Parto sempre dalla cosa più facile: leggere il comunicato stampa. Mi penso sempre come molto cretina, dunque vedo e leggo. Poi ci penso.
La personale Karma di Dan Colen è presentata come una mostra che “attraverso una produzione artistica variegata e multiforme, racconta la vita dell’artista e quella della sua generazione”. Legittimo ma inevitabilmente presuntuoso, no? Possibile che per descrivere dei g(g)iovani si deve sempre parlare di skate, cose recuperate in strada, sbando ecc.
Sacrale, quasi, la prima sala con la grande installazione ‘Oh Shit’, una gigantesca rampa da skatebord ribaltata. Posizionata centralmente e lungo tutta la sala, ha tutta la forza di una navata con tanto di lunetta che, cerchiata, mostra un grande quadro, ‘Moments Like This Never Last (No.2)’. Di quest’ultima opera mi verrebbe ma ribattere: E meno male!. Sembra che l’artista voglia spingere all’estremo la serie iniziata con i ‘gum paintings’, i ‘kiss paintings’ e i ‘birdshit paintings’. Qui baci, merde di uccelli e gomme da masticare diventano coriandoli e stelle filanti. Speriamo che sia giunto al termine. Cosa si metterà a fare nella prossima serie? Adesivi staccati dai bagni dei locali notturni di NYC?
Apprezzabile la scultura al secondo piano: ‘Knock Knock Jokes, formata da 21 porte recuperate per le strade di NYC. Bell’oggetto… Mi spiace solo che venga presentato come divisorio per scoprire il secondo ‘Confetti paintings’
Mostra muscolosa (in senso buono). Che dire, se qualcuno mi chiedesse se c’è un museo di arte contemporanea a Milano, io risponderei: Sì, la galleria Massimo De Carlo!!!