Diego Perrone,   Il servo Astuto,   Project Room - Museion 2013

Diego Perrone, Il servo Astuto, Project Room – Museion 2013

Nella densa giornata del 5 ottobre – Nona Giornata del Contemporaneo organizzata da AMACI - inaugura nella Project Room del Museion di Bolzano la mostra di Diego Perrone, ‘Il servo Astuto’. L’artista presenta una serie di nuove sculture. La curatrice Frida Carazzato ci chiarisce alcuni aspetto della mostra.

ATP: Diego Perrone chiude con la sua mostra ‘Il Servo Astuto’ la stagione 2013 della Project Room del Museion. L’artista presenterà dei nuovi lavori pensati appositamente per questa mostra. Quali sono i temi sui quali avete ragionato per questa nuova serie di opere?

Frida Carazzato: Dato che la Project room di Museion è uno spazio in cui presentare al pubblico sia le pratiche di giovani artisti provenienti dal territorio e non solo, sia nuovi progetti o ricerche condotte in relazione al territorio stesso da parte di artisti con un percorso più maturo, Diego Perrone è stato invitato a confrontarsi con lo spazio espositivo, nato nel 2012. L’artista vanta un percorso notevole e internazionalmente riconosciuto, ben delineato, ma non per questo privo di sperimentazioni. Il progetto che abbiamo pensato di presentare parte da una serie di ricerche scultoree, che Diego Perrone stava conducendo oramai da tempo all’interno del territorio altoatesino e nello specifico nei laboratori di Vetroricerca Glass & Modern, una scuola di eccellenza che nasce a Bolzano. Si trattava pertanto di concepire un progetto che si inserisse all’interno di questa ricerca e di presentarla per la prima volta al pubblico.

ATP: Nel descrivere i suoi lavori, è sottolineata l’alta dose di sperimentazione tecnica. In cosa consiste? Come ha coniugato l’artista una tecnica tradizionale come la fusione a pasta di vetro con la sua ricerca scultorea? 

F.C.: Se da una parte la sperimentazione in campo scultoreo e formale di Diego Perrone e il processo che ne sottende è parte integrante del suo lavoro, dall’altro in questa serie di nuove sculture la ricerca sta proprio nel continuo confronto con un materiale come quello del vetro, il cui uso viene portato quasi al limite. Realizzare delle sculture di così grandi dimensioni con forme così complesse è sfidare le caratteristiche proprie del vetro, i suoi tempi di fusione e di raffreddamento, nonché inserire nel lavoro scultoreo un fattore casuale e quasi alchemico. Nel processo scultoreo si è passati infatti da una condizione di estremo controllo – la modellazione della scultura in cera da cui è ricavato il calco in gesso dentro cui, a sua volta, è poi posto il vetro da fondere – a quella opposta di perfetta casualità: si saprà solo una volta aperti i forni come si saranno amalgamanti tra di loro i colori del vetro e come il vetro abbia calcato le diverse parti che compongono gli spessori della scultura. Un lavoro quindi di sperimentazione sul materiale stesso e sulle sue peculiarità, attraverso una delle tecniche più antiche di lavorazione, che hanno permesso di far entrare il vetro nel mondo della scultura contemporanea.

ATP: Nelle opere esposte, i riferimenti ad un’iconografia classica e storica sono molto forti. Mi racconti i tanti riferimenti iconografici stratificati in queste sue nuove opere?

F.C.: Non solo le sculture giocano su continui rimandi, ma anche l’allestimento attraversa altrettanti livelli di lettura e permette diverse percezioni delle opere e dello spazio. Al centro della composizione sia scultorea che dell’allestimento c’è una ricerca sull’immagine e in particolare su quella stereotipata. Se ad un primo sguardo il rimando è alla ritrattistica che caratterizza le monete e i medaglioni classici, subito dopo questo riferimento si risolve nell’astrazione che il vetro ottiene all’interno di una forma data. Un materiale così prezioso e altamente estetizzate viene così “piegato” alla deformazione di un ritratto che rimanda alla classicità, ma al contempo se ne astrae immediatamente. Così avviene anche per la presentazione dei corpi scultorei: una materia pregiata come il vetro è accostata a materiali industriali come il poliuretano o il ferro su cui poggiano le sculture. Infine, la reiterazione di un motivo anch’esso stereotipato realizzato attraverso la collaborazione con uno street artist trasforma il pavimento dello spazio espositivo in un altro paesaggio, come fosse la pelle di un corpo. Il servo astuto, che è anche il titolo della mostra, è la maschera del capovolgimento ma è grazie a questo stesso capovolgimento che la fabula ha un suo svolgimento.

ATP: Da sempre Perrone scava nella storia della cultura popolare. Penso ai suoi lavori ‘I Pensatori di Buchi’ (2002), ‘La Fusione della Campana’ (2007) e ‘Totò Nudo’ (2005). Come si inserisce questa nuova produzione in questa sua indagine?

F.C.: Se si considerano questi precedenti lavori come una sorta di salto, una capriola in qualcosa d’inesplorato, ma al contempo radicato in una tradizione e quindi in una storia condivisa, allora a mio avviso anche la nuova produzione segue questo percorso. Vi è presente una costante tensione tra supervisione del processo e un affidarsi a quello che può accadere, una sorta di lasciar affiorare le cose in maniera naturale. È un lasciar emergere senza dichiarare troppo: così come è successo nel passare da un’immagine fotografica alla sua trasposizione tridimensionale, da un profilo delineato alle possibilità di vedervi all’interno un paesaggio cristallizzato che contiene l’ambiguo e l’intraducibile. Torno al titolo della mostra perché è esso stesso ad innescare un capovolgimento a livello concettuale, come detto sopra. Si tratta di titolo mutuato dalla tradizione classica – in questo caso dalla commedia latina di Plauto – che contiene il mistero della maschera del servo astuto, dalle fattezze deformi e animalesche, un’immagine stereotipata dal forte potere evocativo che schiude a quelle che diventeranno le tradizioni della cultura popolare.

CS ? Diego Perrone, Il servo Astuto, Project Room – Museion 2013

Diego Perrone,   Il servo Astuto,   Project Room - Museion 2013

Diego Perrone, Il servo Astuto, Project Room – Museion 2013

Diego Perrone,   Il servo Astuto,   Project Room - Museion 2013

Diego Perrone, Il servo Astuto, Project Room – Museion 2013