Audrey Martin et Muriel Joya - Renverser les étoiles,   - Installazione in-situ. Proiezione,   mappa bianca,   stampa Fine Art (29,  7 x 42 cm). Dimensioni variabili. – 2015 - courtesy l'artista - ph.Edouard Escougnou

Audrey Martin et Muriel Joya – Renverser les étoiles, – Installazione in-situ. Proiezione, mappa bianca, stampa Fine Art (29, 7 x 42 cm). Dimensioni variabili. – 2015 – courtesy l’artista – ph.Edouard Escougnou

Il progetto – sostenuto e ospitato da LATO di Prato e dalla Galerie See Studio di Parigi – vede la messa a confronto delle esperienze artistiche di alcuni artisti francesi con quelle di alcuni italiani. Alla prima tappa di Prato, seguirà il 18 aprile 2015, una seconda mostra a Parigi nella sede della Galerie See Studio.

ATPdiary ha posto alcune domande a Matteo Innocenti per capire come si è sviluppato il progetto che comprende oltre alle due mostre anche altre attività.

ATP: Mettere realtà lontanissime come Prato e Parigi in comunicazione è quasi surreale. Il progetto acquista importanza e spessore anche per questo motivo. Com’è nato questo legame tra due luoghi lontani e diversi in relazione alla mostra?

Matteo Innocenti: Come spesso accade nei rapporti sostanziali l’incontro è stato (in parte) casuale. A partire da due precedenti progetti che hanno avuto luogo proprio a Prato e a Parigi nel periodo 2013-2014 e che erano basati sul dialogo – 8+1 e The End – abbiamo scoperto con Valeria Cetraro ed Edouard Escougnou (Deriva) affinità di riflessione e di pratica; da lì è venuto naturale intraprendere un nuovo discorso, che mettesse insieme tanti soggetti: gli artisti in primis, che dell’insieme sono i protagonisti, noi curatori, gli spazi espositivi attraverso le persone che li animano.

È innegabile che le due città di riferimento siano assai diverse, ma c’è un aspetto d’interesse che credo convenga sottolineare, come possibilità “prospettica” riguardo alla nostra relazione: cercare in Parigi una dimensione di raccoglimento rispetto a un movimento che è onnicomprensivo – la capitale che pone in ombra ogni altra provincia francese, e che sempre aspira al ruolo di leader culturale internazionale -, coltivare a Prato quelle possibilità di espansione che nonostante la crisi permangono, e che potrebbero proiettare la cittadina quale riferimento italiano per il contemporaneo.

Ecco come siamo arrivati al progetto nella sua definizione complessiva, con due periodi di residenza a Prato e a Parigi e conseguentemente due fasi d’esposizione.

ATP: La peculiarità di “Distances” risiede, oltre che nella distanza tra le due sedi espositive, anche sul fatto che le esposizioni, almeno per un paio di settimane, saranno in simultanea: come hanno reagito e interpretato gli artisti questa lontananza?

MI: Si tratta di un aspetto molto importante su cui abbiamo scelto di concentrarci da subito, per un interesse comune al processo più che al risultato; tra le varie accezioni della distanza consideriamo anche quella dell’opera rispetto a sé stessa: dunque i modi d’immaginare e di concretizzare un carattere specifico della propria ricerca in due luoghi diversi e dentro un tempo che va sovrapponendosi per poi sfalsarsi di nuovo. Le interpretazioni di ciò sono state varie, però con un comune denominatore, ovvero il darsi delle opere come traccia, come indizio che necessariamente ha bisogno dell’altra parte per la ri-costruzione di una visione completa. Mi viene in mente il significato greco antico del “simbolo”; un’unità divisa in due parti, il cui successivo combaciare provava la veridicità del patto iniziale.

ATP: Hai notato differenze di approccio al tema tra gli artisti italiani e quelli francesi?

MI: Pur nel rispetto delle particolarità, ci pare che siano più i punti di contatto che quelli di divergenza. In parte questo può essere determinato dalle stesse modalità operative – bisogna considerare che il dialogo è iniziato da circa un anno tramite un documento Google condiviso, e poi ci sono state altre occasioni di scambio concrete – in parte però riteniamo che ciò testimoni un’esigenza attuale e profonda. Mi riferisco al bisogno di tornare a un confronto genuino, tra artisti e curatori e artisti tra loro, liberandosi da certi vezzi e atteggiamenti ambigui che hanno caratterizzato il recente passato per poi intridere anche il presente. L’arte nel suo senso più profondo comprende il confronto puro, l’apertura al rischio, la volontà di dare sé nella sostanza; ecco, intorno a questo tipo di sensibilità, ognuno con il suo carattere e le sue modalità, ci siamo trovati.  

ATP: La mostra è stata introdotta da una tavola rotonda all’Istituto francese di Firenze. Quali temi sono stati affrontati in questa sede?

Il progetto è reso possibile dalla collaborazione tra tanti soggetti: oltre al Comune di Prato e all’Istituto Francese di Firenze, ricordiamo Lato e Galerie See Studio in quanto spazi espositivi, Interno/8 Artforms come luogo di lavoro durante la residenza a Prato. La tavola rotonda all’Istituto, aperta alla partecipazione del pubblico, dal titolo Parallèle(s) – moderata da Thomas Fort, giovare curatore che si occupa anche del progetto editoriale di Distances, il quale sarà pronto dal prossimo settembre – è stata l’occasione per ripercorrere l’intero progetto fino a quel punto, rafforzare i rapporti in essere (abbiamo discusso dell’opera per ogni artista) e infine ipotizzare direzioni per i successivi sviluppi. Insomma, uno sguardo in tempo reale che ci ha permesso di comprendere meglio lo svolgersi delle cose.

ATP: Seguendo la produzione degli artisti, come hanno interpretato il tema?

Voglio ricordare che in tutto gli artisti sono tredici: Emanuele Becheri, Jessica Boubetra, David Casini, T-Yong Chung, Serena Fineschi, Muriel Joya, Giovanni Kronenberg, Marco Andrea Magni, Audrey Martin, Pia Rondé, Fabien Saleil, Enrico Vezzi, Virginia Zanetti. Le interpretazioni della distanza sono varie, come ci aspettavamo e desideravamo dall’inizio – a questo proposito ci tengo a sottolineare che per noi la modalità dialogica deve essere reale, cioè comprendere non solo parole tra loro attinenti ma anche discordanze, variabili o punti di sospensione. Perciò Distances nella fase in cui si fa mostra, diviene mostra complessa: si costituisce di accenni, appunti, ipotesi, immagini in attesa di trasformarsi. Inoltre se l’esposizione di Prato rimanda a quella di Parigi e viceversa, anche le modalità di percezione risultano condizionate: o ci si affida a una visione incompleta o si viaggia tra le due città o si ricorre a uno spazio web, che in effetti verrà pubblicato a breve, in cui due video cercheranno di ricostituire la simultaneità del processo.

Per andare nello specifico posso dire che alcuni artisti sono ricorsi a materiali tipici delle zone quali le pietre del fiume Arno e i marmi pratesi, altri hanno raccolto una serie di appunti sul territorio (per esempio dall’osservatorio di Arcetri a Firenze o da un ex cementificio alle porte di Prato), altri invece hanno deciso di partire da stimoli più generali ma ugualmente attinenti, come la bandiera, che in pochi conoscono, del pianeta terra, o da immagini di lavori precedenti ri-attualizzabili nel nuovo discorso, come quella che accompagna la comunicazione del progetto. O ancora si è cercato di mettere in rapporto diretto le opere tra gli spazi – installazioni, sculture, disegni – come opportunità di approfondimento della propria ricerca.

Infine sia a Prato che a Parigi è stato e sarà fondamentale l’allestimento, a cui lavoriamo tutti insieme: è lì che i tanti impulsi, fino a quel momento relazionati dalla prossimità ma sparsi, si fanno discorso comune.

Intervista di Elena Bordignon

Distances  

Emanuele Becheri – IT / Jessica Boubetra – FR / David Casini – IT / T-Yong Chung – KR / Serena Fineschi – IT / Muriel Joya – FR / Giovanni Kronenberg – IT / Marco Andrea Magni – IT / Audrey Martin – FR / Pia Rondé – FR / Fabien Saleil – FR / Enrico Vezzi – IT / Virginia Zanetti – IT /

Comunicato Stampa – Distances

Distances - vista dell'esposizione - Lato - ph. Edouard Escougnou

Distances – vista dell’esposizione – Lato – ph. Edouard Escougnou

Giovanni Kronenberg - senza titolo - matita su carta - 2014 - courtesy l'artista. ph. Luca Gambacorti

Giovanni Kronenberg – senza titolo – matita su carta – 2014 – courtesy l’artista. ph. Luca Gambacorti

Virginia Zanetti - Walking on the water. Miracle & Utopia - stampa lambda su dibond con plexiglass - 65,  5x100 cm - 2013 - ph Pamela Bralia - courtesy l'artista - ph. IoGim

Virginia Zanetti – Walking on the water. Miracle & Utopia – stampa lambda su dibond con plexiglass – 65, 5×100 cm – 2013 – ph Pamela Bralia – courtesy l’artista – ph. IoGim

Emanuele Becheri - Frieze,   Issue#33,   1998-2010 ( From the series 32a Penton Place,   Southwark,  London SE17 3JT,   17 September 2010) - due magazine – 2010 - ph.Luca Gambacorti

Emanuele Becheri – Frieze, Issue#33, 1998-2010 ( From the series 32a Penton Place, Southwark, London SE17 3JT, 17 September 2010) – due magazine – 2010 – ph.Luca Gambacorti

Serena Fineschi - Un'altra linea - grafite - 2015 - courtesy l'artista

Serena Fineschi – Un’altra linea – grafite – 2015 – courtesy l’artista

Marco Andrea Magni,   Giorgio Sancristoforo - A cielo aperto - audio - 2015 - Edizione 3 - courtesy l'artista e di Giorgio Sancristoforo

Marco Andrea Magni, Giorgio Sancristoforo – A cielo aperto – audio – 2015 – Edizione 3 – courtesy l’artista e di Giorgio Sancristoforo