Inverted Tree, Hitashi Watanabe, danza Urbana 2019, foto di Davide Mantovani

Nel 1859 Charles Darwin pubblicava il libro L’origine della specie nel quale affermava la teoria dell’evoluzione animale e vegetale come risultato di una combinazione di caso e necessità. La sopravvivenza, la non estinzione, dunque come prodotto di mutazioni naturali casuali che permettono all’essere vivente più adattabile di sopravvivere al più debole. Un processo naturale, teoricamente irreversibile, che ha portato alla nascita dell’uomo a partire dall’evoluzione dei primati. Pollici opponibili, posizione eretta, linguaggio condiviso e tecnologia, sono oggi il risultato di millenni di evoluzione. Cosa ne è oggi di quello stretto rapporto con la natura dell’uomo nomade? E’ possibile tornare ad avvicinarsi ad essa?
“Inverted Tree” di Hisashi Watanabe e “Galápago” di Iván Benito, entrambi presentati all’ultima edizione di Danza Urbana Festival, cercano di rispondere a queste domande portando in scena una riflessione attraverso la danza sul rapporto tra uomo e ambiente circostante.
Ai piedi di un albero dalla folta chioma dell’Orto Botanico e Erbario di Bologna, i due ballerini e coreografi accomunati da un’esperienza nel mondo circense, esplorano le possibilità e i limiti dell’essere umano nei confronti della natura. In Watanabe i movimenti fluidi da contorsionista, indagano questa relazione a partire dalla fisicità stessa dell’essere umano. Il corpo del ballerino si muove dalla punta dei piedi fino alla testa, assumendo talvolta le sembianze proprio di un primate del quale Watanabi sembra recuperare anche l’istinto giocoso. Le morbide palline bianche afferrate, fatte correre sul proprio corpo, strette in bocca, lanciate, riportano alla mente una dimensione ludica che nell’uomo sembrava aver diritti di esistere solo in tenera età. Mentre Watanabe esplora le possibilità di un ritorno ad una sorta di stato naturale che è connessione con la natura, ma anche coscienza del proprio corpo, Benito invita lo spettatore ad una riflessione più ampia sul concetto stesso di selezione naturale, di adattamento e sulle possibilità di sopravvivenza. Qui il rapporto con la natura abbandona la dimensione giocosa per quella conflittuale, di un rapporto quasi crudele nel quale il corpo umano sembra essere schiacciato. Ad ogni salto, ad ogni tentativo di Benito di allontanarsi dal terreno, la forza di gravità riporta il ballerino verso terra, la testa verso il basso.

Gallapago, Ivan Benito, Danza Urbana 2019, foto di Daniele Manotvani

Indagata la relazione tra singolo e mondo circostante, il programma del festival porta in scena con “Birdy” di Hung Dance e “Relationship” di Zhiren Xiao e Ran Sun, una riflessione sul rapporto con l’Altro. In entrambi la complicità si alterna alla lotta, i corpi dei ballerini si scontrano, si allontanano per poi riavvicinarsi. Sotto la pioggia Xiao e Sun mettono in luce i processi di trasferimenti di emozioni, atteggiamenti, fatti, credenze e idee, che stanno alla base dell’incontro e della conoscenza tra due persone. I volti dipinti di bianco eppure caricati di espressione esprimono paura e aspettativa, delusione e desiderio, in una danza nella quale a passi sincronizzati seguono gesti e movimenti che riportano alla lotta greco-romana. Il corpo dell’altro, in questo caso quello di Hung-Chung, diventa sostegno, ma anche gabbia nel duetto “Birdy”. Qui alla conflittualità e alle contraddizioni si aggiunge l’elemento del desiderio di fuga, di allontanamento, di libertà da un rapporto di dipendenza come quello appunto di un volatile nei confronti della madre. La lunga piuma di coda di fagiano, denominata Ling Zi e indossata dai guerrieri nell’opera tradizionale cinese come simbolo di potere e di abilità, incarna qui l’immagine di un uccello. Apparentemente semplice parte dei costumi di scena, la piuma diventa nel duetto un elemento con il quale la ballerina si relazione come parte di sé, come arto aggiunto capace di essere un’estensione delle emozioni interiori. Una danza che risponde dunque alla necessità di dare forma ad un desiderio di libertà e di autonomia, ma che mette in luce le difficoltà del percorso.

Birdy, Hung Dance, Danza Urbana 2019, foto di Davide Colagiacomo
Ralationship, Zhiren Xiao e Ran Sun, Danza Urbana 2019, foto di Davide Colagiacomo