Varcata la soglia, lo spazio Silvio Pasqualini a Venezia, si presenta piccolo e accogliente: un luogo in cui le opere esposte diventano protagoniste e favoriscono il dialogo e lo scambio d’opinioni. La curatrice della mostra Eterno, Annarita Rossi, e l’artista – nonché gallerista – Silvio Pasqualini, hanno pensato all’esposizione come un percorso che invita alla riflessione su temi quali il tempo, la funzione dell’arte e il ruolo dell’artista.
La Gioconda o Monna Lisa è il quadro per eccellenza, quello che tutti conoscono: il ritratto di questa misteriosa figura, identificata dagli storici dell’arte in Lisa Gherardini, si riconosce nel “sorriso”.
Al contrario le figure femminili del giapponese Isao Tomoda e di Simon Gaon sottintendono un alto grado di espressività. La delicatezza dei personaggi di Tomoda, ritratti in maniera “impressionista”, quasi a volerne riprodurre fotograficamente la fisionomica e l’animo, dialogano con le donne di Simon Gaon, allievo diretto di Kokoscha.
La figura della Gioconda, indagata nella sua psiche, emerge nell’opera di Roger Ballen, Senza titolo (il pezzo forte dell’intera mostra). L’immagine fotografica si contraddistingue per un carattere stratigrafico: è, infatti, il frutto di più scatti alla superficie di un vetro appannato, che, grazie ad una particolare illuminazione della luce solare, fa emergere gli strati sottostanti.

A seguire, l’artista elabora l’immagine, giocando sui bianchi e sui neri, inserendo un paio di occhi di gatto: l’espressione è nello stesso tempo lontana, ineffabile – come la Gioconda – ma fortemente caratterizzata. Sono gli occhi dell’uomo moderno, sgomento a causa dei cambiamenti sociali, politici, ambientali ed economici che sta vivendo.
Gli occhi sono il comune denominatore tra l’opera di Ballen e l’Epistolario di Silvio Pasqualini. Recuperando l’idea leonardesca dell’atemporalità, il sorriso stesso della Monna Lisa, così ineffabile, decontestualizza il personaggio e lo rende eternamente presente. Pasqualini recupera questo concetto, immaginando di scrivere a Leonardo da Vinci come se si trattasse di un contemporaneo. Nel farlo, adotta un linguaggio veloce e rapido, che richiama i tweet o gli SMS.
Il rapporto con l’ambiente è ciò che interessa l’ultimo artista della collettiva, Rosario Galatioto. I suoi paesaggi guardano alla tecnica leonardesca dello “sfumato”: nel voler raggiungere la mimesi perfetta della natura, Leonardo imita l’occhio umano, che mette a fuoco solamente ciò che si trova vicino. Lo sfondo non può che essere sfocato, o meglio sfumato. Questo pulviscolo che contraddistingue le opere leonardesche diviene protagonista in Galatioto.
Eterno parla dunque dell’uomo attraverso un cortocircuito temporale che solo l’arte è in grado di creare. La riscoperta di un artista etico, che rispetta la propria opera e che la pone al centro, è ciò che rende possibile il confronto con una personalità geniale come quella di Da Vinci. Recuperando le parole di Silvio Pasqualini citando Gauguin :” L’arte è plagio o è rivoluzione”.