Neïl Beloufa Screen Talk, 2020–ongoing Installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2021 Courtesy Bad Manner’s Paris/Miami/Ibiza, kamel mennour, Paris/London, François Ghebaly, Los Angeles, Mendes Wood DM, ZERO…, Milan and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio
Neïl Beloufa Exhibition view, “Digital Mourning”, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2021 Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio

Testo di Carla Tozzi —

“My shows should be a mess where you can decide what you want to look at”.

Neïl Beloufa by Myriam Ben Salah, Kaleidoscope n° 26, 2015

Digital Mourning, prima personale in un’istituzione italiana di Neïl Beloufa, curata da Roberta Tenconi negli spazi di Pirelli Hangar Bicocca, presenta il “mess” dell’artista franco-algerino con le sembianze di un parco divertimenti, in cui il visitatore si trova quasi smarrito data la molteplicità di stimoli che colpiscono i suoi canali ricettivi. A partire da una sensazione di disorientamento iniziale, ciò che segue è il processo decisionale che Beloufa propone di mettere in atto al visitatore: di fruizione, ascolto, ragionamento e infine di presa di posizione. Oppure no.
Ad aprire la mostra è l’enorme interfaccia progettata per Screen Talk (2020), un’opera sperimentale ibrida, a metà tra miniserie e videogame online, nata dal rimaneggiamento di un film girato da Beloufa nel 2014 sul tema di un mondo in preda a una pandemia che, soprattutto considerando lo scenario attuale, evidenzia il modo in cui i nostri sistemi relazionali abbiano subito uno slittamento quasi completo dal piano materiale a quello digitale. In Screen Talk, tradotto grazie alla casa di produzione Bad Manners Production in un vero e proprio videogame di cui si può fare esperienza anche al di fuori dello spazio espositivo tramite il sito screen-talk.com, ogni episodio della serie diventa accessibile risolvendo insoliti enigmi e superando le tappe di un percorso che permette di accumulare delle crypto-monete utili per acquistare opere digitali autenticate tramite Verisart e provviste di istruzioni di montaggio una volta trasposte su carta tramite un processo di stampa. 
Un lavoro che nella sua complessità si pone come metafora che anticipa e introduce l’intera mostra: da una parte il sito, derivante da una riflessione sulla costituzione di un sistema condiviso e differente di produzione artistica, dall’altra il parallelo tra sito web – il cui processo subisce delle modifiche in base alle risposte e al movimento dell’utente – e la mostra come luogo fisico che varia a seconda delle reazioni e scelte che il visitatore compie nel seguire o meno uno o più dei tre Hosts.

L’allestimento si articola attorno a uno spazio centrale, una sorta di agorà, in cui tre Hosts – entità digitali animate da display e luci in sculture dalle fattezze fumettistiche – si scontrano discutendo di temi di attualità, dibattendo e contendendosi l’autorità e il potere di guida nell’esperienza dell’utente. Questi tre personaggi che rappresentano rispettivamente attitudini progressiste, conservatrici e giovanili, con voce meccanica presentano tre versioni della mostra selezionando film che aderiscono alla loro posizione e azionando il meccanismo delle installazioni disposte nello spazio dello Shed, in cui i video sono integrati da strutture scultoree realizzate appositamente dall’artista per accentuare i significati dei film attraverso interventi che impediscono una fruizione lineare. In questo modo i codici della scultura e del video si intersecano per rendere l’esperienza dello spettatore più complessa e dunque più stimolante.

Neïl Beloufa Exhibition view, “Digital Mourning”, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2021 Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio
Neïl Beloufa Exhibition view, “Digital Mourning”, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2021 Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio

L’idea degli Hosts nasce dal desiderio di creare una meta-struttura che non fosse rappresentata da una voce singola, né riconducibile a quella dell’artista, che nella sua pratica non è mai svelata. Beloufa non propone mai la sua visione della realtà come universale o condivisibile ma crea una tensione che deriva dalla sua volontà di costruire e insieme distruggere dall’interno un sistema autoritario, rappresentando posizioni discordanti in opposizione nella dimensione post-capitalista.
L’artista esula dalla tendenza polarizzante di una società che rigetta ciò che è ibrido, e dà spazio a una confusione che genera spazi di discussione: il gioco è quello di mettere l’utente in una posizione di assoluta libertà ma anche nel disagio di doversi interrogare e di formulare una risposta.
A rendere l’esperienza volutamente poco confortevole concorrono l’interazione tra gli elementi scultorei che svolgono la funzione di piattaforme per la visione dei film e l’impossibilità di vedere i film per intero.
Strutture realizzate con i materiali più disparati, di recupero o di non particolare pregio, sfidano l’autorità della neutralità e autorevolezza di una sala di proiezione cinematografica o del “white cube” della galleria, negando l’esca della fotogenia e proponendo ambienti irregolari che spesso provocano una frammentazione invadente del video.
La gerarchia tra immagini, contenuto e fonti venuta meno nel mondo reale non trova corrispondenza neanche in quello presentato da Beloufa, che nel definirsi editor più che regista, fa riferimento a una modalità compositiva di rilavorazione e assemblaggio, sia nell’ambito video che in quello scultoreo e scenografico.

Scelta deliberata dell’artista è quella di proporre i video in forma non integrale: a partire dal suo interesse per l’interazione tra pubblico e opera, Beloufa crea un cortocircuito rispetto alle aspettative esperienziali. Non è comune che l’utente nel visitare una mostra fruisca appieno di tutti i contenuti proposti, pur essendogliene offerta la possibilità. Questa condizione di impossibilità, allora, genera un senso di insoddisfazione e frustrazione causa di un conseguente desiderio di approfondimento da parte del visitatore, che può soddisfare la propria curiosità grazie ai QR code associati ad ogni video. C’è quindi una sorta di dislocazione della fruizione delle opere che rimanda alla dimensione del privato e di un tempo che può ampliarsi in maniera arbitraria.

L’idea della frustrazione è strettamente connessa alla quotidianità di una vita vissuta per metà in uno spazio digitale e per metà nel mondo fattuale. La contingenza provoca la stessa insoddisfazione pensata da Beloufa rispetto alla immaterialità dell’online. Questo lutto del digitale è un paradosso della società contemporanea, in cui un mondo tecnologico esiste e non esiste allo stesso tempo e che come suggerisce Hito Steyerl nel saggio Internet è morta? prende sempre più piede nella contingenza, presentando ancora una volta uno sfondo ibrido tra i due universi di cui è sempre più difficile individuare il confine di separazione.

Neïl Beloufa La morale de l’histoire, 2019/2021 Installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2021 Courtesy the artist, kamel mennour, Paris/London, ZERO…, Milan and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio
Neïl Beloufa La morale de l’histoire, 2019/2021 Installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2021 Courtesy the artist, kamel mennour, Paris/London, ZERO…, Milan and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio

Digital Mourning presenta una vasta selezione di opere che raccontano sotto innumerevoli punti di vista l’approccio artistico di Beloufa. Ad esempio, la dimensione di laboratorio ricordata da un allestimento che sembra “work in progress” fa riferimento anche all’importanza data allo spazio dello studio, come luogo creativo e comunitario. Beloufa inizia la sua carriera a Parigi, in uno spazio di grandi dimensioni che spesso si trasforma in set per le sue produzioni. Con lui lavorano molti giovani artisti che hanno la possibilità di sviluppare le proprie idee e di confrontarsi in una sorta di grande famiglia artistica. L’atmosfera di serena collaborazione viene ricreata da Beloufa in ogni luogo in cui espone tramite un gioco che coinvolge sia il suo staff che quello di tutti i dipartimenti del luogo ospitante: tutti competono in una sfida che consiste nella scrittura di numeri da 1 a 10 per dieci volte su un foglio nel minor tempo possibile. Una gara che non richiede particolari abilità o competenze ma che mette alla prova tutti contemporaneamente: le prove dei primi tre classificati sono esposte, così come alcune provenienti da altri luoghi creando continuità. 

La mostra racconta la carriera dell’artista attraverso un percorso di video che dagli esordi arrivano alle opere più recenti. Il futuro al tempo presente degli abitanti di Bamako in Kempinski (2007), la guerra come unica soluzione “controversa ma pragmatica” dei problemi discussi ai tavoli diplomatici di World Domination (2015), il tentativo da parte di un gruppo di scienziati di ridurre ad algoritmi i comportamenti sociali e affettivi di un gruppo di giovani umani in Data For Desire (2014) sono alcune delle opere che partecipano alla creazione di un ambiente immersivo che si conclude con La Morale de L’Histoire (2019). Una favola in sei capitoli che, sfruttando il codice narrativo dell’infanzia racconta i tentativi di un cammello, delle volpi del deserto e delle formiche di sopravvivere sotto il sole impietoso del deserto, riflettendo le strutture della società capitalista e concludendo ognuna delle infinite possibili esperienze di visita e comprensione di tutte le altre opere.

Come in un’anticipazione di un futuro distopico sempre più prossimo, in cui la tecnologia ha trasformato la vita umana in dati e i sentimenti in comunicazioni attraverso schermi, Beloufa parla dell’arte come strumento di resistenza, terreno di speculazione e azione politica: ci costringe a ipotizzare delle risposte alle nostre domande o anche a compiere la scelta di non rispondere nella confusione della realtà.

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 18 luglio 2021 e sarà arricchita ulteriormente dalla pubblicazione di un catalogo, prima monografia mai realizzata sull’artista franco-algerino, edito dalla casa editrice After8.

Neïl Beloufa Exhibition view, “Digital Mourning”, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2021 Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio
Neïl Beloufa Exhibition view, “Digital Mourning”, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2021 Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio
Neïl Beloufa Exhibition view, “Digital Mourning”, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2021 Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio
Neïl Beloufa Exhibition view, “Digital Mourning”, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2021 Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio
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