• Zoe de Soumagnat, You wanna drink?, 2016, dipinto su tela, 130x100 cm
  • Tamina Amadyar Flustraße, 2016 Pigmenti su tela 200x300cm
  • Michael Debatty, Plateau, 2016, acrilico, aerografo su tela, cm 190x190
  • Mattew Musgrave, Old Light, 2016, Oil on linen, 94 x 54 cm
  • Heather Guertin A Grey Appearance, not touching, 2016 Olio su tela 68x48cm
  • Alice Browne 2016 Parenthesis (Outside Chance) acrylic and oil on canvas 244cm x 194cm high res
  • Alexander Lieck The Discipline, 2016 Olio su tela 125x159 cm

Spazi pittorici aperti, nudi e astratti; superfici incontaminate e magicamente digitalizzate; segni e impulsi legati alla grafologia e alla psicometria; gesta emotive e interrotte; linee arrotondate, colori tenui e forme estremamente semplificate; meditazioni intime e distorsioni sensuali… queste e molte altre sono le suggestioni nella collettiva ospitata dall’8 settembre a 12 novembre 2016 alla galleria di Firenze Eduardo Secci Contemporary. Curata da Domenico De Chirico, “That Feeling” raccoglie le opere di 12 artisti nati (quasi tutti) negli anni ’80, provenienti da metropoli disparate: Parigi, New York, Londra, Berlino Toronto e Bruxelles. Arretrando temporalmente di oltre un secolo il curatore rispolvera o rivivifica alcune teorie postulate da Benedetto Croce e riprese da un pensatore a noi più contemporaneo, Clement Greenberg.

“Il critico d’arte Clement Greenberg (1909-1994), sostenitore della tendenza Color Field, a partire dal 1959 formulo? un nuovo astrattismo che denomino? Post-painterly abstraction, fatto essenzialmente di colore steso su ampie campiture, aderente al supporto e con minime variazioni cromatiche. La forma diventa protagonista, soggetto e contenuto gradualmente scompaiono. Ars est artem de-monstrare e?, secondo Greenberg, il principio che ispira gli artisti, dall’Impressionismo in poi, a eleggere il loro medium a unico contenuto dell’arte con una rafforzata attenzione alla bidimensionalita? del dipinto. Per di piu?, egli fu molto attratto dagli scritti di Benedetto Croce (1866-1952) del quale cita piu? volte l’Estetica (1902), testo in cui il neoidealista italiano considera l’intuizione come prima forma di vita dello spirito. L’arte viene definita come intuizione-espressione, due termini inscindibili secondo cui non sarebbe possibile intuire senza esprimere e viceversa. Questa dialettica fa si? che cio? che l’artista intuisce sia la stessa immagine che egli per ispirazione crea da una considerazione del reale, nel senso che l’opera d’arte e? l’unita? indifferenziata della percezione del reale e della semplice immagine del possibile.” (Da CS)

Artisti in mostra: Tamina Amadyar, Alice Browne, Joshua Citarella, Michael Debatty, Stephen Felton, Heather Guertin, Hanna Hur, So a Leiby, Alexander Lieck, Matthew Musgrave,   Hayal Pozanti e Zoe? de Soumagnat.

Per questa occasione abbiamo posto alcune domande a Domenico de Chirico

ATP: La mostra che curi alla galleria Eduardo Secci di Firenze trova ispirazione  nella tendenza Color Field sostenuta dal critico d’arte Clement Greenberg. Meno gestuale e ‘aggressivo’ dell’espressionismo astratta, l’espressione color field painting abbracciava quegli artisti che facevano del colore steso a ‘campi’ uniformi la base sostanziale della loro ricerca; una pittura dunque i cui valori erano essenzialmente visuali, spaziali e atmosferici. Quali sono i nessi tra questo tipo di ricerca pittorica e le opere degli artisti che hai invitato a “That Feeling”?

Domenico de Chirico: L’intento della mostra è quello di indagare un Greenberg che aspirava a una cultura “europea” più estesa. E, per lo più,  nella stessa misura con cui egli sostenne ab illo tempore un nuovo astrattismo che denominò “Post-painterly abstraction”, le opere degli artisti che ho deciso di invitare a “That feeling”,  come specificato già nel comunicato stampa,  possono essere considerate come una nuova e provocatoria condizione di apertura nei confronti delle più diverse forme di espressione,  che approda all’idea dell’arte principalmente come «esperienza soggettiva».

ATP: Oltre a citare Greenberg, citi anche Benedetto Croce – filosofo che il saggista americano ha studiato e a cui deve molte delle sue speculazioni – in merito ad una concezione dell’arte “come forma specifica e autonoma di conoscenza”, tale da riconnettere i fatti estetici e artistici alla totalità della vita dello spirito. E’ passato più di un secolo dall’affascinante tesi fondamentale di Croce, che definisce l’arte come intuizione ed espressione. Come sei riuscito – non senza un po’ di provocazione – a fare tue queste teorie? Quale è lo spunto che ti ispirato, tanto da farle tue?

DdC: Queste teorie sono il frutto del mio percorso formativo di matrice classica. Scevro da intenti caustici, sento la necessità di non volermene mai distaccare seppur in riferimento all’estetica contemporanea, conferendone così una visione assai personalizzata e costantemente aperta ad un dialogo con gli artisti. 

ATP: In tutta sincerità – visto che io non ci credo per niente – pensi veramente che l’arte contemporanea  possa considerarsi scevra da compromessi per essere pura espressione dello spirito?

DdC: Potrebbe trattarsi di un fenomeno di lussazione legato a certe dinamiche di mercato o di una cattiva condotta nella gestione delle risorse e dei “riconoscimenti” in termini economici, che dovrebbero certamente andare al di là dello status.

ATP: Per tornare in senso stretto alla mostra, con quale criterio hai scelto gli artisti?

DdC: Come già anticipato nella prima domanda, si tratta di una pittura i cui valori erano e sono essenzialmente visuali, spaziali e atmosferici. Aggiungo nevrotici e gestuali.

ATP: Tra gli artisti scelti, ce ne sono alcuni che si possono relazionare – sia come ricerca concettuale che come pratica pittorica – alle ricerche di Bernett Newman, Ad Reinhardt e Clyfford Still, solo per citarne alcuni, artisti le cui opere Greenberg considerava come color field paintings?

DdC: Credo fortemente nel processo dell’equiparazione. La connessione esiste e viene risolta nei termini di un’evoluzione contemporanea. La risposta esatta sarebbe: tutti. 

ATP: Ultima domanda in merito al titolo, “That Feeling”. Mi racconti perché lo hai scelto?

DdC: “That Feeling” perché ho deciso di seguire i parametri del connubio intuizione-espressione, che prevede un solo punto di partenza e un solo punto d’arrivo: la lettura del reale e la creazione dell’immagine.

Press Release THAT FEELING curated by Domenico de Chirico

Hayal Pozanti,   100 (Billions of neurons in the brain and the number of stars in the Milky Way),   2015,   acrylic on canvas,   152.4x335.3cm

Hayal Pozanti, 100 (Billions of neurons in the brain and the number of stars in the Milky Way), 2015, acrylic on canvas, 152.4×335.3cm

Stephen Felton Inverse,   2016,   acrylic on canvas,   160 x 224 cm © Sylvie Chan-Liat / Courtesy of the artist and Valentin,   Paris

Stephen Felton Inverse, 2016, acrylic on canvas, 160 x 224 cm © Sylvie Chan-Liat / Courtesy of the artist and Valentin, Paris

Joshua Citarella,   Fashion Painting IX,   2016 - Stampa di pigmento su tela,  45x30,  5cm

Joshua Citarella, Fashion Painting IX, 2016 – Stampa di pigmento su tela, 45×30, 5 cm