• Teresa Murak
  • ecologEAST - Arte e Natura al di là del Muro, PAV Torino 2016
  • Rudolf Sikora, Out of Town
  • Rudolf Sikora, serie di litografie, Time… Space (1971-74), The Earth Must Not Become a Dead Planet (1972), Exclamation Mark (1974). Courtesy dell’artista e AMT _ project, Bratislava:Milano
  • Gruppo TOK, Saluti da Zagabria, 1972
  • Ana Lupas, Humid installation, 1970
  • Zorka Ságlová, Hay Straw, 1969, stampa fotografica, cm 40x40, Courtesy di Galleria Václav S?pála, Praga
  • Petr Štembera, serie di fotografie, Transposition of Two Stones (1971), Sleeping on the tree (1975), Eating the Leaf Dduring a Few Days Ascetism (1973), Courtesy dell'artista e P420 Gallery, Bologna
  • ecologEAST - Arte e Natura al di là del Muro, PAV Torino 2016
  • AA. VV., Catalogo del Settimo Salone di Zagabria, 1972. Courtesy MSU Zagreb

Bollettino dal fronte: aria avvelenata, acqua inquinata, mare contaminato, terra erosa, cibo modificato, natura devastata e trasformata. E’ forse questa la fotografia della condanna che il futuro dovrà scontare per colpa nostra? O è soltanto un avvertimento allarmista che sentiamo la sera in tivù?

ecologEAST, collettiva a cura di Marco Scotini, inaugurerà al PAV di Torino il giorno 17 marzo 2016, e presenterà il risultato di una vasta e approfondita riflessione sul binomio arte-ecologia, esplorando in particolare le pratiche artistiche che, negli  anni ’60 e ’70, si rivolgevano ad ambiente e Natura, soffermandosi in particolare sui territori dell’Europa dell’Est. Un’indagine che ha mosso i primi passi con la precedente mostra Earthrise, la cui attenzione era rivolta alla scena italiana, e che si sposta ora nelle zone d’influenza della grande potenza sovietica.

Il contesto di ecologEAST è quello di un ventennio in cui economia e politica si autosostengono viaggiando a bordo del luccicante e sfrenato treno del progresso, mentre prendono comunque il via pionieristici dibattiti politici e nascono i primi movimenti e partiti il cui interesse è la tutela ambientale. L’inquinamento e i cambiamenti climatici diventano così finalmente un problema di considerazione planetaria, e l’arte riflette gli effetti di una congiuntura che sta svegliando le coscienze e la società.

ecologEAST racconta allora alcuni degli interpreti dell’arte concettuale, dell’arte in ambiente, della body art che nei Paesi satelliti dell’URSS iniziano un dialogo di protesta, di resistenza e anche di sovversione nei confronti della morsa socialista: l’azione si consuma tramite operazioni metalinguistiche, alcune di influenza occidentale recepita, nonostante le difficoltà di comunicazione, dalle correnti artistiche europee, altre invece di derivazione prettamente locale e autonoma.

L’artista rumena Ana Lupas è presente tramite due fotografie di Installazioni Umide, ovvero una performance trasposta verso il rituale che, con un chiaro richiamo all’arte relazionale, coinvolge gli abitanti del villaggio di Margau, in Transilvania, e li porta a stendere il bucato sui fili posizionati lungo un’intera collina: atto estetico e purificazione.

Segue l’ungherese Imre Bukta che tra il 1974 e il 1976 propone una serie di lavori il cui spirito di contestazione viene argomentato con note di eccentricità e scherno verso tutte le forme di imposizione e violenza dell’unione sovietica in Ungheria: in primis si fa appendere a testa in giù a un montacarichi per fieno sostenendo di voler in tal modo provare a capire il mondo che sta andando a rovescio; Bukta porta poi avanti due altre azioni creando una Mostra casuale per gli animali della fattoria e, infine, in Repce lak trasportando il letto in mezzo a un campo di fiori di colza, dormendovi oltre che nutrendosi di bacche e piante.

Imre Bukta,   Kenyelemhelyzet kereses elevatoron (In Search Of A Comfy Position On An Elevator) 1976

Imre Bukta, Kenyelemhelyzet kereses elevatoron (In Search Of A Comfy Position On An Elevator) 1976

Viene quindi presentato Jiri Valoch: nelle campagne attorno a Brno, in Repubblica Ceca, conduce interventi che mettono in relazione l’ambiente naturale con elementi artificiali; pur lasciando intendere la presenza e il passaggio dell’uomo, i land poems di Valoch rispecchiano la sua filosofia minimalista e spingono lontano l’atteggiamento d’imposizione sulla natura tipico dell’epoca.

Di Peter Bartos vengono esposti alcuni disegni come espressione della sua volontà di costruire una cultura ecologica a tutto tondo: in Senza Titolo (Piccioni moravi / Piccioni slovacchi), ad esempio, egli si sofferma sullo studio dei volatili di cui era solito prendersi cura durante le sue ore di lavoro allo zoo di Bratislava richiamando il comune senso di libertà degli uccelli in contrasto con l’isolamento del proprio Paese. Il lavoro allo zoo gli permette inoltre di progettare spazi per gli animali e studiare le disposizioni dei terreni, fino ad arrivare al Progetto per un parco meditativo: in tal caso è di forte impatto l’opposizione che Bartos porta avanti nei confronti del governo, insistendo per far modificare i confini di un parco allo scopo di ricomprendere un albero presente in un terreno confinante ma di altra proprietà; è ancora una volta chiaro il richiamo ai “limiti” nazionali e politici presenti in quel frangente nella similitudine tra terreno e Stato, schiacciati da burocrazia e governo.

Con i cecoslovacchi Rudolf Sikora e Petr Stembera si manifesta l’impulso di uscire dal contesto urbano: il primo artista soffre l’alienamento cittadino e perciò tramite Fuori dalla città traccia una serie di grandi frecce rosse che dalle porte della città puntano verso la campagna, invitando gli abitanti a un’azione consapevole contro l’inquinamento e lo sfruttamento dell’ambiente; Stembera si spinge oltre, portando la performance su un piano misto di body art e arte ambientale: nel 1973 si isola completamente dalla civiltà andando a vivere nei boschi in Mangiando semi durante alcuni giorni di ascetismo, e nel 1975, dopo tre giorni di completa astensione dal sonno si applica in Dormire su un albero.

La protesta all’interno delle mura cittadine è ripresa anche dagli interventi del TOK Grupa, tre artisti croati il cui motto è “la città come happening totale”. Il gruppo infatti propone nel 1972 molteplici declinazioni del tema ecologico, tramite ad esempio Azione di pulizia dello spazio pubblico con cui puliscono le piazze principali di Zagabria così come se si trattasse del marciapiedi fuori casa, oppure Saluti da Zagabria in cui collocano questa stessa scritta sul cielo di una cartolina che ritrae una ciminiera in attività. L’attenzione del Toka Grupa continua quindi con l’installazione di vari Bidoni trasparenti dell’immondizia, con lo scopo di focalizzare l’attenzione non solo sul decoro della raccolta dei rifiuti negli appositi contenitori ma bensì anche sul loro successivo smaltimento che vorrebbero intendere come correttamente differenziato. Precursori delle odierne criticità, mostrano una particolare sensibilità anche su un piano più intimo e sociale, installando Specchi per signore sulle zone della città solitamente frequentate da prostitute.

Peter Bartos?,   Project for a Zoological Park,   Tardi anni '60,   Tecnica mista su tela (dettaglio),   101 x 200 cm,   Courtesy dell’artista e AMT _ project,   Bratislava:Milano

Peter Bartos?, Project for a Zoological Park, Tardi anni ’60, Tecnica mista su tela (dettaglio), 101 x 200 cm, Courtesy dell’artista e AMT _ project, Bratislava/Milano

Un altro gruppo presente in mostra è l’ungherese Pecsi Muhely, il workshop di Pecs, che esplora l’arte ambientale sottolineando il prezzo pagato dall’ambiente a causa dell’appoggio fornito alla propaganda ideologica sovietica. Il collettivo pone forte attenzione sulla scelta dei luoghi nei quali apportare i propri interventi, volendo mostrare la natura sfruttata e trasformata dall’uomo: Bosco. Strisce di carta strette sui tronchi degli alberiMiniera di Sabbia (Elementi sui gradoni) riassumono quanto detto finora, rivelando inoltre un atteggiamento oculatamente non invasivo, a tratti perfino spontaneo, nella pratica di Pecsi Muhely.

Con Stano Filko continua l’azione sbeffeggiatrice nei confronti dell’imposizione socialista, che si concretizza nell’opera-ambiente formata dal sistema idrico di Shifting of water: nel 1967 Filko costruisce una vasca di irrigazione ai margini del Danubio, e la collega con un labirintico groviglio di tubature. La costruzione così ottenuta vuole contemporaneamente sia schernire la tecnologia spesso assurdamente complicata, quale specchio dei ciechi eccessi della macchina statale, sia esaltare la possibilità di un sistema sostenibile, frutto della tecnica.

L’arte ambientale viene proposta anche da Zorka Saglova che la fonde con elementi tipici dell’happening; una prima testimonianza dell’artista slovacca è Fieno, Paglia installazione mobile in cui il pubblico di una Galleria di Praga viene invitato a portare liberamente dei mucchi di fieno in alcune stanze dello spazio espositivo, mentre in altre vengono disposte ordinatamente della balle di paglia: coinvolgimento e poetica, così come libertà e pianificazione, sottolineano i tratti chiaramente avanguardistici dell’opera. Saglova inoltre viene raccontata anche tramite l’azione del 1970 Omaggio a Gustav Obermann: vuole la leggenda che il calzolaio Gustav di Humpolec vagasse per le colline limitrofe e sputasse fuoco contro i soldati tedeschi durante la seconda guerra mondiale; l’artista quindi esegue sulle stesse colline un intervento, coadiuvata da un ristretto gruppo di amici, disponendo alcuni sacchi di juta in cerchio e dandogli fuoco in uno spettacolo pirotecnico. Torna perciò ancora una volta la similitudine tra la resistenza contro l’invasore e la contestazione verso il regime sovietico, corredata dalla poesia e dal rituale della firma di Zorka Saglova.

Infine, nota di particolare rilievo, è la presenza di OHO Group con un’installazione dalla forte influenza di arte povera, dal titolo Fieno, granturco, mattoni presentata originariamente alla Galleria di arte contemporanea di Zagabria nel 1969: l’opera è parte dell’insieme di sperimentazioni di linguaggi del gruppo slavo che riconducono all’attenzione del pubblico il tema della salvaguardia ambientale portando gli elementi della natura all’interno dello spazio espositivo.

Per EcologEAST il PAV ha voluto infatti nuovamente ricreare questa intensa focalizzazione, tanto delicata quanto contemporanea, riproponendo l’installazione di OHO Group sulla base di documenti storici e fotografici: l’opera è stata ri-creata in modalità di workshop grazie al progetto CTC (Comunità Temporanea di Costruzione) di residenza formativa per artisti e studenti, i quali hanno utilizzato materiali locali provenienti da coltivazioni agricole del territorio.

EcologEAST sarà aperta dal 18 marzo al 26 giugno 2016, presso il Parco Arte Vivente di via Giordano Bruno 31 a Torino.

Imre Bukta,   Rape – Lodge,   1976,   stampa,   40x60 cm,   Courtesy dell’artista e Galleria Godot,   Budapest

Imre Bukta, Rape – Lodge, 1976, stampa, 40×60 cm, Courtesy dell’artista e Galleria Godot, Budapest

Ana Lupas,   Humid installation,   1970,   fotografia stampata su carta,   70x100 cm,   Courtesy dell'artista e P420 Gallery,   Bologna

Ana Lupas, Humid installation, 1970, fotografia stampata su carta, 70×100 cm, Courtesy dell’artista e P420 Gallery, Bologna