Debora Hirsch, Firmament, 2017 installation view, MARS, Milano

Debora Hirsch, Firmament, 2017 installation view, MARS, Milano

Nell’ambito di My Room On Mars – ciclo di progetti speciali a cura di Fabio Carnaghi che chiude la stagione 2017 di MARS, artist run space milanese – questo terzo appuntamento è particolarmente degno di attenzione: l’intervento di Debora Hirsch, intitolato Firmament, presenta l’avvio di un nuovo corso nella ricerca dell’artista brasiliana di base a Milano.

Hirsch ridefinisce lo spazio di MARS attraverso un intervento site-specific che mette al centro un vuoto e, spostando l’attenzione al margine, rompe la simmetria dell’ambiente. Un basso parallelepipedo nero che corrisponde esattamente per dimensioni e volume alla porzione di soffitto sovrastante – un lucernario anch’esso nero, cieco – è il fulcro dello spazio. Le due presenze si rispecchiano l’una nell’altra, determinano un asse invisibile controbilanciato dall’attrazione esercitata da una tela, collocata in posizione decentrata, che raffigura alcune forme astratte vanganti in uno spazio indefinito, suggerito da una struttura geometrica che crea una profondità centripeta. Gli elementi e i loro andamenti decorativi sono privi di un riferimento concreto, sono segni di un alfabeto visivo automatico che l’artista disegna fin dalla giovinezza e che qui riprende come reminiscenze mnemoniche o frammenti di cui si è persa l’origine. È un cosmo indefinito che evoca l’infinitamente grande o suggerisce l’infintamente piccolo, una dimensione sospesa e assoluta.

Debora Hirsch, Firmament, 2017 installation view, MARS, Milano

Debora Hirsch, Firmament, 2017 installation view, MARS, Milano

La ricerca di Hirsch indaga attraverso la pittura le dinamiche della comunicazione massmediatica e l’influenza che queste hanno sulla nostra modalità di interagire con il reale, come nel progetto donotclickthru realizzato in occasione sua ultima personale milanese alla Galleria Pack -Spazio 22 lo scorso anno. Partendo da quelle riflessioni e approfondendone le implicazioni, l’artista ha abbandonato l’interfaccia figurativa che costituiva la sua cifra stilistica peculiare per andare a ritroso fino ai limiti della rappresentazione. Nascono così questi lavori in cui la seduzione della pittura lascia il posto a elementi astratti con rimandi vagamente organici, mentre le morbide sfumature cromatiche a olio sono sostituite da campiture piatte in acrilico. Il processo di sintesi formale e cromatica è funzionale alla resa della frammentarietà del flusso informativo, fatto di elementi eterogenei, decontestualizzati ma potenzialmente portatori di nuovi significati. Con la rottura dell’unità e della coerenza della rappresentazione si definiscono nuovi territori apparentemente imperscrutabili senza centro né coordinate certe, sfuggenti a definizioni univoche ma forieri di aperture, in cui prevale il valore dell’esperienza. Ed è appunto di questo di cui tratta Firmament, della frammentarietà della conoscenza che caratterizza la nostra contemporaneità priva di grandi narrazioni, irrimediabilmente votata alla non linearità e alla disomogeneità ma che in questa riduzione a pluralità afferma la sua verità, inevitabilmente parziale.

La mostra prosegue fino al 15 novembre.

Debora Hirsch, Untitled (Hall of Antiques), 2017, acrylic and ink on canvas

Debora Hirsch, Untitled (Hall of Antiques), 2017, acrylic and ink on canvas

Debora Hirsch, Firmament, 2017 installation view, MARS, Milano

Debora Hirsch, Firmament, 2017 installation view, MARS, Milano

Debora Hirsch, Firmament, 2017 installation view, MARS, Milano

Debora Hirsch, Firmament, 2017 installation view, MARS, Milano