  2018 12 bassorilievi in gesso modellati a macchina, cm. 10x15 cad. (dettagli della serie) foto Francesco Ribuffo courtesy galleria De' Foscherari, Bologna

Eva Marisaldi, Senza fine 2018 12 bassorilievi in gesso modellati a macchina, cm. 10×15 cad. (dettagli della serie) foto Francesco Ribuffo courtesy galleria De’ Foscherari, Bologna

Eva Marisaldi - Trasporto Eccezionale - PAC, Milano, 2018 - Photo Claudia Capelli

Eva Marisaldi – Trasporto Eccezionale – PAC, Milano, 2018 – Photo Claudia Capelli

Eva Marisaldi, Porto fuori, 2007 marching band, computer, servomotori, percussioni, capote in tessuto 40x30x30 cm. realizzata per il video nella mostra "jumps", MamBo, Bologna foto Enrico Serotti -  Collezione privata

Eva Marisaldi, Porto fuori, 2007 marching band, computer, servomotori, percussioni, capote in tessuto 40x30x30 cm. realizzata per il video nella mostra “jumps”, MamBo, Bologna foto Enrico Serotti – Collezione privata

Eva Marisaldi, Shipbreakers,  2007 disegni spray su tessuto, 140x90 cm. cad. realizzati per la mostra "services", galleria De Carlo, Milano courtesy galleria De' Foscherari, Bologna

Eva Marisaldi, Shipbreakers, 2007 disegni spray su tessuto, 140×90 cm. cad. realizzati per la mostra “services”, galleria De Carlo, Milano courtesy galleria De’ Foscherari, Bologna

Eva Marisaldi - Trasporto Eccezionale - PAC, Milano, 2018 - Photo Claudia Capelli

Eva Marisaldi – Trasporto Eccezionale – PAC, Milano, 2018 – Photo Claudia Capelli

Eva Marisaldi, Democratic psychedelia,  2011 elementi in gesso, 5x4 cm. cad. foto Andrea Gilberti courtesy Galleria Massimo Minini, Brescia

Eva Marisaldi, Democratic psychedelia, 2011 elementi in gesso, 5×4 cm. cad. foto Andrea Gilberti courtesy Galleria Massimo Minini, Brescia