Della Materia Spirituale Dell’Arte – Installation view at MAXXI, Roma Foto Agostino Osio, Alto Piano Studio

Della materia spirituale dell’arte, a cura di Bartolomeo Pietromarchi, è la collettiva in corso presso il Museo MAXXI di Roma che riunisce insieme le opere di una gruppo di artisti internazionali – John Armleder, Matilde Cassani, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Elisabetta Di Maggio, Jimmie Durham, Haris Epaminonda, Hassann Khan, Kimsooja, Abdoulaye Konaté, Victor Man, Shirin Neshat, Yoko Ono, Michal Rovner, Remo Salvadori, Tomás Saraceno, Sean Scully, Jeremy Shaw, Namsal Siedlecki – in un percorso corale in cui pratiche espressive eterogenee, tradizioni e storie diverse, si mescolano in un sincretismo che intende ricostruire una possibile continuità all’interno della plurisecolare antinomia anima/corpo, materia/spirito, razionale/irrazionale.
La mostra traccia una tensione rinnovata verso approcci che si strutturano in maniera spesso antitetica alla percezione dell’universo tecnocratico che informa la quotidianità, divenendo in tal modo il sottotesto per il ristabilimento di una riscoperta centralità dell’individuo e del suo immaginario simbolico. Come si legge nel comunicato stampa, “con forme e significati attuali, ecco allora riapparire oracoli, riti, cosmogonie, simboli che tracciano sentieri inediti nella mai sopita ansia dell’uomo di avvicinarsi all’incommensurabile, all’incomprensibile, all’imperscrutabile”.
Sin dai tempi antichi all’arte è stata demandata una funzione per certi versi salvifica, che ha comportato che essa divenisse uno strumento di congiunzione tra uomo e dio, e allo stesso tempo una manifestazione in terra della presenza del divino, o quantomeno un aspetto che a esso potesse avvicinare il più possibile, con reverenza e spesso con timore. Alla funzione salvifica si è andata sovrapponendo una componente più marcatamente legata al fare, a quella che i greci definivano praxis, che ha determinato una costante oscillazione di contenuti, sempre più spesso protesi a evidenziare l’incommensurabile dislivello tra spirito e materia: la residuale superfetazione di qualcosa che si pone immediatamente dentro le cose, ed è per questo scissa dall’ambito della spiritualità.

Della Materia Spirituale Dell’Arte – Installation view at MAXXI, Roma Foto Agostino Osio, Alto Piano Studio .
Frammento architettonico decorato con scarabeo alato I sec d.C. Marmo bianco Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala Egizia Archivio Fotografico dei Musei Capitolini. Foto: Pasquale Rizzi © Roma, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Della Materia Spirituale Dell’Arte – Installation view at MAXXI, Roma Foto Agostino Osio, Alto Piano Studio

Non è un caso che alcuni reperti archeologici, con prestiti dalle più importanti collezioni pubbliche romane – Musei Vaticani, Museo Nazionale Romano, Musei Capitolini, Museo Etrusco di Villa Giulia – accolgano il visitatore poco dopo l’ingresso in mostra; un cabinet che raccoglie manufatti e oggetti tesi a raccontare una storia e un tempo sacro, in cui i livelli di senso si sovrappongono e le dialettiche antinomiche si scontrano e ripetono incessantemente dando così vita a una narrazione simbolica condivisa.                    
Che cosa accomuna l’installazione di Matilde Cassani, Tutto (2019), alla Gorgone del Tempio dello Scansato? Potente simbolo archetipico, la gorgone svolge una funzione apotropaica e, come il dio Giano, segna un passaggio, un’area di attraversamento, una soglia, accogliendo chiunque sul crinale scosceso tra il noto e l’ignoto. La grande tenda di Cassani assolve alla stessa funzione: segna l’entrata in un territorio non ancora percorso in cui TUTTO scritto in lettere capitali indica la grande continuità dell’intero – il cerchio bianco, al di sopra della tenda rossa – e il passaggio decisivo che è segnato dall’entrata. Un battito di mani ripetuto e cadenzato è invece quello dell’installazione audio a quattro canali, Live Ammunition! (2015), di Assan Khan. Prendendo spunto dalla congerie di rimandi ritualistici legata al gesto del battere le mani, come ad esempio le manifestazioni di piazza seguite al colpo di stato egiziano del 2013, Khan ricrea un ambiente multisensoriale in cui la ripetizione ossessiva del suono diviene il rito inziatico che accoglie chiunque in un nuovo spazio di sospensione.                 
L’alternativa è costituita dunque dalla possibilità di ricreare un orizzonte in cui il radicamento alla contemporneità si sostanzi o attraverso un rinnovato interesse per le questioni più propriamente spirituali, oppure attraverso un linguaggio che mediante archetipi, icone e immagini legate a un universo simbolico altro veicoli un immaginario più ampio in cui rientrano questioni cruciali rispetto all’esistenza, alla politica, alla società e all’immaginario collettivo.

Della Materia Spirituale Dell’Arte – Installation view at MAXXI, Roma Foto Agostino Osio, Alto Piano Studio
Roma I-II sec. d.C. Intaglio su corniola Musei Capitolini, Collezione Glittica Fondazione Santarelli
Della Materia Spirituale Dell’Arte – Installation view at MAXXI, Roma Foto Agostino Osio, Alto Piano Studio

Non si tratta di recuperare categorie ormai desuete; il tentativo, piuttosto, è quello di indagare l’ambito della spiritualità fondando un nuovo umanesimo, in cui la centralità dell’individuo in carne e ossa, insieme alla sua contingenza, non sia più un ostacolo alla liberazione della dialettica spirito/materia quanto piuttosto costituisca il nuovo principio fondante di uno sguardo che si collochi altrove. Ecco allora che compaiono a punteggiare il percorso opere in cui si compenetrano riflessioni e approcci suscettibili di infinite variazioni sul tema dell’interscambio tra materiale e spirituale. Crown (1988) di Francesco Clemente è un trittico di dieci metri in cui il pattern visivo si sostanzia attraverso un groviglio di segni che rimandano alla corona di spine dell’iconografia cristiana della passione di Cristo ma anche al concetto di tessitura proprio dell’immaginario tantrico. Idoli e scopritori del fuoco (2010-2014) è invece la serie di sculture bronzee con cui Enzo Cucchi ricostruisce idealmente un mondo arcaico in cui convivono elementi astratti e figurati, un universo simbolico che mima l’irreversibile ciclicità legata alla vita e alla morte. Tomás Saraceno con Floating Nephila Ensemble (2016) dà vita a una installazione immersiva e interattiva in cui uno strumento eolico cattura in tempo reale il movimento dei fili delle ragnatele tessute dalla specie Nephila traducendolo in frequenze sonore.
Vi è dunque una possibilità tutta interna all’arte di ridisegnare i confini precostituiti, e ritenuti invalicabili, tracciando una ipotesi di continuità con l’antico e il passato riletti in chiave contemporanea e, per questo stesso motivo, costantemente ripensati e messi in discussione alla ricerca di un nuovo orizzonte che coniughi la dialettica oppositiva di materia e spirito.

Della Materia Spirituale Dell’Arte – Installation view at MAXXI, Roma Foto Agostino Osio, Alto Piano Studio
Corona votiva Fine III sec. a.C. Materiale lapideo (pietra calcarea, marmo bianco) Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Museo Nazionale Romano