Ducato Prize 1st edition, installation view @ Palazzo del Podestà, Castell’Arquato (PC) 2019

Dopo il lungo periodo, durato dall’apertura del bando a gennaio alla consegna delle ultime proposte a marzo, gli organizzatori e promotori del Ducato Prize – l’associazione Coil Art Motive, il suo presidente Michele Cristella, insieme alla Fondazione di Piacenza e Vigevano – hanno reso noti i 10 artisti classificati della sezione Arte Accademia ed i 40 della sezione Arte Contemporanea della seconda edizione del premio.

Sezione Arte Accademia: Clarissa Baldassarri; Clint Bargers; Giacomo Bissi; Nicola Bizzarri; Giulia Crivellaro; Carmela De Falco; Matteo De Nando; Byron Gago; Federica Lampone; Alice Pilusi.
Sezione Arte Contemporanea: Alfredo Aceto; Pietro Agostoni; Leonardo Anker Vandal; Ludovica Anversa; Bianca Barandun; Noah Barker; Pauline Batista; BB5000; Monia Ben Hamouda; Thomas Berra; Filippo Bisagni; Jenna Bliss; Luca Bosani; Silvia Camporesi; Guendalina Cerruti; Beatrice Favaretto; Irene Fenara; Marina Ferretti; Riccardo Giacconi; Silvia Giambrone; Furlani-Gobbi; Silvia Infranco; Silvia Inselvini; Elena Mazzi; Vasilis Papageorgiou; Nelson Pernisco; Marco Pio Mucci; Nazzarena Poli Maramotti; Luigi Presicce; Caterina Silva; Francesco Snote; Marco Strappato; Henrik Stromberg; Federico Tosi; Massimo Vaschetto; Valerio Veneruso; Alessandro Vizzini; Siru Wen; Simone Zaccagnini; Giovanni Zanda.
Il catalogo con le loro opere è disponibile on-line sul sito del Ducato Prize.

I vincitori delle due sezioni e i finalisti saranno resi noti sabato 30 Maggio alle ore 18 attraverso il sito e i canali social del Ducato.
A causa delle restrizioni imposte dai decreti governativi per contrastare la crisi da Covid-19, la mostra con le 6 opere dei finalisti e vincitori, prevista dal 30 Maggio al 05 Luglio 2020 al Palazzo del Podestà di Castell’Arquato (Piacenza), non si svolgerà. Le opere saranno incluse nella mostra del 2021.

Per questa occasione, abbiamo posto alcune domande a Marina Dacci e Zoe De Luca che, assieme a Yuri Ancarani, Attilia Fattori Franchini e Denis Isaia hanno fatto parte della giuria della seconda edizione del Ducato Prize.

Lito Kattou – Vincitrice del Premio Arte Contemporanea,
DucatoPrize 2019 – Skins and Feathers IV Vol. 2 2018 Alluminio, acciaio, stampa UV 164×100×50 cm
Giulio Scalisi Vincitore della Menzione Speciale per l’Arte Contemporanea – Fontana Infinita 2018 Video 16:9, 1080p 10’00”

Elena Bordignon: A mio parere è sempre complicato giudicare l’opera di un artista. Mi raccontate quale criterio avete seguito per il vostro giudizio? Essendoci due sezioni, avete giudicato gli artisti più giovani in modo diverso dagli altri? 

Marina Dacci: Lavorare in una giuria è un’esperienza sempre interessante da molti punti di vista. Prima di tutto perché la conoscenza approfondita degli artisti di ogni membro aiuta gli altri a comprendere meglio gli statements che gli artisti hanno scritto sinteticamente per presentare il loro lavoro. Certamente ognuno è portatore della propria esperienza e conoscenza e credo abbia aiutato il fatto che la giuria fosse eterogenea, sia anagraficamente sia come percorso personale, e come focus di interesse in ambito artistico. Per me la capacità anticipatoria del momento di grande fragilità che stiamo vivendo è stato molto importante nel valutare i lavori presentati, come una precognizione di un giro di boa necessario. Poi, chiaramente, la differenza fra i giovani dell’Accademia e gli altri candidati consiste nella maturità espressiva del lavoro.

Zoe De Luca: É stato interessante confrontarsi con opere di artisti sconosciuti e application di artisti conosciuti, tanto quanto lo è stato analizzarle con una pluralità eterogenea come la giuria di questa edizione. Per me è significato affinare l’apertura verso medium e temi che finora non hanno mai intersecato la mia pratica curatoriale, ed esercitare la sospensione del giudizio verso di essi per poterli comprendere a fondo. É stato un processo molto lungo e intenso.

EB: Visto il periodo che stiamo vivendo la giuria ha seguito, a vostro parere, delle tematiche che in qualche modo rispecchiano l’esperienza – traumatica direi – che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo?

Zoe De Luca: Sicuramentela situazione attuale ha obbligato l’intero team del premio a fare un passo indietro e a domandarsi in che modo questo tipo di istituzione potesse inserirsi nell’attuale situazione artistica italiana. Abbiamo sentito la necessità di soffermarci maggiormente su produzioni influenzate da determinate ricerche, che non fossero semplicemente figlie del proprio tempo ma direttamente legate o quantomeno riconducibili alle tante criticità che questa situazione di crisi pandemica ha sollevato, a livello culturale, politico e sociale. Il sistema dell’arte italiano è da sempre caratterizzato da una concezione problematica delle professionalità che ne fanno parte, unitamente a molteplici problematiche strutturali: questo momento di stasi ulteriormente precario spinge ad interrogarci sulle urgenze dell’ecosistema dell’arte italiana, e soprattutto su come può essere ripensato. Inoltre è stato inevitabile pensare a come, in questo momento di impasse, la vincita di un premio in denaro si possa trasformare in un supporto ancor più vitale per artisti giovani ed emergenti.

Marina Dacci: Come ti dicevo, il mio criterio personale è stato fortemente influenzato da questo aspetto. Le paure, le tensioni identitarie, il rapporto interlocutorio con il tempo e la natura, il corpo nel processo di lavoro come cassa di risonanza nella ridefinizione del sé e della relazione con gli altri… tutti aspetti, ora più che mai, attuali.
L’altro criterio oggettivo e condiviso dalla giuria – per le application nella sezione dell’arte contemporanea – è stato quello di dare spazio ad artisti che rientrano in quel perimetro che li vede già artisticamente solidi e maturi, ma nel contempo ancor carenti di un supporto istituzionale e commerciale rilevante per un avanzamento del loro percorso (parlo di musei e gallerie che già li sostengono). Ovviamente con un occhio per l’arte italiana che ora più che mai ha bisogno di supporto.

Paolo Bufalini Vincitore del Premio Arte Accademia. Ducato Prixe 2019 – Senza titolo 2018 Cotta di maglia, sfera di vetro 100×40×15 cm
Luca Marcelli Vincitore del Premio Arte Accademia. I Was Scrolling Through Instagram When I Saw 5 Strange Coins Materializing in Front of Me!! 2019 Resina trasparente (stereolitografata) 66×35×1.8 cm

EB: Già dalla prima edizione, quella dell’anno scorso,  il Ducato prize è alla ricerca di artisti che siano in grado di suscitare una riflessione critica sui molti aspetti della nostra contemporaneità. Come avete interpretato questa mission?

Marina Dacci: Come sai ora seguo personalmente alcune linee di  ricerca che per me incarnano  queste criticità e urgenze del contemporaneo. Certo non sono tutte quelle contemplate  dal premio che è molto più esaustivo. Ma è interessante il lavoro collegiale della giuria perché diventa una specie di “collage” di   sensibilità  e di diversi  punti di vista  e anche di  differenti  gusti formali che, se stanno in ascolto reciproco,  consentono  a ognuno di   avere una visione più allargata di quella personale. Poi il resto è fatto di mediazioni per arrivare in dirittura finale. Personalmente non mi sono preoccupata troppo di imporre “muscolarmente” gli artisti in cui credo perché un premio deve essere al di sopra di questo.

Zoe De Luca: In maniera piuttosto spontanea, trattandosi di una mission piuttosto in linea con la mia attività individuale. Credo che sia tra i finalisti che tra i vincitori ci siano molte ricerche imperniate su temi molto attuali, attraverso formalizzazioni visive, testuali e sonore che indagano temi come l’assimilazione culturale e il monoculturalismo, il linguaggio legato alla percezione sensoriale e alla spiritualità, gli studi su neomaterialismo e antropocene.

EB: Essendoci due sezioni, hai giudicato gli artisti più giovani in modo diverso dagli altri? 

Zoe De Luca: Nel caso della sezione Arte Accademia ci sono criteri leggermente diversi, in quanto si tratta di visionare il lavoro di artisti più giovani. L’età anagrafica non corrisponde automaticamente ad una minore esperienza, sia essa introspettiva o professionale: tuttavia, è giusto tenere a mente che il lavoro di artisti con un percorso di studi ancora in fieri possa essere caratterizzato da un approccio più empirico o quantomeno esplorativo, e che le opere presentate rispecchino pratiche non necessariamente consolidate rispetto al contenuto dell’opera stessa. Personalmente credo che giudicare un’artista molto giovane da un’application con uno o due lavori, tenendo anche conto della frequente scarsità di informazioni reperibili altrove, richieda un grande slancio immaginativo e una maggiore considerazione del potenziale.

Gaia De Megni Vincitrice del Premio Arte Accademia. PROPAGANDA 2018 Fotografia e testo stampato su carta 40×30 cm + 40×30 cm
Ducato Prize 2020 – La giuria: Marina Dacci, Zoe De Luca, Yuri Ancarani, Attilia Fattori Franchini e Denis Isaia