• Ed Atkins, Safe Conduct, 2016 Three channel HD film with 5.1 surround sound 9 minutes 4 seconds - Installation view at Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino
  • Ed Atkins, Safe Conduct, 2016 Three channel HD film with 5.1 surround sound 9 minutes 4 seconds - Courtesy the artist and Cabinet, London
  • Ed Atkins, Safe Conduct, 2016 Three channel HD film with 5.1 surround sound 9 minutes 4 seconds - Courtesy the artist and Cabinet, London
  • Ed Atkins, Safe Conduct, 2016 Three channel HD film with 5.1 surround sound 9 minutes 4 seconds - Courtesy the artist and Cabinet, London
  • Ed Atkins - Installation view at Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, ha inaugurato la personale dell’artista inglese Ed Atkins (visitabile, nelle due sedi, fino al 29 gennaio 2017). I giorni scorsi abbiamo pubblicato l’intervista con Marianna Vecellio, co-curatrice con Carolyn Christov-Bakargiev, della mostra a Rivoli. Segue una conversazione con Irene Calderoni, co-curatrice della mostra alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

Giovanna Repetto: Come nasce l’installazione di Ed Atkins negli spazi della Fondazione?

Irene Calderoni: Qui in Fondazione Sandretto abbiamo deciso di focalizzarci sul suo lavoro più recente, una grande video installazione intitolata Safe Conduct, insieme a un ciclo di nuovi lavori bidimensionali, stampe digitali prodotte espressamente per la mostra. Safe Conduct si distingue dalle opere precedenti nella misura in cui ha un setting ben identificabile e più socialmente riconosciuto, ovvero un contesto di vita contemporanea, l’aeroporto che l’artista collega concettualmente allo spazio espositivo del museo contemporaneo, rappresentato dal modello archtiettonico del white cube: spazi apparentemente neutrali, in realtà caratterizzati da forme di controllo e di costruzione ideologica dell’esperienza. All’interno del contesto aeroportuale Ed Atkins mette perciò in scena la rappresentazione di un corpo posto sotto controllo.
In Fondazione lo spettatore incontra tre canali video sincronizzati: muovendosi velocemente da uno all’altro si vede che l’inquadratura non è la stessa, è una percezione leggermente diversa man mano che si gira. Questa è una componente ricorrente nei suoi lavori, la ripetizione differente. I personaggi ritornano spesso sulle stesse parole, gesti e movimenti, soprattutto nei monologhi ossessivi, che creano un effetto ipnotico, portando lo spettatore a dire “l’ho già visto” sebbene in realtà sia diverso. Déjà vu, senso di familiarità ed estraneità allo stesso tempo, di una esperienza onirica.

GR: Anche presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Atkins fa chiaro uso della tecnologia: in che modo ha dialogato con essa anche in relazione con gli spazi della Fondazione?

IC: Il suo rapporto con la tecnologia è ambivalente: il suo tema è quello della rappresentazione dell’umano attraverso i mezzi digitali, del cosa voglia dire poter raffigurare un individuo con degli strumenti che influenzano i processi di costruzione dell’identità.
Nel nostro caso abbiamo una rappresentazione legata a delle liturgie contemporanee, come può essere quella dei controlli cui ci sottoponiamo nel contesto aeroportuale. Qui la tecnologia è al servizio di procedure di sorveglianza e controllo: vengono per esempio utilizzate tecnologie biometriche che servono per scansionare il corpo; dall’altro però c’è anche la rappresentazione di uno stato di angoscia, di ansia, che torna negli altri lavori: i personaggi che l’artista crea sono in crisi di identità, turbati, caratterizzati da un sé frammentario che si interroga.
È presente anche un riferimento alla dimensione sociale della vita al tempo del digitale. Siamo perennemente connessi, ognuno di noi dedica molto tempo e risorse alla costruzione del proprio sé virtuale. Sono forme di comunicazione che vengono utilizzate per rappresentare la propria immagine esterna, e tuttavia diventano un’arma a doppio taglio, perché hanno effetti negativi specificamente sul senso del sé. C’è poi un’altra dimensione della rivoluzione tecnologica contemporanea che a Ed Atkins interessa, ovvero il legame tra virtualità, materialità e corporalità: la figura dell’avatar che lui utilizza è metafora di una pura esteriorità; l’avatar è come una pelle intorno a un nulla, una resa grafica di un ipotetico soggetto, una virtualità che l’artista carica di espressività, di sentimentalità, fino all’eccesso. Uno dei suoi registri è il patetico, la caricatura.
La caricatura anima Safe conduct: invece di togliersi la giacca il personaggio si toglie un braccio, un occhio, il naso, è un essere fatto a pezzi dalla tecnologia. Però l’idea dell’avatar è quella di un involucro vuoto, una metafora del cadavere, lo zombie. Cadavere rappresentato dal corpo, materialità pura che ha perso l’anima similmente a un render digitale, un involucro privo di una soggettività.
D’altra parte l’idea del cadavere animato è presente nel suo lavoro e in quello di altri artisti che individuano il lato oscuro della tecnologia contemporanea: si può citare la categoria classica di Freud per la quale in inglese si usa il termine uncanny, ovvero il perturbante, una fusione tra ciò che si conosce e ciò che non si conosce, tra il familiare e l’ignoto, come nella scultura troppo veridica, troppo vicina alla realtà, che inquieta per la sua verosimiglianza. La categoria dell’uncanny porta a dei luoghi che sono quelli del terrore, dell’orrore della letteratura gotica, facendo convogliare nelle figure della paura un senso di disagio per un qualcosa che non si conosce e che viene percepito come minaccioso.
Forse il caso più emblematico è quello di Hisser per la rappresentazione della minaccia incombente: il protagonista sta per sprofondare nelle viscere della terra, ed è ovviamente una storia del terrore, ai confini della realtà; lui si confessa nell’ultima mezz’ora di vita a sua disposizione, quando è letteralmente un dead man walking, un condannato a morte, di cui porta già i segni sul volto: ed è lo stesso volto che noi ritroviamo in Safe Conduct, lo zombie che possiede una fisicità differente dall’umano, con un corpo le cui membra si possono staccare come se niente fosse. È interessante che il protagonista di Safe Conduct abbia gli stessi tratti somatici di quello di Hisser, il volto già tumefatto, i lividi, come fosse il redivivo dalla catastrofe. La trovo una della cose più inquietanti.
Non a caso l’ultima raccolta di scritti di Ed Atkins si intitola A Primer for Cadavers, manuale per cadaveri. È stata fatta una connessione tra l’emergere di nuove tecnologie e il ritorno in voga della letteratura gotica/neogotica, come se il disagio e sospetto verso queste novità che rivoluzionano la vita e spesso l’ambito domestico siano ciclicamente canalizzate nelle figure del mostruoso.

GR: Invece, per quanto riguarda il ciclo Untitled, da dove nasce questo lavoro?

IC: Il ciclo di lavori Untitled è un insieme di stampe digitali su Perspex ed è collegato concettualmente al lavoro video, dove ritorna sui temi del corpo renderizzato, della resa grafica e visualizzazione dell’individuo. Nascono da una serie di immagini prese da internet di persone reali o virtuali la cui pelle viene scoperta e appiattita, in una bidimensionalità che però salvaguarda alcune parti principali: le mani, i piedi, etc.
Come in Safe Conduct il corpo è messo a nudo, gli arti vengono esposti, nonostante un blando tentativo di nascondersi, di schermarsi. Sono rappresentazioni complesse, a volte figurative, a volte si perdono nell’astrazione di un pixel che si dipana troppo, quasi una resa pittorica.
Ed Atkins spesso utilizza supporti bidimensionali accanto ai lavori video, giocando sulle diverse superfici, sulla diversa matericità, proiettando i video su pannelli, utilizzando contemporaneamente sia propri disegni che la scrittura, illuminando il procedimento creativo, per cui le opere video nascono da sceneggiature che poi non vengono perfettamente rispettate ma piuttosto scarnificate da un processo di astrazione.

Ed Atkins, Safe Conduct,  2016 Three channel HD film with 5.1 surround sound 9 minutes 4 seconds - Courtesy the artist and Cabinet, London

Ed Atkins, Safe Conduct, 2016 Three channel HD film with 5.1 surround sound 9 minutes 4 seconds – Courtesy the artist and Cabinet, London

Ed Atkins, Safe Conduct,  2016 Three channel HD film with 5.1 surround sound 9 minutes 4 seconds - Installation view at Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino

Ed Atkins, Safe Conduct, 2016 Three channel HD film with 5.1 surround sound 9 minutes 4 seconds – Installation view at Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino

Ed Atkins, Safe Conduct,  2016 Three channel HD film with 5.1 surround sound 9 minutes 4 seconds - Courtesy the artist and Cabinet, London

Ed Atkins, Safe Conduct, 2016 Three channel HD film with 5.1 surround sound 9 minutes 4 seconds – Courtesy the artist and Cabinet, London