UtopiaEuropa

UtopiaEuropa

Lungomare (spazio per la cultura e il progetto, fondato a Bolzano nel 2003, che indaga possibili terreni di incontro tra design, architettura, urbanistica, arte e teoria), Literatur Lana (associazione d’incontro tra autori su temi linguistici nell’ambito di letture, presentazioni di libri e simposi) e NIDS (Nuovo istituto per la scrittura drammatica, Berlino) hanno dato luce, durante il mese di marzo, per le strade e le città di tutta la Provincia dell’Alto Adige, ad un nuovo progetto chiamato UtopiaEuropa. Il nome suggerisce subito le due tematiche principali: la situazione sociale, politica e culturale del continente europeo dopo le recenti ondate migratorie e il concetto di utopia, inteso sia come localizzazione non situabile e possibilità permanente dell’essere altro e del vedere in modo diverso, sia come visione che prospetta una società migliore, orientata perciò alla costruzione del futuro. Ma esistono ancora immagini utopiche di un futuro migliore? E che aspetto hanno? Da chi vengono incentivate e nelle mani di chi sono consegnate? Le tre istituzioni tratteranno ed affronteranno il tema dell’utopia in modo diverso.  Literatur Lana declinerà il progetto in un workshop di traduzione con il palestinese  Mazen Maarouf e ponendo poi la letteratura araba al centro delle sue iniziative autunnali.  Lungomare ospiterà da marzo a dicembre un progetto residenziale con l’artista italiana Beatrice Catanzaro e la geografa Kolar Aparna del Centro di ricerca sui confini di Nimega (Paesi Bassi). Il  NIDS dedicherà la sua Summer School, che si terrà in Alto Adige in luglio, al tema dell’utopia.

Il progetto consiste nell’esposizione di manifesti che indaghino il significato, l’impatto sociale e il peso di tre parole iper ricorrenti nell’epoca contemporanea: crisi, paura e confine. E’, d’altra parte, la riflessione su quanto una parola, o un insieme di parole, possa forgiare una situazione ed un ambiente, nel momento presente, a tal punto da renderlo poi storicizzabile in quanto tale. Non si vogliono restituire assiomi certi e definizioni precise, ma dare spazio ad esiti aperti, “il cui obiettivo costante sia una società civile contraddistinta da rispetto reciproco e umanità”.

Ma cosa significano crisi, paura e confine? Come e quanto ci condizionano le loro interpretazioni? Da dove nascono questi termini e perché se ne abusa? Ci sono altre parole meno “etichettanti”?

“QUALE CRISI? QUALE PAURA? QUALE FRONTIERA? è concepita come una piattaforma che ispiri nuove e migliori prospettive e visioni su un’Europa non solo di crisi, ma anche di plasmabilità.”

“Si tratta di scovare le insicurezze e le esperienze di un continente in fase di cambiamento e di provare a dar loro una forma, senza promettere soluzioni, ma in vista di un esito aperto, il cui obiettivo costante sia una società civile contraddistinta da rispetto reciproco e umanità”.