Victor Vasarely EG-I, 1967 Acrilico su tela, 200 x 200 cm – [E]MOTION Op Art, Arte Cinetica e Light Art nella Collezione Würth
François Morellet Sfera – Trame / Sphere-Textures, 1962 Acciaio Inox / Stainless Steel, 60 x 60 x 60 cm Coll. Würth, Inv. 6626 © VG Bild-Kunst, Bonn 2021

Con [E]MOTION Op Art, Arte Cinetica e Light Art nella Collezione Würth, l’Art Forum Würth Capena mette in mostra 35 opere emblematiche afferenti a un arco temporale che, abbracciando gli anni dal 1953 al 2012 – con un lavoro Norbert Huber mostrato in anteprima – approfondisce le ricerche sperimentali e processuali legate all’arte cinetica e alle sue sorelle. 24 gli artisti: Yaacov Agam, Josef Albers, Alexander Calder, Omar Carreño, Carlos Cruz-Diez, Lucio Fontana, Karl Gerstner, Gun Gordillo, Hans Hartung, Auguste Herbin, Patrick Hughes, Norbert Huwer, Robert Jacobsen, František Kupka, Clyde Lynds, François Morellet, Darío Pérez-Flores, Lothar Quinte, Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely, Jesús Rafael Soto, Anton Stankowski, Günther Uecker, Victor Vasarely sono i nomi scelti a rappresentare i prodromi, e i punti di arrivo, di una ricerca sperimentale che ha avvicinato gli artisti a formalizzare le estetiche e gli orientamenti pratico-teorici legati all’arte optical e cinetica. 

D’altronde, la scelta sistematica di esporre opere legate alla storia della collezione Würth rispecchia ampiamente una politica aziendale che fa dell’arte e della cultura due forti elementi identitari, due attivatori di senso, sia all’interno che all’esterno degli ambienti di lavoro. L’identità corporate di Würth dimostra così un interesse verso la realizzazione di mostre e progetti dei quali i primi utenti risultano essere i dipendenti dell’azienda stessa, prima ancora che il pubblico generico e quello degli addetti ai lavori. Art Forum Würth, unico centro espositivo in Italia di Würth, è dunque anche la diretta emanazione di una ricercata passione collezionistica – che ha portato Reinhold Würth, patron dell’azienda, ad acquisire, sino a partire dai primi anni Sessanta, artisti celeberrimi della storia dell’arte, d’avanguardia e non solo, tra cui Max Beckmann, Max Ernst, Ernst Ludwig Kirchner, Edvard Munch, Emil Nolde, Pablo Picasso, insieme a importanti nuclei monografici, tra gli altri, di Hans Arp, Horst Antes, Georg Baselitz, Max Bill, Christo e Jeanne – Claude, Anselm Kiefer, arrivando ad acquisire più di 18.000 opere.

François Morellet Lunatico neon 16 quarti di cerchio n° 1., 2001 Tela su legno, 16 tubi al neon rossi, 305 x 250 cm
Alexander Calder Mezzaluna rossa con arancio e nero, 1958 ca. Mobile in metallo, dipinto a colori, 65 x 65 x 130 cm

Con un percorso cronologico, che si apre alle ricerche più contemporanee per esempio nelle opere dell’artista inglese Patrick Hughes, [E]MOTION prende avvio al piano inferiore con i lavori di quegli artisti – Victor Vasarely, Josef Albers, Alexander Calder, Jesús Rafael Soto, František Kupka, tra gli altri – che hanno avviato la riflessione teorica su alcuni aspetti fondamentali, con la creazione di dispositivi sensibili che risolvono la ricerca sempre più attorno ai temi del movimento, dello spazio, della percezione e dello spettatore: come annotava Albers nel 1964, “L’origine dell’arte: la discrepanza tra fatto fisico ed effetto psichico. Il contenuto dell’arte: informazioni visive della nostra reazione alla vita. La misura dell’arte: il rapporto tra sforzo ed effetto. Lo scopo dell’arte: rivelazione ed evocazione della visione. Rivolgendosi all’utilizzo, sempre più frequente, di materiali industriali e tecnologici, conferendo alla strutturazione dell’immagine una preminenza dell’aspetto percettivo e della centralità del valore processuale e speculativo, si inizia a dimostrare una marcata necessità di stabilire i parametri di “scientificità” della visione e della ricerca stessa attraverso la tangenza tra funzionalità ed estetica. 

Al piano terra movimento, colore, luce e spazio si ritrovano nelle opere di François Morellet, Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely, Günther Uecker con un passaggio ulteriore che conduce a rinnovate considerazioni sullo spazio e sul movimento – dello spettatore verso l’opera e dello spettatore nello spazio della visione – chiudendo idealmente la genealogia di filiazione di un movimento dall’altro. 

Come postulava Maurice Merleau-Ponty poco prima di quegli anni, nel 1945, con Fenomenologia della percezione, il rapporto del corpo con lo spazio è un rapporto intenzionale, un modo multiforme di relazionarsi alle cose, in modo che il corpo non sia “nello” spazio ma lo viva o lo abiti, popolandolo mediante una conoscenza attiva di ciò che ci circonda. 

Victor Vasarely EG-I, 1967 Acrilico su tela, 200 x 200 cm Coll. Würth, Inv. 5723 © VG Bild-Kunst, Bonn 2021
Lucio Fontana Concetto spaziale, Teatrino, 1965-66 Öl auf Metall, innen Neonbeleuchtung, Netzanschluß 102 x 102 x 10 cm Inv. 3849 Foto: Museum Würth