• Disegnare il sacro - Interno © Andrea Caligiuri - Rubbettino
  • Marco Sammicheli, Disegnare il sacro, Rubbettino Editore - Cover
  • Costantino Nivola, facciata della Chiesa di Nostra Signora d'Itria, 1958 - Orani, Nuoro Illustrazione di: Elisa Macellari
  • Luigi Caccia Dominioni, Chiesa di Maria Ausiliatrice, 2003 - Adwa, Etiopia Illustrazione di: Elisa Macellari
  • Nanni Strada (in collaborazione con Manifattura Bianchetti), abito talare - mostra-progetto La Casula per Koiné Ricerca, 2005 – Vicenza Illustrazione di: Elisa Macellari
  • Edoardo Gellner e Carlo Scarpa, interno della Chiesa di Nostra Signora del Cadore, 1956-1961 - Villaggio ENI di Borca di Cadore (Belluno) Illustrazione di: Elisa Macellari
  • Sandro Pittini, Studio associato Ar. Pi., interno della Chiesa di San Lorenzo Martire, 2004-2007 - Rualis di Cividale del Friuli (Udine) Illustrazione di: Elisa Macellari

“Prigioniero di resistenze e riserve”, il design del sacro è al centro di un’approfondita ricerca compiuta da Marco Sammicheli (design curator di Abitare e docente presso la Scuola del Design del Politecnico di Milano). Lo studioso ha resa concreta e fruibile la sua indagine grazie al saggio “Disegnare il sacro” – da poco pubblicato per Rubbettino Editore, con illustrazioni di Elisa Macellari – dove si racconta e argomenta, attraverso una selezione di esperienze, il panorama italiano. Nell’intervista che segue, Sammicheli ci spiega dove nasce il suo interesse per le ricerche di design applicate alla religione, ci indica alcune esperienze particolarmente significative, racconta della sinergia tra arte ed edifici religiosi. Considerato di nicchia, trascurato, menzionato in modo spesso approssimativo, la pratica e l’attitudine di “disegnare il sacro” deve (e può) diventare, come secoli fa, “una palestra di dialogo”, dove “costruire comunità, nutrire relazioni di convivenza e, entrando nella dimensione religiosa, combattere l’inattualità dell’estetica sacra contemporanea”. Un tentativo riuscito in quest’ottica è “Disegnare il sacro”: “L’obiettivo è quello di avvicinare questo tema a chi considera il ‘sacro’ sia un luogo di fede per una comunità che un’infrastruttura per la città come lo sono una scuola, un museo, un municipio, uno stadio o un altro tempio.”
Segnaliamo due prossimi appuntamenti di presentazione del libro a Bergamo e Milano; seguirà Torino presso il Circolo dei lettori a inizio febbraio:
14 dicembre, ore 18.00 – Centro Congressi Giovanni XXIII – Sala Stucchi (viale Papa Giovanni XXIII 106, Bergamo) – Intervengono: Don Giuliano Zanchi, Giulio Iacchetti, Paolo Belloni e Alessandro Rabottini.
15 dicembre, ore 18.00 – GAM Milano – Sala da ballo (via Palestro 16, Milano) – Intervengono: Stefano Arienti, Mario Trimarchi, Luca Pitoni – Introduce: Paola Zatti – Modera: Silvia Botti.

Intervista con Marco Sammicheli —

ATP: E’ fresco di stampa il libro che hai scritto, Disegnare il sacro, edito da Rubbettino. Ricordo che anche in occasione della Biennale di Architettura a Venezia hai affrontato – assieme a Andrea Dall’Asta, Giuliano Zanchi – le stesse tematiche esposte nel tuo saggio: il tema del sacro. Mi racconti i nessi o lo sviluppo che hai compiuto dalla Biennale a questa pubblicazione?

Marco Sammicheli: Quello del design per il sacro, intendendo con questa formula gli interventi che coinvolgono committenza, architetti, artisti e designer nella realizzazione di un edificio di culto e di tutto ciò che lo abita, è un tema che ha perso centralità nel dibattito contemporaneo. Le ragioni sono molte e risiedono tanto nelle debolezze degli attori coinvolti quanto nella complessità dell’argomento. Un argomento che accende uomini di chiesa (pochi), ogni tanto incuriosisce i giornalisti per ragioni di costume, diverte il mondo dell’arte e del progetto per le possibili opportunità di sperimentazione. Questo campo è prigioniero di resistenze e riserve. La difficoltà di superarle con una sintesi da immaginare di volta in volta porta l’istituzione ecclesiastica a scegliere figure prive di rapporti con la cultura del presente. Mentre la lusinga del contenuto induce molto spesso gli artisti e i progettisti che interpretano il sacro a compiere un atto creativo che assomiglia a un esercizio di stile privo di implicazioni e rapporti. Come racconto nel libro, la rappresentazione del trascendente deve essere una palestra di dialogo: costruire comunità, nutrire relazioni di convivenza e, entrando nella dimensione religiosa, combattere l’inattualità dell’estetica sacra contemporanea. Questi sono gli elementi della sfida vinta da alcuni artisti, architetti, designer e religiosi del nostro tempo e che mi sforzo di descrivere nel saggio illustrato. Rispetto all’intervento installativo e documentaristico presentato durante la Biennale di Architettura di Venezia del 2014 mi pongo in continuità ma offro un approfondimento presentando casi storici e di frontiera. L’obiettivo è quello di avvicinare questo tema a chi considera il “sacro” sia un luogo di fede per una comunità che un’infrastruttura per la città come lo sono una scuola, un museo, un municipio, uno stadio o un altro tempio.

ATP: Il saggio raccoglie delle esperienze significative in Italia. Me ne citi qualcuna di particolarmente importante e promettente?

MS: Esistono in Italia dei laboratori che cercano di spingere il confronto dialettico verso la realizzazione di progetti concreti. La Comunità di Bose in provincia di Biella, la Fondazione Bernareggi a Bergamo, il Centro Culturale San Fedele a Milano, la Fondazione Frate Sole a Pavia, la Fondazione Lercaro a Bologna. Ognuno a suo modo sperimenta affinché architetti, designer, artisti, religiosi, docenti universitari, teologi e intellettuali si incontrino e si misurino concretamente con la realizzazione di nuove strutture per la città contemporanea.

Jannis Kounellis, installazione site specific, 2009 - ex Oratorio di San Lupo - Museo Diocesano Adriano Bernareggi, Bergamo Illustrazione di: Elisa Macellari

Jannis Kounellis, installazione site specific, 2009 – ex Oratorio di San Lupo – Museo Diocesano Adriano Bernareggi, Bergamo Illustrazione di: Elisa Macellari

ATP: Anziché avvalerti di immagini fotografiche che documentano i luoghi di culto, hai preferito collaborare con l’illustratrice Elisa Macellari. Mi racconti il perché di questa scelta?

MS: Ho coinvolto Elisa Macellari e lo studio Undesign per il progetto dell’impaginato perché desideravo che il libro includesse l’interpretazione del tema da parte di altre figure. Con le mie parole i loro contributi sono tracce narrative per affrontare un argomento complesso. Sono chiavi di lettura e d’accesso. Florindo Rubbettino e Emilio Leo, consulente della casa editrice, hanno creduto in questa formula. Poi hanno permesso di riunirci in un workshop che ha gettato le basi di un format editoriale. Dopo di che illustrazione, parole e gabbia grafica si sono intrecciati in un testo che ritengo accessibile e accattivante.

ATP: Tra i vari esempi, ne hai scelti alcuni in cui è rilevante e significativo l’intervento degli artisti. Penso, ad esempio, alla proposta del 2014 di Stefano Arienti e Andrea Mastrovito per la Chiesa Santo Papa Giovanni XXIII (Nuovo Ospedale, Bergamo). Ci sono altri esempi che testimoniano come l’arte entra in sinergia con gli edifici religiosi?

MS: Il capitolo dedicato all’arte contemporanea è ricco di esempi. Quello che viene citato nella domanda è sicuramente uno dei più riusciti e felici per semplicità, poeticità e interpretazione di un codice nel rispetto della ricerca personale degli artisti. Altri esempi sono Adrian Paci con la via Crucis a San Bartolomeo a Milano o i casi di interventi collettivi – tanti artisti in un’unica chiesa – come il Santo Volto nel quartiere della Magliana a Roma, un episodio recente, o Santa Barbara a San Donato Milanese, un caso storicizzato ma di grande attualità. Tuttavia le situazioni che meglio interpretano l’idea di laboratorio di culture visive e Chiesa sono senz’altro San Fedele a Milano grazie al lavoro di Andrea Dall’Asta SJ e la diocesi di Bergamo attraverso gli interventi che avvengono sotto la regia di Don Giuliano Zanchi. Nessun altro in Italia progetta con la qualità e la continuità di questi due centri.

ATP: Nella tua ricerca, iniziata un decennio fa, hai potuto relazionarti con alcuni architetti per sondare come si sono relazionati con il tema complesso del sacro? Mi racconti alcune esperienze che ti hanno colpito?

MS: Mi rifaccio al libro e ai progettisti che ho incontrato durante la mia ricerca. Mi riferisco a Sandro Pittini, Paolo Belloni, Cino Zucchi, Mauro Galantino. Tra i designer Giulio Iacchetti, Mario Trimarchi, Nanni Strada, Luca Pitoni. Tutti hanno svolto il loro mestiere con le stesse energie e capacità prestate a un progetto non confessionale. Tuttavia hanno lavorato sullo scarto semantico costruendo tensione emotiva, senza sentimentalismi, con garbo e senso del presente.

ATP: Pensi di continuare la tua indagine sulla complessa relazione tra liturgia, architettura, design e arte o stai già lavorando in altre direzioni?

MS: Questo libro raccoglie un pezzo della mia ricerca, quella dedicata all’Italia fino agli anni Zero del nuovo millennio. Ho fatto una selezione. Ho scelto con cura cosa raccontare e cosa trascurare. In dieci anni ho avuto modo di studiare anche altri contesti, il Brasile e il Cile in America Latina, i paesi scandinavi in Europa. Continuerò la mia indagine e la relativa divulgazione perché credo che progettisti e artisti possano contribuire con poesia in questo campo. Aggiungo che non sono il solo, in Italia ci sono studiosi attenti e molto impegnati come Carla Zito, Luigi Bartolomei, Tino Grisi. Il design per il sacro è sempre stato considerato di nicchia. Lavoro in altre direzioni, per attitudine e curiosità. Il multitasking è una condanna trinitaria.

SCHEDA LIBRO — Disegnare il sacro

Marco Sammicheli è design curator di Abitare e docente presso la Scuola del Design del Politecnico di Milano. Nel 2009 ha conseguito un dottorato in design e tecnologie per la valorizzazione dei beni culturali con una ricerca sui beni d’interesse religioso in Italia e Cile. Nel 2014 ha partecipato alla Biennale di Architettura di Venezia con le ricerche Designing the sacred e Assisi laboratory. Per il Museo del Novecento di Milano ha curato le mostre Munari politecnico e James Irvine. An English man in Milan. Ha scritto una monografia su Zaha Hadid (RCS) e saggi per cataloghi su Nendo, Studio65, Ingo Maurer, Simonetta Ferrante. È columnist de La Domenica – Il Sole 24 Ore. Recentemente ha promosso un programma di residenza presso l’Ambasciata d’Italia a Copenaghen. Per la Triennale di Milano sta lavorando alla retrospettiva dedicata a Mario Bellini in programma nel 2017.

Disegnare il sacro - Copertina © Andrea Caligiuri - Rubbettino

Disegnare il sacro – Copertina © Andrea Caligiuri – Rubbettino

Gio Ponti, Chiesa di San Francesco d'Assisi al Fopponino, 1961-1964 – Milano Illustrazione di: Elisa Macellari

Gio Ponti, Chiesa di San Francesco d’Assisi al Fopponino, 1961-1964 – Milano Illustrazione di: Elisa Macellari

Stefano Arienti e Andrea Mastrovito, pareti interne e allestimento absidi - Chiesa Santo Papa Giovanni XXIII, 2014 - Nuovo Ospedale, Bergamo Illustrazione di: Elisa Macellari

Stefano Arienti e Andrea Mastrovito, pareti interne e allestimento absidi – Chiesa Santo Papa Giovanni XXIII, 2014 – Nuovo Ospedale, Bergamo Illustrazione di: Elisa Macellari