Emma Hart Installation view of Emma Hart: Dirty Looks at Camden Arts Centre,   2013 Courtesy the artist

Emma Hart Installation view of Emma Hart: Dirty Looks at Camden Arts Centre, 2013 Courtesy the artist

Vince la sesta edizione del Max Mara Art Prize for Women, Emma Hart. Ne ha dato l’annuncio la direttrice della Whitechapel Gallery, Iwona Blazwick,   durante la cerimonia di premiazione ieri 3 febbraio. Il Premio, che ha cadenza biennale, sostiene artiste che operano nel Regno Unito e che non hanno mai presentato i loro lavori in una mostra antologica. Nata nel 1974, Emma Hart  vive e lavora a Londra, ed è stata scelta da una giuria di esperte tra una rosa di cinque finaliste: Ruth Ewan, Ana Genovés, Tania Kovats e Phoebe Unwin. In quanto vincitrice, Hart trascorrerà sei mesi in Italia tra Lombardia, Umbria ed Emilia-Romagna nel 2016. Durante questa residenza l’artista progetterà un nuovo progetto che verrà successivamente esposto in un’importante mostra personale alla Whitechapel Gallery nel 2017, prima di passare alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia.

La ricerca di Emma Hart include la lavorazione con svariati materiali tra cui ceramica, video, fotografia e suono. La sua ricerca, che convoglia elementi autobiografici, ansie e disagio dell’artista nelle sue opere, esplora le modalità con cui le esperienze e le emozioni reali vengono travisate e attenuate quando catturate dalla macchina fotografica. L’artista dispone fotografie e schermi video in contrasto con forme in creta grezza o ceramiche di dimensioni ingrandite in particolareggiate installazioni che saturano i sensi. 

Emma Hart, vincitrice del Max Mara Art Prize for Women 2015-17 ha detto: “Sono davvero felice di aver vinto questo premio, che mi offrirà il tempo e lo spazio di lavorare in modo focalizzato, cosa che spesso purtroppo non mi è permessa. Avrò la possibilità di concentrarmi, sperimentare e immergermi completamente in nuove idee e nuove pratiche. Inoltre non mi sono mai veramente allontanata da Londra e i sei mesi in Italia saranno l’avventura di una vita”.

Il tema proposto dall’artista per il Max Mara Art Prize for Women ha come soggetto argomenti cari all’artista: il potere della famiglia. Nella sua esplorazione dell’unicità dell’ethos e delle tradizioni familiari italiane attraverso simboli, beni e oggetti, oltre ai sistemi e alle relazioni della cultura italiana, Hart intende mettere a nudo gli alti e bassi e le realtà quotidiane della vita familiare.

La residenza su misura di Hart, organizzata dalla Collezione Maramotti in collaborazione con Max Mara e Whitechapel Gallery, inizierà nel giugno 2016 e si dividerà tra tre diverse città italiane, Milano, Todi e Faenza. A Milano l’artista passerà due mesi presso Via Farini VIR – DOCVA per un programma internazionale di residenze d’artista. Qui esplorerà la Scuola di Milano (Milan Systems Approach), un metodo sistemico-costruttivista di terapia familiare, e il lavoro pionieristico della psichiatra Mara Selvini Palazzoli, che ha elaborato questo modello terapeutico.

Nella seconda parte della residenza, Hart si trasferirà per tre settimane a Todi, dove avrà tempo per consolidare la sua ricerca presso lo studio dell’artista concettuale Alighiero Boetti, ora gestito dal figlio Matteo Boetti, fondatore della vicina galleria di arte contemporanea Bibo’s Place. Hart avrà inoltre l’opportunità di entrare in contatto con le diverse istituzioni culturali della regione, in particolare la Fondazione Burri, che detiene numerose opere del pittore e scultore Alberto Burri. Visiterà anche Deruta, la cittadina nota nel mondo per le sue ceramiche.

La residenza terminerà a Faenza, dove Hart studierà e sperimenterà la produzione di ceramiche presso il Museo Carlo Zauli, un’importante istituzione nota per il suo lavoro innovativo con gli artisti. Faenza ospita inoltre il Museo Internazionale delle Ceramiche, la più estesa e importante collezione di ceramiche al mondo, dove Hart avrà l’occasione di scoprire le tecniche ceramiche antiche e contemporanee. Visiterà inoltre le città di Roma e Napoli per soggiorni più brevi per ampliare la sua ricerca.

La giuria della sesta edizione del Max Mara Art Prize for Women, presieduta da Iwona Blazwick, OBE, direttrice della Whitechapel Gallery, era composta da: Fiona Bradley, direttrice della Fruitmarket Gallery, Edimburgo; Sarah Elson, collezionista e fondatrice di Launch Pad, che commissiona opere a sostegno di artisti emergenti; Helen Sumpter, critico e Senior Editor / Web Editor di ArtReview, e Alison Wilding, artista e membro dell’Accademia Reale.

A nome della giuria del Max Mara Art Prize for Women, la sua presidente Iwona Blazwick, OBE, direttrice della Whitechapel Gallery, ha affermato: “È apparso evidente che la proposta di Emma Hart affronti un tema profondamente personale, essenziale per la sua vita e il suo lavoro: il potere della famiglia. La giuria è stata colpita dalla profondità e dall’ampiezza dei riferimenti nell’approccio di Hart, dalla Scuola di Milano per la psicoterapia familiare ai romanzi di Elena Ferrante, alla tradizione ceramica italiana della maiolica. Il Premio e la residenza in Italia offrono a Hart una rara opportunità in un importante momento della sua carriera, per un arricchimento e l’elaborazione di un nuovo lavoro. L’equilibrio tra l’approfondimento delle abilità formali e la comprensione dei mezzi espressivi da lei scelti, insieme al tempo e allo spazio per elaborare la sua ricerca, entreranno sicuramente a far parte della sua opera. La Whitechapel Gallery ha annoverato tra i suoi alumni Picasso, Pollock e Rothko, ma ha anche organizzato le prime importanti personali di artiste quali Barbara Hepworth, Frida Kahlo, Eva Hesse, Cindy Sherman, Nan Goldin, Isa Genzken, Gillian Wearing e Sarah Lucas. È con grande piacere che diamo il benvenuto a Emma Hart nella nostra storia e la presentiamo alla Galleria nel 2017”.

Luigi Maramotti, presidente di Max Mara, ha dichiarato: “Il progetto di Emma mi entusiasma molto, perché esplora due campi particolarmente ricchi di competenze in Italia: la psicoterapia e la tradizione ceramica, sia storica che contemporanea. La produzione ceramica è sempre stata caratterizzata da una ricerca innovativa, in particolare a Faenza. Siamo particolarmente interessati a seguire come Emma interpreterà questa tradizione nella sua pratica artistica così personale e contemporanea. Questo Premio, di cui siamo profondamente orgogliosi, è unico nel suo genere in quanto offre alle artiste il tempo, lo spazio e la libertà di creare una nuova opera mentre sono immerse nell’estetica e nella tradizione culturale italiana. Sono molto lieto che, ancora una volta, la famiglia dell’artista l’accompagnerà in questo percorso; da un punto di vista sia personale che artistico tutto questo non farà che arricchire la sua esperienza. Vorrei inoltre ringraziare sentitamente la nostra autorevole giuria, Iwona Blazwick e la Whitechapel Gallery, per il loro impegno costante nel rendere questo premio sempre più importante e rispettato. Vorrei esprimere la mia gratitudine e le mie congratulazioni a Emma e sarò orgoglioso di darle il benvenuto alla Collezione Maramotti nei mesi a venire”.

Emma Hart Portrait Photo: Thierry Bal Courtesy Whitechapel Gallery

Emma Hart Portrait Photo: Thierry Bal Courtesy Whitechapel Gallery