François Morellet, No End Neon, 1990/2017. Dia:Beacon, Dia Art Foundation. © François Morellet - Photo Joel Valabrega

François Morellet, No End Neon, 1990/2017. Dia:Beacon, Dia Art Foundation. © François Morellet – Photo Joel Valabrega

Testo di  Joel Valabrega

Prendendo the H line al Grand Central Terminal a NewYork si percorre una tratta ferroviaria che costeggia le rive del fiume Hudson fino ad arrivare a Beacon, paesino dalle tipiche caratteristiche anonime della provincia newyorkese. Nello scorrimento veloce del treno ci si lascia alle spalle la folla, il traffico e la verticalità dei grattacieli di Manhattan per scorgere la periferia della metropoli, costituita principalmente da palazzi di edilizia popolari – i cosiddetti red brick buildings – per immergersi finalmente nella campagna americana.

Nel mese di aprile la vegetazione esplode in infinite sfumature di verde e tutto il paesaggio che circonda il viaggiatore è in piena fioritura. In meno di due ore – percorrendo questo suggestivo ed inaspettato tragitto – si giunge a Dia:Beacon.

Fondata nel 1974 da Heiner Friedrich e da Philippa de Menil, la Dia Art Foundation ha avuto e ha tuttora come scopo quello di sostenere progetti artistici la cui natura o scala non avrebbe permesso la loro realizzazione. La parola Dia, che deriva dal greco e significa “attraverso”, fu scelta a suo tempo per enfatizzare ulteriormente il desiderio di dare luce a progetti di difficile collocazione. Su questi principi, la fondazione continua oggi a commissionare e supportare la realizzazioni di opere da parte di giovani artisti consentendo cosi la realizzazione di progetti inediti di scala maestosa. Varie sono le sedi e si disperdono nel vasto territorio frastagliato del Nord America; collocate dal centralissimo quartiere di Chelsea fino ad arrivare nella remota provincia del New Jersey. Nel 2003 è stata inaugurata Dia:Beacon che ha trovato sede all’interno della possente ex manifattura dolciaria di Nabisco. L’edificio ospita circa 15.000 metri quadrati di spazio espositivo e contiene al suo interno l’immensa collezione permanente di Dia composta da opere di artisti europei e americani i cui nomi hanno segnato la storia dell’arte contemporanea.

Michael Heizer, North, East, South, West, 1967/2002. Dia:Beacon, Dia Art Foundation. © Michael Heizer - Photo Joel Valabrega

Michael Heizer, North, East, South, West, 1967/2002. Dia:Beacon, Dia Art Foundation. © Michael Heizer – Photo Joel Valabrega

Tra gli elementi ricorrenti della collezione si ritrovano parole chiavi come serialità, geometria e struttura le quali rendono unica la selezione delle opere. Le caratteristiche spaziali sembrano suggerire la sequenza dell’ordine espositivo; dove l’illuminazione offre condizioni ottimali sono installati quadri mentre lungo il perimetro dello spazio sono esposte sculture che beneficiano direttamente dalla luce diretta delle vetrate.

La raccolta dei lavori si delinea in un unicum attraverso una ricercata selezione di opere minimaliste, concettuali e post-minimaliste che includono tra le tante, le luci fluorescenti di Dan Flavin; l’installazione stupefacente di Lawrence Weiner; i vari lavori di Walter de Maria, le sculture monumentali di Richard Serra; le opere di Robert Smithson; le linee architettoniche di Fred Sandback ; i vuoti di Micheal Heizer ; i wall drawings di Sol LeWitt; le strutture immaginarie di Robert Irwin.

Superata la soglia del museo, il visitatore viene invaso da un senso di pace e di solennità particolare, trovandosi all’interno di uno spazio definito da giochi di luminosità e dalle dimensioni colossali dei vari spazi. Un’atmosfera sospesa, senza tempo, che porta lo spettatore a perdersi all’interno degli infiniti spazi che definiscono la fondazione. Le ampie gallerie sono quasi tutte invase di luce naturale – grazie ai 3,200 metri quadrati di lucernai – una caratteristica molto atipica per un museo d’arte. L’incredibile quantità di opere viene scandita all’interno degli spazi di Dia:Beacon restituendo una sintesi unitaria dell’immaginario artistico dagli anni sessanta fino ad oggi. In sintonia con la storia di Dia che ha sempre lavorato su monografie e mostre site-specific, ciascun ambiente è stato progettato specificamente per le opere da dover esporre. Quindi, ogni spazio ricreato all’interno dell’ex manifattura vive di vita propria, scindendo in maniera netta i vari autori alimentando cosi la relazione simultanea tra di esse.

Sol LeWitt. Wall Drawing #411B; Wall Drawing #411D. Wall Drawing #411E, Dia Beacon, Dia Art Foundation. © Sol LeWitt - Photo Joel Valabrega

Sol LeWitt. Wall Drawing #411B; Wall Drawing #411D. Wall Drawing #411E, Dia Beacon, Dia Art Foundation. © Sol LeWitt – Photo Joel Valabrega

Robert Irwin. Excursus: Homage to the Square³, 2998/99 Dia: Beacon, Dia Art Foundation. © Robert Irwin - Photo Joel Valabrega

Robert Irwin. Excursus: Homage to the Square³, 2998/99 Dia: Beacon, Dia Art Foundation. © Robert Irwin – Photo Joel Valabrega

Walter de Maria, 360˚ I Ching / 64 Sculptures, 1981. Dia:Beacon, Dia Art Foundation. © Walter de Maria Photo: Joel Valabrega

Walter de Maria, 360˚ I Ching / 64 Sculptures, 1981. Dia:Beacon, Dia Art Foundation. © Walter de Maria Photo: Joel Valabrega

Dia:Beacon, Riggio Galleries. Beacon, New York. © Dia Art Foundation, New York Photo: Bill Jacobson Studio, New York. Courtesy Dia Art Foundation, New York

Dia:Beacon, Riggio Galleries. Beacon, New York. © Dia Art Foundation, New York Photo: Bill Jacobson Studio, New York. Courtesy Dia Art Foundation, New York