Untitled, liguid aluminum, tarps, sand, latex, kerosene, 96″ x 110″x 6″, 2003
Sp.1, soot, plexiglass, 72″ x 132″. 2007
Burning entire body of work, 35 paintings, gasoline, 2006
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Dentro alla galleria Pianissimo non c’era proprio un bel niente! Entro, mi guardo attorno, persone che parlano, comunicati stampa in un angolo. Lo spazio è completamente vuoto. Della mostra di Daniel Turner, nessuna traccia, o quasi… Stupita, non chiedo, e cerco. Trovo delle grandi macchie sul muro, delle ombre che potrebbero far pensare a delle perdite di un tubo, all’umidità delle vecchie case. Riguardo con attenzione e noto che le macchie, o meglio, che queste ombre corrono lungo le due pareti delle galleria. Davide Stroppa, il gallerista, mi spiega che sono dei fregamenti murali che l’artista ha fatto grattando l’intonaco con della lana d’acciaio. Repentina un’immagine dell’artista che sfrega, gratta lasciando delle tracce invisibili, delle ombre di oggetti scomparsi. L’effetto è strano, quasi pittorico ripensandolo ora. Da questo vuoto visionario, si passa al ‘tutto pieno’ dell’opera installa nello spazio superiore della galleria: un piccolo dipinto nero lucido accartocciato su sè stesso, Untitled 5250. Non voglio cadere nella semplicità quasi irritante del gioco tuttopieno-tuttovuoto… preferisco ripensare alle ombre, alle macchie, agli oggetti che c’erano, a quelli scomparsi, a quelli immaginari ecc. Non conosco Daniel Turner, ma devo dire che, d’istinto, la mostra mi è piaciuta.
Ho visitato il suo sito. Dalle opere che ho visto (ebbene sì, solo via web), penso, la scelta del gallerista è stata buona. Pubblico un paio di immagini di alcuni suoi lavori.