Il Pavone, Cadevo, Ponte di Archimede Produzioni, 2020

Chissà mai se (mia figlia) avrebbe scritto nel suo tema di quella gentile signora a cui avevamo chiesto un’indicazione stradale, e lei non solo ce la diede ma ci invitò a casa sua per un caffè

Itikal Altaii


Itikal Altaii, Le Fave di Babilonia, a cura di Elena Matacena, Ed. Tullio Pironti, Napoli, 2020, p.109 

Testo di Nicola Nitido —

Fabio Donato ha il volto di chi ne ha viste tante: mi sussurra all’orecchio “ma u saje che Beuys non fece mai un ritratto a Wahrol? E che invece Andy ne fece assai a Joseph?”
Effetto 48, nel raccolto borgo dove capeggia il Raffaello di Panicale, si sta manifestando come una forma di vita e come un festival aperto, puro, privo di egologie tipiche del contemporaneo. Ad Effetto48 si rinuniscono amicizie, cuori, respiri in cui i diversi linguaggi i si intrecciano e si dislocano, nei diversi luoghi del meraviglioso castro quattrocentesco accovacciato sul Lago Trasimeno. 
Dalle ceneri dell’edizione zero del 2019, tra cui le opere permanenti di Davide Rivalta (un lupo e un orso) e le preziose immagini finemente incorniciate di Fabio Donato (Andy Warhol con Joseph Beuys e The Living Theater) quest’anno Effetto 48 si è esteso a una tre giorni di arti contemporanee.
Abbiamo incontrato l’artista Fabio Donato, in occasione della video-installazione performativa omaggio a Joseph Beuys del collettivo palermitano Il Pavone, che ci ricorda di quell’incontro in cui Lucio Amelio riuscì a farlo incontrare con Andy Warhol. E se è vero che, come racconta Donato, Andy Warhol fece dei ritratti a Beuys, mai fu lo stesso per il Coyote di Düsseldorf: il teutonico malsopportava l’americano. 

Fabio Donato, Andy Warhol & Joseph Beuys_ The LIving Theatre in Naples, Effetto48, 2020
Appunti per un film Dialoghi con Fabio Donato, Effetto48, 2020

La performance Cadevo, realizzata dal collettivo palermitano, solleva temi molto cari a Beuys – come ricorda Donato – per lui, ci dice, tutto ciò che era trasformazione, come i temi e gesti qui presentati, era politica. Lo stesso fuoco, elemento ancestrale al centro della performance, dunque, denuncia nello stesso momento la deforestazione, presente in uno degli schermi. Il tutto realizzato in ciò che era il deposito di un antico frantoio, diventato un epiteto di una caverna nella quale si sviluppa questo rituale della preparazione di erbe selvatiche. 

Segue la performance sinestetica dei Danzatori Toscani, che ricrea un gesto di amore pre-narrativo dove i corpi sono a farsi elemento plastico tra lo spazio e gli spettatori; intervallato dalle pellicole Appunti per un Film di Giordano Acquaviva e Tre di g. olmo stuppia
Il fine exhibition display di Stazione Utopia collega così gli elementi visivi e gli spazi tra gli uliveti, alberi antichi che affondando le loro radici nella contemporaneità.
Intriso di modalità alla Living Theatre, Effetto 48 impone una circolarità del tempo e distilla in purezza le relazioni col luogo, con le pietre che cantano.
Può l’arte ancora oggi incarnarsi nello stare insieme?  Questo festival è altro, è mediazione, è una cascata intergenerazionale: è l’intellettuale napoletana Elena Matacena che presenta Le Fave di Babilonia di Itikal Altaii e incontra lo sguardo del ricercatore Antonio Pacifico che tratteggia la vera storia dell’Iraq di oggi tra filosofia, freestyle e attenzione ai libri. Effetto 48 è un generatore di lampi. Lampi di condivisione che amalgamano tempo, nutrimento, forme di vita. 

EFFETTO 48
Panicale (PG)
25-26-27 settembre 2020

Nuovo Balletto Toscana, Effetto48, 2020 f. Imma Dilillo
g. olmo stuppia, moderazione incontri sullo stato dell’arte, Ponte di Archimede Produzioni, Effetto48, 2020