Daria Martin, Minotaur, 2008

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  Materiale documentativo di Anna Halprin
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Coinvolgente il breve film in 16 mm di Daria Martin, Minotaur, presentato alla galleria Raffaella Cortese. L’artista ha dialogato con Anna Halprin,   la coreografa americana, classe 1920.
Il film è un omaggio della Martin alla pioniera della danza, definita anche ‘l’ideatrice della danza postmoderna’.
Pochi ma importantissimi gli elementi circuiti dalla macchina da presa della Martin: la scultura del 1886 Minotauro di Auguste Rodin, due danzatori, il volto e le mani della Halprin. Le immagini carezzevoli scivolano dai primi piani dei due amanti-lottatori, a quello della coreografa, a immagini di rami, un giardino; le forme armoniche e  bellissime della piccola scultura nera di Rodin. Quasi come danzasse anche lei, la Martin percorre una sorta di labirinto ideale, forse quello del Minotauro (Secondo la mitologia classica greca, il Minotauro era un mostro, metà toro e metà umano;  è stato confinato al centro di un labirinto dove si cibava del corpo di giovani fanciulli dati in sacrificio)   o forse  quello delle complicate relazioni uomo/donna, natura/artificio, movimento/stasi, eros/morte…  Il film – che sintetizza l’incontro tra la Martin con  Anna Halprin – racconta anche dell’incontro tra le arti – scultura, danza, fotografia – indissolubilmente penetrate le une con le altre. Così come sono avvinghiati i corpi dei due ballerini, tanto da non capire se il piacere supera le dolorose morse o viceversa.
In mostra anche un grande murales, eseguito il giorno prima o la mattina stessa dell’openign dalla Martin. Segue in mostra del materiale che documenta la lunga carriera della Halprin: foto, disegni e progetti coreografici.
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