Ed Atkins, The worm | Sant’Andrea de Scaphis – Roma

Approcciato da una prospettiva analitico-filosofica e attraversato da una congerie di riflessioni sul potenziale in parte disfunzionale legato a una società iper-tecnologica, l’interesse peculiare che Atkins ha sempre manifestato per la tecnologia - studiata e indagata come estensione della nostra esperienza emotiva e quotidiana verso ciò che ci circonda - viene qui portato alle estreme conseguenze.
19 Novembre 2021
Installation view Ed Atkins, The Worm, at Sant’Andrea de Scaphis, Rome, 2021. Courtesy the artist and Sant’Andrea de Scaphis, Rome – Photo by Daniele Molajoli

È in corso a Roma, nella suggestiva location della chiesa sconsacrata di Sant’Andrea de Scaphis, The worm, personale dell’artista londinese Ed Atkins, arrivato nella Capitale con un insieme di tre nuovi lavori prodotti nel 2021:una proiezione video originariamente commissionata e prodotta dal New Museum di New York e Nokia Bell Labs, nell’ambito del leggendario EAT – Experiments in Art and Technologies; Love, una musica di sottofondo della durata di 12’40 che accompagna per intero la visione di The worm, puntellandoladi incursioni sonore accidentali; Untitled, un gigantesco cubo, con un’unica facciata aperta in corrispondenza della porta d’ingresso allo spazio, ottenuto impiegando del compensato di betulla invecchiato artificialmente, a coprire quasi per intero, per chi entra, l’ancona dell’altare. Soltanto dopo aver aggirato la struttura minimale che satura lo spazio a navata unica dell’edificio, accolti dal suono intermittente e dalle battute sincopate di una conversazione, ci si imbatte nel lavoro principale che dà il titolo all’intero progetto: un’animazione CG ottenuta impiegando tecnologie di motion e face capture attraverso cui Atkins documenta una conversazione avvenuta con sua madre durante i mesi di isolamento per la pandemia da COVID-19. La crasi tra la dimensione raccolta della telefonata e la sua amplificazione pubblica attraverso la proiezione vengono ulteriormente ribadite dalla contraddittorietà insita nel poter osservare un avatar – quello dell’artista, del quale però non vengono riprodotte le caratteristiche fisiche, bensì soltanto il tono della voce, un falso doppio presentato come veritiero – che si confronta con la voce fuori campo di sua madre. L’universo emotivo di Atkins-avatar è regolarmente restituito attraverso primi piani stretti, close up sul volto e sulle caratteristiche fisiognomiche che, da un punto di vista così ravvicinato, rendono tanto straniante quanto kafkiano l’effetto di realtà che ne scaturisce. Tic, gesti ordinari, frasi assertive o interlocutorie si interpongono allo stream of consciousness della madre, impegnata in digressioni sulla propria infanzia, sul rapporto con un padre insensibile e una madre depressa. Percepiamo la conversazione come qualcosa di molto vicino, e al contempo troppo distante: l’effetto di iper-realtà ottenuto attraverso l’impiego di tecnologie sofisticatissime perpetua un gioco inafferrabile in cui realtà e surrealtà si sovrappongono e confondono.

Installation view Ed Atkins, The Worm, at Sant’Andrea de Scaphis, Rome, 2021. Courtesy the artist and Sant’Andrea de Scaphis, Rome – Photo by Daniele Molajoli

Untitled assume nell’economia dell’intero progetto un ruolo altrettanto fondamentale di quello che spetta a The worm: è una cassa di risonanza in quanto sembra raccogliere i suoni provenienti dal video e dalla musica diffusa dalle casse, introducendoci ad essi; al contempo, occupa uno spazio reale, incastonandosi nell’ambiente e rappresentando così un punto fermo nella nostra percezione di ciò che esiste qui e ora, di fronte a noi; accoglie la proiezione di The worm, lasciando trasparire le venature del legno al di sotto delle immagini proiettate, interpolandosi a esse quasi a irrobustire ulteriormente la duplicità di piani con cui siamo intenti a confrontarci.
Approcciato da una prospettiva analitico-filosofica e attraversato da una congerie di riflessioni sul potenziale in parte disfunzionale legato a una società iper-tecnologica, l’interesse peculiare che Atkins ha sempre manifestato per la tecnologia – studiata e indagata come estensione della nostra esperienza emotiva e quotidiana verso ciò che ci circonda –  viene portato alle estreme conseguenze: già in Get Life/Love’s Work, la personale presso il New Museum, Atkins aveva dato vita a un ‘saggio sulla distanza’, qui riproposto anche attraverso gli scritti di Contemporary Art Writing Daily che accompagnano il progetto con un vero e proprio pamphlet. Come la tecnologia plasma le relazioni umane e quale discrasia viene portata alla luce, oggi come non mai, dalla possibilità estrema di avvicinare, esasperando spesso la distanza? 

The worm è una ballata sulla distanza, sul potenziale straniante insito nelle nostre esistenze, un colpo dritto alla certezza inossidabile delle conquiste tecnologiche, pur senza per questo esautorarle: “È il tuo peggior incubo, no? La tua chiamata Zoom resa pubblica. […] Un messaggio a casa, alla mamma, registrato in ogni minimo singhiozzo e ronzio. Tecnologicamente dettagliato. Ogni pausa dilatata. Ogni risposta inadeguata. [Incommensurate dall’amore di una madre]. I vostri scusa, mamma, “hum”, imperfezioni, sbavature, tutto sullo schermo. Quella faccia, roba che si lascia sul vetro di un iPhone. Preservando la tua umanità corrotta per la vita da acquario del tapping artistico” (Contemporary Art Writing Daily). 

Installation view Ed Atkins, The Worm, at Sant’Andrea de Scaphis, Rome, 2021. Courtesy the artist and Sant’Andrea de Scaphis, Rome – Photo by Daniele Molajoli
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