Emma Ciceri,   Madre di monumenti,   2013,   Careof DOCVA,   Milano,   Foto: Francesca Verga

Emma Ciceri, Madre di monumenti, 2013, Careof DOCVA, Milano, Foto: Francesca Verga

Inaugura stasera al Careof DOCVA la mostra personale di  Emma Ciceri, ‘Madre Di Monumenti’, a cura di Alessandra Pioselli. (fino al 27 Novembre).

Caterina Molteni ha posto alcune domande a Emma Ciceri.

Da dove inizia la tua ricerca sulle masse? C’è un episodio in particolare da cui è nata l’esigenza di un lavoro su questo soggetto?

Emma Ciceri: Il concetto di massa mi fa pensare ad un ordine costituito, all’omologazione, ad una parte della storia che nega la soggettività. Il mio interesse è rivolto alle folle, all’enigma generato dalla convivenza di simili aggregati in un luogo. Esso diviene contenitore di un’energia imprevedibile anche quando è organizzata. La folla non nega la soggettività, la ospita e se ne alimenta. Da sempre ho provato emozioni profonde e contrastanti nell’osservare gli altri esseri umani. La folla per me è un contenitore, una possibilità, un’angolazione dalla quale interpretare la nostra storia. La ricerca è cresciuta con me, se da piccola mi affascinava osservare la gente nei cortei o processioni della campagna dove sono nata; da adolescente l’energia di alcune manifestazioni studentesche, di grandi concerti e raduni mi ha travolto conducendomi sempre più ad un distacco dall’evento in sé e ad un’osservazione al contempo partecipata e distaccata della moltitudine. Il primo video risale al 2004 ed è nato durante un viaggio notturno in treno (Milano/Roma) per partecipare ad una manifestazione il giorno successivo. Lo scenario in questo caso è di una folla addormentata che occupa lo spazio dei vagoni con l’inquieta scompostezza di corpi dormienti.

La tua produzione sembra contrapporsi alla consolidata retorica sull’anonimato della moltitudine, cerchi infatti di mostrare la possibile convivenza fra collettività e individuo: cosa ti affascina maggiormente di questa relazione sociale?

E.C.: Mi affascina la complessità di questa dialettica. I grandi eventi sono dei contenitori di ideali, passioni condivise ma al tempo stesso ospitano l’unicità di ogni singola persona. Il singolo all’interno del gruppo incarna il rapporto tra l’io e l’altro; il gioco tra l’affermazione del sè e l’appartenenza ad un gruppo si configura in mille modi diversi. Il corpo diventa la forma di un’interiorità, ne esprime i movimenti psicologici ed emotivi in un gioco di rivelazione e nascondimento. Della folla mi interessa il soggetto, le modalità con le quali ognuno in modo unico vive e manifesta la vicinanza al gruppo.  Trovo che la moltitudine nasconda, legittimi ma al tempo stesso sveli dinamiche e tensioni interiori, è un luogo privilegiato di osservazione dell’altro. I grandi raduni legittimano la presenza di una videocamera che catturi immagini senza chiedere permessi, le espressioni cambierebbero assumendo caratteri artificiali, imbarazzati. Rapisco queste immagini, le colleziono archiviandole. La partecipazione attiva agli eventi mette in gioco anche me, ogni volta in questa dinamica di appartenenza e distinzione. Cerco di  cogliere l’ambivalenza della partecipazione del singolo alla moltitudine, le dinamiche di una relazione instabile, precaria.  Mi interessa il potenziale di energia espresso dalle folle. Il comportamento sociale si svela nella sua complessità, il mio sguardo oscilla tra il gruppo e la microritualità personale.

Emma Ciceri,   14dicembre2010,   video colore  5'08,   2011,    Courtesy Galleria Riccardo Crespi,   Milano

Emma Ciceri, 14dicembre2010, video colore 5’08, 2011, Courtesy Galleria Riccardo Crespi, Milano

Emma Ciceri,   14dicembre2010,   video colore  5'08,   2011,    Courtesy Galleria Riccardo Crespi,   Milano

Emma Ciceri, 14dicembre2010, video colore 5’08, 2011, Courtesy Galleria Riccardo Crespi, Milano

In lavori come il video Zone (2011), riprendi immagini storiche che si riferiscono a contesti sociali a cui apparteneva maggiormente la cultura del “gruppo” e dell’impegno politico, in altri come 14dicembre2010 (2010) o le opere su carta riferite ai monumenti, ti confronti con la società contemporanea. Quali differenze e quali comunanze fra i diversi periodi storici hai evidenziato, cosa ti ha maggiormente affascinato?

E.C.: Cercando l’individuo sto collezionando anche differenti identità di gruppi. Lo scenario umano cambia completamente da un evento all’altro. Lo stile, gli atteggiamenti, le tensioni si diversificano. Con le immagini anche il lavoro si modifica; con alcune di esse c’è un rapporto nostalgico rivolto a periodi che non ho vissuto personalmente. Esse sono per me degli echi, dialoghi immaginari tra  racconti e visoni. Le animazioni nate da vecchie immagini come in Zone (2011) divengono una possibilità di relazione con “zone” temporali e ideologiche costituite da corpi che non ho mai incontrato. Il rapporto con esse si sviluppa con un  lavoro riflessivo e visionario; l’incontro con l’immagine innesca l’inizio di una storia. Molto diverso è registrare le immagini prendendo parte agli eventi e al flusso della folla. Osservando i comportamento e le tensioni dell’altro anch’io agisco e alimento le stesse. La folla stessa sembra avere una storia da raccontare che poi è la nostra.. Mi piace avvicinarmi a queste immagini come se si vedessero al microscopio e poi con uno zoom out rivederle tutte dall’esterno, dalla micro alla macro ritualità. Ogni corpo è un io ed ogni folla è un noi. Forse da trentenne avverto la nostalgia di un passato non vissuto ma sentito raccontare…lo sguardo si rivolge anche lì, cercando indizi e matrici della contemporaneità difficile da interpretare.

Le tue masse si alternano fra immagini affollate e vuoti potenziali come in Lode (2009). Nel caso dell’assenza dell’elemento umano che tipo di energia, se ritieni che ci sia, vuoi richiamare nei luoghi?

E.C.: Il vuoto e il pieno sono un’altra angolazione che mi affascina. In Lode prevale l’assenza, c’è solo un’allusione all’individuo è rimasta l’energia del passaggio, del transito che lascia traccia ad interessarmi. Il vento che anima un passaggio mi è parso una presenza più forte nella sua immaterialità. Questo lavoro mi parla anche di un atteggiamento; di chi cerca di attendere e contemplare la realtà mantenendo una tensione interiore imparando dall’ animale in allerta.

Emma Ciceri,   Lode video colore 2011,   Courtesy Galleria Riccardo Crespi,   Milano

Emma Ciceri, Lode video colore 2011, Courtesy Galleria Riccardo Crespi, Milano

Per Careof DOCVA presenti il progetto Madre di Monumenti (2013) per la prima volta in modo completo, ce ne vuoi parlare?

E.C.: Madre Di Monumenti è un progetto nato nel 2012 durante un workshop con Rossella Biscotti organizzato dall’Accademia Carrara di Bergamo. Ragionavamo proprio intorno al monumento. La mia ricerca si è stratificata in diversi passaggi, da immagini archiviate dalla rete, ad una lavorazione manuale su di esse in piccolo formato sino alla rimessa in gioco delle stesse su grande formato “appeso”. A Careof viene mostrato per la prima volta quest’ultimo passaggio che è stato possibile realizzare grazie a chi chi mi ha sostenuto ed aiutato: Alessandra Pioselli che mi ha accompagnato dall’inizio e ha curato la mostra , Gabi Scardi e lo studio NCTM di Milano. Il mio interesse intorno al tema del monumento si è indirizzato alla ricerca di possibili dialoghi tra storia e attualità. La statua di Vittorio Emanuele II di Piazza Duomo a Milano è il motivo che si ripete in tutte le immagini. Ho immaginato questo monumento immobile come uno spettatore privilegiato dei flussi di differenti folle cha hanno animato la città. Per questioni di spazio quando la piazza si riempie le persone salgono sulla statua. In questi molteplici abbracci il monumento diviene madre di nuovi monumenti temporanei e differenti: le folle. Proprio da questo rapporto fisico tra statua ed essere umano nasce anche On, l’ultimissimo lavoro. Qui è un singolo che sale sulle spalle di una grande statua, un semplice gesto di coabitazione affettiva tra passato e presente.

Nei lavori precedenti la città perdeva consistenza attraverso le cancellature lasciando presenti e riconoscibili solo l’uomo e pochi altri elementi. Come mai ora la scelta del monumento? Come elemento urbano nasconde secondo te una potenza invariata nei secoli?

E.C.: La scelta è sui monumenti, plurali, temporanei e fluidi della nostra contemporaneità. L’accento è posto sull’abbraccio delle folle e la statua risorgimentale oppure sul singolo (ON) che sale sul monumento riaccendendolo. La presenza dell’energia viva di un corpo, di un soggetto è in grado di riattivare anche le statue che abitano le nostre città. Mi piace pensare a questi elementi immobili del contesto urbano come osservatori privilegiati, forse la loro “potenza” è data dalla condizione ferma che l’essere statua gli impone. Vedo queste statue come presenze anziane nelle nostre città, sono una traccia della nostra storia passata. Non credo in potenze invariate ma in un processo vivo e complesso di relazioni, rimandi e rimessa in discussione tra passato, presente e futuro.

Emma Ciceri,   Madre di monumenti,   2013,   Careof DOCVA,   Milano,   Foto: Francesca Verga

Emma Ciceri, Madre di monumenti, 2013, Careof DOCVA, Milano, Foto: Francesca Verga

Emma Ciceri,   Madre di monumenti,   2013,   Careof DOCVA,   Milano,   Foto: Francesca Verga

Emma Ciceri, Madre di monumenti, 2013, Careof DOCVA, Milano, Foto: Francesca Verga

Emma Ciceri,   Madre di monumenti,   2013,   Careof DOCVA,   Milano,   Foto: Francesca Verga

Emma Ciceri, Madre di monumenti, 2013, Careof DOCVA, Milano, Foto: Francesca Verga

Emma Ciceri,   Madre di monumenti,   2013,   Careof DOCVA,   Milano,   Foto: Francesca Verga

Emma Ciceri, Madre di monumenti, 2013, Careof DOCVA, Milano, Foto: Francesca Verga