Emilio Isgrò, Nebbie planetarie, 2016, acrilico su mappamondo, CM 62 x 44 x 44

Sarà come entrare in un “grande libro” modificato visualmente dall’artista. Gli ambienti dell’Ala Napoleonica della Fondazione Giorgio Cini ospita dal 13 settembre al 24 novembre una vasta e significativa selezione di opere dagli anni Sessanta a oggi di Emilio Isgrò.
La mostra, a cura di Germano Celant – in collaborazione con l’artista e Archivio Emilio Isgrò – raccoglie il percorso creativo ed estetico dell’artista: dalle prime cancellature di libri, datate 1964, alle poesie visuali su tele emulsionate, dalle Storie rosse per giungere agli imponenti e articolati testi cancellati nei volumi storici de L’Enciclopedia Treccani, 1970, fino a quelli etnici dei Codici ottomani, 2010.

Pensato come un vero e proprio percorso immersivo nel lavoro del grande maestro, la mostra è stata concepita come un’ambientazione architettonica inglobante e avvolgente.
Le sale dell’Ala Napoleonica della Fondazione sono state arricchite da pareti trasversali e diagonali che, come fossero linee su un foglio, funziono da supporti cartacei che veicolano una nuova operazione di cancellatura, condotta ancora una volta su materiale letterario, così da far entrare il pubblico in un grande volume.

A questo grande progetto espositivo dedicato alla sua figura professionale complessa – Isgrò è riconosciuto come artista concettuale e pittore, ma anche poeta, scrittore, drammaturgo e regista –  si è pensato di accostare un capolavoro della letteratura: Moby Dick di Herman Melville. Scorrerà sulle superfici dello spazio espositivo il romanzo del grande scrittore statunitense, così da intensificare l’esperienza del visitatore immergendo in un’atmosfera fantastica come fosse nella pancia di una grande balena.

Emilio Isgrò, Codice ottomano della solitudine, 2010, acrilico su libro in box di legno e plexiglass, CM 57,5 x 82,5 x 13

“Il tema che affronto per questa mostra alla Fondazione Cini di Venezia, città dove nel 1964 nacquero le prime cancellature, non può che essere quello del linguaggio.” Spiega Isgrò. “Per questo mi è parso necessario ricorrere alla tradizione biblica filtrata dal Moby Dick, il meraviglioso romanzo di Melville. Sarà l’opera cancellata di Melville a contenere quindi tutte le altre e chi entra alla mostra si lascerà accompagnare nel ventre della balena, ovvero il ventre del linguaggio mediatico che copre con il rumore il proprio reale e disperante silenzio”.

La mostra si avvale della presenza di lavori provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, tra cui spiccano Il Cristo cancellatore, 1968, installazione composta di 38 volumi cancellati, dal Centre Pompidou di Parigi; Carta geografica, 1970, dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto; Storico, libro cancellato del 1972, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; la monumentale carta geografica cancellata Weltanschauung, 2007, lunga 9 metri, del Centro d’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; quattro preziose opere dalla Collezione Gallerie d’Italia; Poesia Volkswagen, 1964, dal Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma; e la Storia rossa La corsa di Alma, 1969, dal Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno; e il Corpus Iustinianeum, cancellato in sei volumi, del 2018. 

L’antologica è accompagnata da un volume, pubblicato dalla casa editrice Treccani, che include, oltre a pagine cancellate dal Moby Dick e a un’intervista tra l’artista e il curatore, un’ampia cronologia illustrata che approfondisce e documenta il percorso personale e professionale di Isgrò. 

Emilio Isgrò, Giacomo Puccini, 2014. Acrilico su tela, CM 260 x 160
Ritratto di Emilio Isgrò, marzo 2019 (Foto di Andrea Valentini).