• MOTHERLODE, Drodesera - Motus, MDLSX - ph Ilenia Caleo
  • Mdlsx di Motus, foto Gianluca Panareo
  • MOTHERLODE, Drodesera - Motus, MDLSX - ph Ilenia Caleo
  • Mdlsx di Motus, foto Gianluca Panareo
  • Mdlsx di Motus, foto Alessandro Sala Cesura per Centrale Fies 2015
  • Scrooge di Fanny&Alexander, foto Alessandro, Sala Cesura per Centrale Fies 2015

Testo di Valeria Marchi

3 agosto 2015: si è conclusa ieri la 35esima edizione di Drodesera, un festival/contenitore culturale che si svolge tra le montagne trentine, nella bellissima centrale idroelettrica di Dro (Tn), Centrale Fies.

Il festival, da qualche anno, oltre a proporre una programmazione di performance, azioni teatrali e di arte dal vivo nazionali e internazionali, si configura come una piattaforma di ricerca e una possibilità di residenza e produzione per artisti performativi. Con il bando LiveWorks Performance Act Award, giunto alla terza edizione o, meglio, al terzo volume, Centrale Fies e Viafarini, si propongono di ri-pensare il complesso mondo delle performing arts, intese come “ogni azione reale che è in grado di spostare il reale”, offrendo un premio al vincitore del bando per la creazione di un nuovo lavoro di live art.

Curatorial Board: Barbara Boninsegna (direttore artistico, Centrale Fies, Dro), Simone Frangi (direttore artistico, Viafarini, Milano), Daniel Blanga-Gubbay (fondatore, Aleppo, Bruxelles), Denis Isaia (curatore, MART, Rovereto).

LIVE WORKS Performance Act Award_Vol.3: Robert Lisek (Poland) / Simon Asencio (France) / Vanja Smiljanic (Serbia) / Roberto Fassone (Italy) / Diego Tonus (Italy) / Justin Randolph Thompson (Usa) / Styrmir Örn Guðmudsson (Iceland) / Jazra Khaleed + Timos Alexandropoulos + Antonis Kalagkatis (Chechnya / Greece) / Stefano Faoro + Gregory Dapra (Italy / Belgium).

Per ulteriori informazioni sul vincitore, la giuria e la premiazione ▶︎

LiveWorks ▶︎

Galleria di immagini di LiveWorks ▶︎

Come ogni anno Drodesera ha un titolo: quest’anno MOTHERLODE, dunque vena madre. Un titolo che trovo davvero seminale e illuminante, per riportare l’attenzione su un concetto di arte dal vivo che cerca il senso, si potrebbe dire la linfa vitale – per restare nella metafora botanica – e l’utilità del fare artistico proprio nel luogo da cui parte e a cui ritorna, cioè la realtà. Questo ri-enactament della realtà è espresso magnificamente nei due lavori che ho occasione di vedere a Centrale Fies: Mdlsx di Motus e Scrooge di Fanny&Alexander.

Un video di Andrea Pizzalis e Andrea Ravieli che racconta LiveWorks

Mdlsx di Motus

Sulla scena di Mdlsx, alias Middlesex, nella Sala Comando di Centrale Fies sono presenti diversi oggetti: un lungo tavolo, delle luci di scena, una specie di oculo dove si vedono proiettate delle immagini, un tappeto triangolare posto sul pavimento – sembra un’enorme coperta termica di forma pubica -, un portatile, un mixer, dei microfoni…Mdlsx è non solo un inno “ad essere e divenire”, ma anche un dj e vj set “furioso e incatalogabile”, dove l’interprete uomo-donna Cal/Calliope/Silvia Calderoni mescola i suoni, vere e proprie tracks, a tutti gli effetti la colonna sonora di una vita – dagli Smiths, agli Air, a Vincent Gallo, al bellissimo A human hero di College&Electric Youth, alla struggente Despair degli Yeah Yeah Yeahs, alla road music di Rodriguez This is not a song… – con vecchi filmini di famiglia, la famiglia di Silvia appunto, il padre soprattutto, a filmati e video riprese dal vivo della performer, spesso ravvicinatissime, quasi mostruose. In scena, un assolo multilinguistico: il linguaggio audio-visuale, il linguaggio corporeo, il linguaggio della narrazione sono continuamente ibridati tra loro. Si ha l’impressione di partecipare alla ricostruzione di una storia non solo personale, di spiare i travestimenti e gli spogliarelli di un personaggio/persona che ci ricorda, con la sua natura intersessuale, di fuggire dall’idiozia catalogante.

C’è una Silvia che si dimena, si lacca continuamente i capelli e se li tormenta, che si sveste dei propri panni e si veste di altri, come quando diventa un’ironica eroina pelosissima ipersessuata o un uomo barbuto o, infine, un’ammaliante sirena ermafrodita. Una Silvia che compare giovanissima cantando al karaoke C’era un ragazzo…, e ritorna a conclusione dello spettacolo in un filmino coi capelli rasati, mentre balla teneramente con il padre nel salotto di casa. Nel mentre: il racconto per frammenti di un sesso di mezzo, le parti femminili e maschili di un essere umano che prendono voce contemporaneamente nel corpo androgino, cyborg per dirla con Donna Haraway, di Silvia Calderoni. Il Middlesex che dà titolo al lavoro viene da un romanzo di Jeffrey Eugenides: la storia di una rigenerazione sessuale, della potenzialità di un individuo che sorpassa il genere stesso, che vede come protagonista l’adolescente Calliope/Cal. Ma non solo, i riferimenti testuali e filosofici sono molti: c’è Pasolini e c’è Judith Butler. C’è anche il riferimento polemico all’origine genetico-naturale del sesso, c’è la ribellione al proprio corpo, c’è la scoperta degli altri corpi. Mdlsx fa applaudire tutti, davvero commossi e vigili, perché Silvia Calderoni è di una bravura straordinaria, nel corpo e nella chiara voce cristallina che ha, perché è uno spettacolo che lascia nella testa una sensazione di speranza e di liberazione.

Motus/Mdlsx photo gallery

con Silvia Calderoni | regia Enrico Casagrande, Daniela Nicolò | drammaturgia Daniela Nicolò, Silvia Calderoni | suoni Enrico Casagrande in collaborazione con Paolo Baldini, Damiano Bagli | luce e video Alessio Spirli | produzione Motus 2015 | in collaborazione con La Villette – Résidence d’artistes 2015 Parigi, Santarcangelo•15 Festival, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, Create to Connect (EU project) Bunker/ Mladi Levi Festival Ljubljana (SLO)

MOTHERLODE, Drodesera - Motus, MDLSX - ph Ilenia Caleo

MOTHERLODE, Drodesera – Motus, MDLSX – ph Ilenia Caleo

Mdlsx di Motus, foto Alessandro Sala Cesura per Centrale Fies 2015

Mdlsx di Motus, foto Alessandro Sala Cesura per Centrale Fies 2015

Scrooge di Fanny&Alexander

Arrivo alla Turbina 2 e assisto alla prima nazionale di Scrooge di Fanny&Alexander. Scrooge è uno studio per Discorso Verde, un lavoro a cui la compagnia sta pensando all’interno del più ampio e avviato progetto teatrale sulla forma del discorso pubblico. Il colore verde, in questo caso, è associato al verde dell’economia e del denaro, come in Discorso Giallo il colore era legato al mondo dell’infanzia e, dunque, al discorso pedagogico. Lo spettacolo riconfigura il personaggio di Scrooge/Zio Paperone, dal racconto di Natale di Dickens – ricordate i fantasmi del Natale passato, presente e futuro che portano l’avaro Scrooge a vedere quel che ha perso, quel che perde e quel che perderà se continua nella sua vita di ricchezza? – e da una versione cartoon del 1967 in cui Zio Paperone fa una lezione sul denaro ai propri nipotini.

Scrooge è un lavoro perfetto dal punto di vista dell’allestimento scenico e sonoro: Marco Cavalcoli, bravissimo, è uno Scrooge/Zio Paperone riccamente vestito da uomo di spettacolo con cappello, bastone e scarpette da tip tap, una macchietta meccanica che si muove, danza, canta, parla, spesso s’interrompe e si ripete, su una piattaforma amplificata, in un inno all’accumulazione economica; Chiara Lagani tesse le fila della narrazione, tutta frammentata, e fa il controcanto del protagonista, impersonando di volta in volta i nipotini Qui Quo Qua o i fantasmi dickensiani.  La smaccata chiave waltdisneyana del lavoro, la voluta forma teatrale quasi da musical, a metà strada tra il luccicare delle scene di Broadway – ci sono i brillantini a far da trucco sui volti di chi sta in scena – e il brillare dei discorsi del nostro ex presidente B., che Cavalcoli rievoca in un momento dello spettacolo, possono turbare e confondere. Non ci sono risposte in questo studio ma domande attualissime sul potere del denaro, sull’avarizia, la ricchezza, il senso dell’accumulo. Una cura particolare è infine data alla potenza disturbante dei suoni, che sono manipolati dal vivo, da Emanuele Wiltsch Barberio: suoni e voci che si riverberano e si rincorrono, si spezzano e si inceppano. Sono forse un indizio del crollo possibile di questo vorticoso meccanismo capitalistico di cui Scrooge è emblema?

Scrooge di Fanny&Alexander — Studio per Discorso verde | con Marco Cavalcoli | ideazione Luigi De Angelis,Chiara Lagani | drammaturgia e costumi Chiara Lagani | progetto sonoro e musiche Emanuele Wiltsch Barberio | scene Nicola Fagnani | luci Luigi De Angelis | regia Luigi De Angelis

Scrooge di Fanny&Alexander, foto Alessandro, Sala Cesura per Centrale Fies 2015

Scrooge di Fanny&Alexander, foto Alessandro, Sala Cesura per Centrale Fies 2015

con / with Marco Cavalcoli | vocalist Chiara Lagani | live electronics Emanuele Wiltsch Barberio | ideazione / concept Luigi De Angelis e Chiara Lagani | drammaturgia / dramaturgy e costumi Chiara Lagani | progetto sonoro / sound project, musiche Emanuele Wiltsch Barberio | Abat-jour by ZAPRUDERfilmmakersgroup | scene / set Nicola Fagnani | regia / direction Luigi De Angelis | Organizzazione e logistica Fabio Sbaraglia | amministrazione Debora Pazienza | sottotitoli Sergio Carioli | produzione E / Fanny & Alexander | si ringraziano Sergio Carioli, Marco Rea, Giancarlo Sessa

Un Mediatore assume la figura di Uncle Scrooge, il papero più ricco del mondo, come modello per costruire un’importante Trattativa. Mette alla prova il suo discorso a partire dal doppiaggio di un cartone animato di Walt Disney in cui Scrooge dà ai suoi nipoti una lezione sul Denaro e sulla sua circolazione. La lezione è parlata, danzata e cantata, e spettacolarizza una serie di domande sul rapporto tra economia e storia, economia e vita, economia e arte. La performance riflette sul rapporto tra denaro e arte: l’economia è creativa? È etica? Si può parlare di economia etica oggi? O è un paradosso all’origine di ogni discorso sull’economia stessa? In che modo si quantifica il valore economico dell’arte? Si può parlare di economia culturale, per di più creativa, nel contesto in cui viviamo?

A Mediactor takes on the figure of Uncle Scrooge, the richest duck in the world, as a model to carry on an important Negotiation. He starts his speech from the dubbing of a Walt Disney’s cartoon in which Scrooge teaches a lesson to his nephews about money and its circulation. The lesson is spoken, danced and singed and makes spectacular a series of questions on the relationship between economy and history, economy and life, economy and art. The performance reflects on the relationship between money and art: is economy creative? Is it ethical? Can we talk about ethical economy today? Or is it a paradox of every conversation about economy? How could the economic value of art be quantified? Can we talk about cultural and creative economy in the context in which we live?

www.centralefies.it
www.b-fies.it