Jérôme Bel,   Disabled Theater - Theater HORA,   Zurigo

Jérôme Bel, Disabled Theater – Theater HORA, Zurigo

A proposito di Disabled Theater di Jérôme Bel

By Jacopo Miliani

Entro al teatro della Triennale di Milano per UOVO FESTIVAL pronto ad assistere Disabled Theater di Jérôme Bel credendo di sapere quello che mi aspetta, ma mantenendo sempre un grado di sorpresa e di curiosità. Infatti quando sono andato a Documenta (13), avevo visto in un buio cinema-teatro (Kaskade Cinema di Kassel) un video che mostrava quello che definivano l’ultima sperimentazione del coreografo e regista francese. Non mi aveva al momento convinto.

Appena si spengono le luci della sala tutti gli spettatori rimangono spiazzati: Remo, Gianni, Damian, Matthias Brucker, Matthias Grandjean, Julia, Sara, Miranda, Peter, Lorraine, Tiziana si presentano con semplicità e freddezza. Gianni a dire il vero fa solo una brevissima entrata e uno di loro è il narratore traduttore che incarna il processo della sperimentazione dell’Autore: Jérôme Bel. Sono gli attori, così loro stessi dichiarano, e in quel momento inizia tutto a vacillare… siamo noi gli spettatori? Chiediamo una rassicurazione alle nostre sedie, decidiamo di credere a quello che dicono gli attori, anche se ci sembrano troppo reali, e andiamo avanti.

Gli attori si dispongono su un semicerchio di sedie bianche e a turno vanno davanti al microfono posto al centro della scena. Uno per volta, con estrema austerità,  dichiarano quello che li rende ‘attori-speciali’. Mi ricordano un po’ le audizioni per un reality.

Dopo questa lunga introduzione che serve appunto a rassicurare al pubblico – ormai quasi convinto di quello che sta osservando – gli attori iniziano a presentare i loro ‘solo’ di danza. La scena ‘bianco e nero’ si colora di immagini meravigliose e la sala non ce la fa più…letteralmente esplode. Iniziano gli applausi a metà interpretazione, chi scuote la testa, chi ride ma si sente un po’ colpevole, chi cerca di tenere il ritmo con le mani, ma smette perché gli altri non lo seguono… lo spettatore torna a essere spettatore e, senza rendersene conto,  perde il ‘normale’ parametro di giudizio, ma si concede meravigliosamente a quello che sta vedendo.

La selezione musicale degli attori per i loro ‘solo’ è di una forza dirompente e, non nascondo, personalmente mi riconosco in ogni pezzo. La logica della rappresentazione ci viene trasmessa attraverso il corpo, mezzo che attori e spettatori si trovano a condividere, ma anche questo tipo di teorizzazione non si addice a quello che stiamo vedendo. Gli attori, altamente preparati, sembrano uscire dal loro corpo proprio mentre lo mettono in scena. I ‘solo’ degli attori si fermano a sei su dieci. Jérôme Bel ha deciso che non tutti devono presentare la loro creazione;  è forse la logica della competizione dello spettacolo, che viene nuovamente invertita: gli attori ci dicono se quello che hanno fatto gli è piaciuto o no. Noi spettatori non ci accorgiamo che queste cose non succedono a teatro e crediamo quindi che questa sia realtà. Alla fine ancora un cambio di rotta: vengono presentati anche gli altri quattro ‘solo’ che non erano stati scelti.

Quando lo spettacolo finisce, tutto deve tornare ‘normale’. Lunghi minuti di calorosi applausi.  C’è chi si alza in piedi, chi se ne va via subito e chi vuole continuare fino a quando gli fanno male le mani.

Anche adesso che scrivo, mi accorgo che sono troppo emotivamente coinvolto e il linguaggio non traduce le mie sensazioni. La tensione che provo con il mio corpo, ora come allora, mi ha fatto dimenticare di parlare della canzone di Michael Jackson. della copertina blu e gialla, della scarpa sulla faccia, dell’attrice vestita di rosso che ha urlato ‘I am a fucking Mongoloid!’

Jérôme Bel,   Disabled Theater - Theater HORA,   Zurigo

Jérôme Bel, Disabled Theater – Theater HORA, Zurigo

Jérôme Bel,   Disabled Theater - Theater HORA,   Zurigo

Jérôme Bel, Disabled Theater – Theater HORA, Zurigo