Giuseppe Penone – In limine schizzi e note di lavoro © Archivio Penone
Giardino delle sculture fluide – schizzi e note di lavoro © Archivio Penone

Questi versi, scritti da Giuseppe Penone all’interno di un foglio donato al Castello di Rivoli, ribadiscono l’importanza e la fiducia che l’artista riversa nei musei e nell’arte. 219 lavori su carta e l’opera Svolgere la propria pelle – finestra, 1970-2019, costituiscono la donazione dell’artista al museo piemontese, che si aggiunge alle 309 opere su carta e ai 5 libri donati al Philadelphia Museum of Art e ai 350 lavori su carta del Centre Pompidou. I materiali saranno esposti nel 2022 in una serie di mostre organizzate dalle tre istituzioni, a cui seguirà la pubblicazione di un volume inedito, realizzato in collaborazione con l’artista ed edito da Castello di Rivoli. Le opere donate si aggiungono alle cinque già presenti nella collezione permanente, Albero di 5 metri (1969-1970), Albero di 11 metri (1969-1989), Respirare l’ombra (1999), Pelle di foglie (Sguardo a terra, 2003) e Soffio di creta H (1978). 

Le installazioni e le sculture di Giuseppe Penone sottolineano il legame che intercorre tra l’uomo e la terra. Manipolando diversi materiali – naturali e artificiali – l’artista enfatizza questa reciproca relazione, basata sulla fluidità e la trasformazione. Al centro della sua ricerca si colloca l’albero, che viene definito come “l’idea prima e più semplice di vitalità, di cultura, di scultura”. L’idea che l’albero esprime nasce dal processo artistico, che prevede una manipolazione – mentale e gestuale – della materia. Le opere su carta – disegni, note di lavoro autografe, riflessioni manoscritte e schizzi progettuali, rendering architettonici, fotografie realizzate dall’artista, fotografie annotate, per citarne alcune – sono funzionali alla ricostruzione della genesi e dello sviluppo del processo artistico che, come la relazione tra uomo e natura, si definisce nella fluidità, in una continuità tra concetto e percezione. “Attraverso il disegno si pensa, si associano forme, si accostano materiali… Il disegno nasce da una materia che al di fuori del foglio è solo sporco ma quando è organizzata in un insieme di gesti diventa un oggetto che ha la preziosità del pensiero e dell’evocazione”. Il lavoro su carta diviene quindi fondamentale per realizzare e definire questa continuità tra i sensi e l’intelletto, tra uomo e natura. 

L’insieme delle carte donate si riferisce ad alcune opere realizzate nel territorio, definendo quel particolare ecosistema derivato dai quattro punti di una geografia personale (Garessio, Torino, Venaria Reale e Rivoli). A Garessio si associa il materiale fotografico che documenta sei azione compiute nei boschi intitolate Alpi Marittime (1968). 

Giuseppe Penone, L’albero ricorderà il contatto del mio corpo, 1968. © Archivio Penone e Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
Giuseppe Penone – In limine schizzi e note di lavoro © Archivio Penone
Giardino delle sculture fluide – schizzi e note di lavoro © Archivio Penone

Attraverso i gesti che compie l’artista, interferendo con gli elementi naturali, si definisce il contatto tra l’essere umano e le sue azioni dai tempi brevi e la natura e le sue trasformazioni in tempi lunghi. La fluidità contraddistingue l’opera torinese Albero giardino (1998), progetto di riqualificazione urbana che consiste in una galleria a forma di albero. A Venaria Reale si ricorda il Giardino delle sculture fluide, inaugurato nel 2007, come un giardino da esperire attraverso i cinque sensi, in cui installazioni e sculture, nonché materiali naturali e artificiali, si incontrano e si relazionano. L’esplorazione dell’incontro, della dualità e della fluidità contraddistingue anche l’opera Identità (2017), parte integrante della collezione del Castello di Rivoli. Un albero di bronzo, su cui viene innestata una copia albina in alluminio, recupera la sua simmetria attraverso un gioco di specchi, incastonati tra i rami. Materia, natura, uomo, fluidità, trasformazione e processo sono le parole chiave che caratterizzano la ricerca artistica di Penone e che rendono ulteriormente significativa ed emblematica la donazione delle opere su carta. 

La seconda donazione è l’opera Svolgere la propria pelle – finestra, 1970-2019, installazione che sarà presente permanentemente negli spazi della Manica Lunga. 19 impronte del corpo di Penone, fotografate e riportate su pellicola sui vetri del Fridericianum di Kassel nel 1972, costituiscono la forma attuale del lavoro. Secondo la direttrice del Castello, Carolyn Christov-Bakargiev, la donazione ha qualcosa di straordinario.

“Significa qualcosa quando uno tra i più grandi artisti del mondo decide di donare un eccezionale corpus di opere a tre grandi musei pubblici. È un’investitura e un atto di fiducia nella capacità delle istituzioni pubbliche di reggere alle crisi momentanee e alle intemperie, e pertanto di durare nel tempo – un tempo molto più lungo di quello di una sola vita. […] Penone percepisce il mondo e la vita in modo scultoreo, toccandone e accarezzandone le parti costitutive, senza mai distinguere tra natura e cultura o, piuttosto, senza pretendere alcuna superiorità dell’essere umano rispetto al resto del mondo naturale. Si tratta di un incontro e, quindi, di relazioni tra l’umano e la materia, tra l’umano e il non umano, questioni di pelle e di toccarsi, elementi conoscitivi a cui i disegni su carta donati puntualmente ci introducono. Il dono del lavoro Svolgere la propria pelle […] è un ulteriore gesto straordinario”

Anafora – mostra 2016 © Archivio Penone
Anafora – allestimento 2019 © Archivio Penone
Giardino delle sculture fluide – Fotografie di Giuseppe Penone © Archivio Penone
Giardino delle sculture fluide – schizzi e note di lavoro © Archivio Penone
Giardino delle sculture fluide – schizzi e note di lavoro © Archivio Penone
Penone – Giardino delle sculture fluide – Venaria – materiale per CRRI Rivoli © Archivio Penone
Giardino delle sculture fluide – schizzi e note di lavoro © Archivio Penone